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giovedì 21 ottobre 2021


Kaki, i prezzi (per fortuna) restano alti

Da Nord a Sud, i produttori italiani di frutta e verdura sono impegnati nella sfida di combattere gli aumenti dei costi delle materie prime. Qualcuno ci sta riuscendo, qualcun altro meno. Le maggiori spese produttive sono certe, mentre le entrate rimangono una grande incognita. Perchè è pur sempre il mercato dell’ingrosso e della Gdo – e quindi anche le condizioni dell’offerta complessiva – a decretare il ritorno economico delle produzioni altamente deperibili.

Per i kaki Tipo sembra che la stagione italiana – iniziata a fine settembre – stia andando abbastanza bene, nonostante il calo importante delle quantità. “Noi stimiamo di produrre almeno il 30% dei volumi in meno rispetto all’anno scorso, ma l’ottima qualità dei frutti che stiamo raccogliendo ci fa ben sperare per il prosieguo della campagna”, sottolinea a Italiafruit News Emilio Nuzzo, socio dell'azienda Giovani Coltivatori di San Felice a Cancello (Caserta), specializzata nella coltivazione, lavorazione, confezionamento e commercializzazione dei kaki Tipo e Rojo Brillante”.



“Ora speriamo di non subire danni da calamità naturali e, soprattutto, che i prezzi di vendita possano continuare a mantenersi sui livelli attuali, in quanto quest’anno dobbiamo affrontare aumenti indiscriminati delle materie prime. Solo per plastica e cartone, i rincari viaggiano nell'ordine del 25-30% rispetto alla scorsa stagione. Una variazione esagerata che dovrebbe allertare la politica nazionale. Perché è molto complicato, per noi produttori di alimenti deperibili, affrontare campagne con certi aumenti”.

Per ogni coltura agricola, secondo Nuzzo, lo Stato dovrebbe definire un prezzo reale di produzione sotto al quale non bisognerebbe mai scendere. “La vendita a prezzi inferiori ai costi di produzione non fa altro che incentivare il lavoro nero o le aziende quasi fallite”, ricorda. 



“Per quanto riguarda la difesa fitosanitaria – conclude – sarebbe importante che il governo consentisse ai produttori di kaki del Sud Italia di utilizzare nuovi principi attivi contro la mosca della frutta, già autorizzati per altre specie come le pesche. Oggi i prodotti registrati sono di scarsissima efficacia e costano molto. Stiamo quindi spendendo tanti soldi e ore di lavoro ottenendo scarsi risultati. Ci muoveremo per portare questa problematica all’attenzione dell’Assessorato all’agricoltura della regione Campania e del settore delle case farmaceutiche”.

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