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Pere, c'è bisogno di vigilare sull'origine

Le vendite di tutte le varietà di pere procedono con estrema lentezza a fronte dei prezzi molto alti, ma i magazzini che lavorano prodotto italiano non sembrano essere per niente preoccupati. I volumi da distribuire sono infatti talmente scarsi che la staticità commerciale va affrontata con estrema tranquillità. Più che altro, secondo Giuseppe Sattin, socio dell'Ortofrutta Sattin di San Martino di Venezze (Rovigo) – azienda specializzata proprio nella lavorazione e nella commercializzazione di pere sul mercato italiano ed europeo – sarebbe necessario che "le Autorità preposte rafforzassero i controlli sull’etichettatura".

“Sulle origini dichiarate in etichetta servono molti più controlli. Ci sono pere che arrivano dall’estero e poi, alla fine, vengono commercializzate come italiane. Si tratta di situazioni atipiche che danneggiano l’intera filiera della pera italiana, sulle quali si dovrebbe vigilare con attenzione a tutela prima di tutto dei produttori”, denuncia l’operatore.



Per quanto riguarda la campagna commerciale, “le nostre preoccupazioni sono del tutto inesistenti – precisa – I volumi di pere italiane da lavorare e vendere sono bassissimi. Per di più, la qualità è generalmente mediocre. Stiamo vivendo un anno sabbatico, nel quale bisogna stare molto sereni. Se il consumatore non compra oggi a certi prezzi, vuol dire che comprerà domani, nelle prossime settimane o nei prossimi mesi. Le problematiche quest’anno ci sono più che altro nella fase di trasformazione e calibrazione dei frutti. Ma non a livello commerciale".

In campagne di produzione “normale”, la Sattin lavorava e distribuiva circa 60mila quintali di pere all’anno. Mentre in questa stagione prevede di lavorarne solo 12mila quintali, quasi tutte italiane. L’unico lavoro con l’estero riguarda la Decana olandese

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