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Campagna melone 2025: equilibrio produttivo in Italia ed Europa
Parenti (BASF | Nunhems): “Il comparto nazionale trova una sua stabilità dopo anni di flessione”

La campagna del melone 2025 si apre sotto il segno della stabilità. È quanto emerge dalle analisi condivise da stakeholder italiani ed europei, che delineano un quadro in continuità con l’annata precedente. Per l’Italia si tratta di un segnale incoraggiante: dopo anni di calo progressivo delle superfici coltivate, il comparto sembra aver trovato un nuovo equilibrio. Tra il 2014 e il 2024, infatti, gli ettari dedicati alla melonicoltura sono passati da poco più di 18.000 a meno di 16.000, segnando un progressivo ridimensionamento.
A sostenere il settore negli ultimi anni sono stati prezzi mediamente elevati, che hanno dato nuova fiducia ai produttori. Tuttavia, le sfide non mancano: il cambiamento climatico, sempre più difficile da gestire, l’aumento dei costi di produzione e l’emergere di nuovi patogeni continuano a mettere alla prova la tenuta del sistema.
Nonostante tutto, la melonicoltura italiana dimostra resilienza. Il comparto tiene, grazie anche alla capacità delle aziende di adattarsi a uno scenario in continua evoluzione.

Parenti (BASF | Nunhems): “Superfici stabili per il melone, ma il clima crea incertezza”
Simona Parenti, Account Manager anguria e melone per il Nord Italia di BASF | Nunhems, offre un’analisi dettagliata della situazione lungo la penisola, evidenziando una sostanziale stabilità delle superfici coltivate a melone, nonostante le condizioni climatiche altalenanti. "In linea generale, le superfici investite a melone risultano stabili rispetto allo scorso anno, anche se la stagione è partita sotto il segno dell’incertezza: forti piogge al Nord e siccità al Sud hanno condizionato le prime fasi decisionali, soprattutto nell’areale Pugliese, dove si potrebbe verificare un calo delle superfici", spiega Parenti.

In Sicilia, il quadro appare positivo: "Le piante stanno crescendo bene, senza particolari criticità, e gli investimenti produttivi sono in linea con quelli dell’anno precedente."
Spostandosi nel viterbese, si segnalano le maggiori difficoltà: "Le piogge intense stanno ostacolando l’ingresso in campo per i trapianti sotto tunnellino, e questo potrebbe determinare un accumulo delle operazioni e dei raccolti in una finestra temporale troppo ravvicinata."
Sul fronte varietale, Simona Parenti segnala un cambio di tendenza dopo anni di crescita costante del melone liscio: "Dopo essere uscito dalla sua nicchia e aver guadagnato terreno fino a diventare un vero protagonista del mercato nazionale, il melone liscio sembra ora aver raggiunto un punto di equilibrio con le quote del melone retato."

Per quanto riguarda il contesto internazionale: "A livello europeo e africano, il panorama del melone non presenta grandi variazioni rispetto al 2024. Registriamo una lieve flessione in Marocco, legata alla scarsità d’acqua: è ormai il terzo anno consecutivo che il governo marocchino impone restrizioni all’uso irriguo in agricoltura, e questo ha avuto un impatto diretto sulle superfici coltivate," spiega Parenti.
Per quanto riguarda la Spagna e la Francia, lo scenario resta sostanzialmente stabile, anche se si segnalano alcune tendenze da monitorare: "In Spagna le informazioni che circolano tra gli operatori indicano un possibile calo degli investimenti nella varietà Piel de Sapo nel periodo tardivo, a favore dell’anguria. In Francia gli ettari destinati al melone Charentais non hanno subito variazioni significative. L’unico cambiamento degno di nota è rappresentato da uno spostamento delle superfici coltivate dalla zona centro-occidentale verso l’area sud-orientale del Paese."
Infine, un breve accenno alla campagna di importazione oltreoceano: "Il flusso di prodotto importato, fino ad ora, è stato regolare e senza particolari criticità," conclude Parenti.
Foto apertura: varietà Magverik
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