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martedì 2 novembre 2021


Kiwi, la morìa avanza di gran carriera

Continua ad avanzare di gran carriera la morìa del kiwi. Il comparto italiano è in subbuglio perché la soluzione scientifica per arrestarla non si trova e gli aiuti economici ai produttori stentano ad arrivare. 

“Il fenomeno della morte delle piante sta purtroppo continuando a colpire in modo devastante l’Agro Pontino, senza fare distinzioni tra forme d’allevamento, varietà o età degli impianti. Nel nostro areale abbiamo già perso, dal 2019 ad oggi, dai 4.000 ai 4.500 ettari di actinidia. Se non riusciremo a capire come poter fermare la morìa, tra pochi anni rischiamo di rimanere senza kiwi”, testimonia a Italiafruit News Gianni Procacci, tecnico dell’Op Zeoli Fruit di Cisterna di Latina, azienda specializzata nella produzione e distribuzione del frutto a livello sia nazionale che internazionale. 



Gli effetti sulle quantità sono sotto gli occhi di tutti. Basta confrontare i dati storici con le indicazioni produttive di questa stagione: “La Regione Lazio produceva 4,5 milioni di quintali di kiwi nel 2016, quando era la principale zona di produzione al mondo. Quest’anno, se saremo bravi, raggiungeremo soltanto 1,5-1,7 milioni di quintali di frutti a polpa verde. Stime di produzione più precise, per quanto riguarda Hayward, non si possono fare. Poiché le raccolte nei frutteti di Latina interessati dalla vasta grandinata delle scorse settimane (clicca qui per leggere l’articolo, ndr) prenderanno il via tra qualche giorno”.

“In generale – precisa il tecnico – sembra una stagione non straordinaria per Hayward: gli impianti presentano una produttività per ettaro compresa tra 150 e 200 quintali, con una pezzatura media dei frutti che non è tra le migliori. La grandine ha interessato il 10% dei nostri appezzamenti. Stiamo notando danni sulle produzioni in campo aperto. Ci sono prodotti a terra e anche frutti morbidi che stanno rimanendo attaccati sulle piante. Una prima valutazione sul danno da grandine potrà essere fatta durante le raccolte, ma dobbiamo già considerare che sulle partite grandinate potrebbero sorgere problematiche di conservazione. Pertanto, i danni complessivi li potremo quantificare solo alla fine della campagna di lavorazione”. 



Tornando al problema della morìa, Procacci è molto preoccupato perché il Lazio sta progressivamente perdendo un settore agricolo trainante per l’economia ed il reddito familiare. “Nell’Agro Pontino non abbiamo alterative colturali al kiwi, come invece ha il Piemonte con le mele. In pochi anni si è perso un valore di produzione lorda vendibile superiore ai 3 miliardi di euro, considerando che il frutto verde oggi viene acquistato in campagna a circa un euro il chilo. Ciò sta provocando ovviamente anche spaventose ripercussioni sull’economia dell’intero indotto, dai vivaisti ai produttori di mezzi tecnici e di packaging”. 

La ricerca scientifica è – ora come ora – l’unica speranza a cui il settore del kiwi laziale può affidarsi per restare a galla. “Noi confidiamo tanto sull’attività della task force sulla morìa, istituito dal Governo nell’estate del 2020. Questo gruppo di lavoro era stato creato con l’idea di coordinare la ricerca su scala nazionale. Spiace però constatare che ogni ente scientifico, da nord a sud, stia portando avanti gli studi per la sua strada, senza quel coordinamento che era stato proposto all’inizio”.
 
Servirebbero maggiori investimenti anche da parte del settore privato, per trovare il modo di superare la morìa. Se tutti i produttori italiani di kiwi, per esempio, destinassero una quota irrisoria del prezzo di vendita per arruolare i migliori ricercatori, forse qualcosa potrebbe cambiare. Ma questa è un’altra storia.

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