Dal campo
Scatta l’allarme gelate: la prossima settimana sarà cruciale per i raccolti
In arrivo un’ondata di freddo dai Balcani con temperature minime sottozero

L’attenzione mediatica è puntata sui dazi imposti da Trump a livello globale, ma i frutticoltori italiani hanno preoccupazioni ben più concrete all’orizzonte. Infatti, se da un lato le esportazioni verso gli Stati Uniti non rappresentano una fetta rilevante per il settore, dall’altro la prossima settimana si prospetta decisiva per molti ortofrutticoltori del nostro Paese. Le previsioni meteo, purtroppo, indicano un drastico calo delle temperature su diverse regioni italiane, con minime che potrebbero scendere fino a -5°C.
Non è nostro intento creare allarmismi ingiustificati, ma diversi esperti del settore – tra meteorologi professionisti e tecnici agricoli con esperienza pluriennale – confermano che il rischio di una gelata tardiva tra la fine del weekend e l’inizio della prossima settimana è sempre più concreto. Dopo diversi anni in cui le gelate fuori stagione sono diventate un appuntamento quasi abituale, sembra ormai certa l’arrivo di una massa d’aria fredda che, sfruttando l’anticiclone sull’Europa settentrionale, si muoverà verso i Balcani, sfiorando anche l’Italia. Gli effetti saranno particolarmente evidenti lungo il versante Adriatico, con temperature tipicamente invernali.

Le mappe meteorologiche a 850 hPa, che indicano la temperatura alla quota di circa 1.500 metri – utile per valutare le avvezioni fredde nei bassi strati – mostrano isoterme sotto zero tra lunedì e giovedì, con valori che oscillano tra -5°C e -7°C a seconda del modello considerato. In media, la maggior parte delle regioni italiane (escluse Sicilia e Sardegna) potrebbe registrare temperature comprese tra -2°C e -3°C.
La situazione diventa critica soprattutto in presenza di condizioni atmosferiche favorevoli al trasferimento del freddo al suolo, come notti caratterizzate da bassa umidità, cieli sereni e assenza di vento. In tali circostanze, le temperature a 1.500 metri possono riflettersi direttamente al livello del suolo. Gli esperti individuano come giorni più a rischio le mattine di martedì e mercoledì, quando si prevedono i picchi di freddo più intensi. Se la perturbazione seguirà lo stesso andamento dell’ultima gelata tardiva di poche settimane fa, il calo termico potrebbe iniziare già dalle prime ore serali, perdurando per tutta la notte. In queste condizioni, i danni alle colture potrebbero risultare devastanti.

Le colture più esposte sono quelle già in piena ripresa vegetativa: le drupacee hanno appena terminato la fioritura, le pomacee sono in piena fase di fioritura, mentre uva e kiwi stanno avanzando nel germogliamento. Una gelata in questa fase potrebbe compromettere irreversibilmente le produzioni. Il quadro meteorologico è ancora in evoluzione e la ventilazione o una maggiore nuvolosità potrebbero innalzare le temperature, riducendo il rischio. Tuttavia, i frutticoltori devono essere consapevoli della possibile emergenza e non lasciare nulla al caso.
Per ridurre i danni, è fondamentale mettere in campo tutti i mezzi di difesa disponibili: attivare ventoloni, chiudere le reti antigrandine, utilizzare bruciatori e impianti antibrina. Un’azione preventiva efficace nei frutteti dotati di impianti a goccia è avviare l’irrigazione già da domani, con l’obiettivo di accumulare tra 60 e 80 mm d’acqua entro domenica. Questo intervento permette di guadagnare circa 5°C, creando un effetto mitigante simile a quello del Lago di Garda.
Prepararsi in tempo e adottare le giuste precauzioni possono fare la differenza tra una produzione compromessa e un raccolto salvato.
