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lunedì 19 aprile 2021


L'agricoltura sociale arriva fra i meleti della Val di Non

Nel cuore della Valle di Non, a Ville d’Anaunia (Trento), zona frutticola per eccellenza e dove i frutteti si mescolano alle case formando un tutt’uno, vive e lavora una 34enne che fa onore alla sua valle per la grande sensibilità sociale che ha dimostrato lavorando per 10 anni, dopo la laurea in scienze dell’educazione, a fianco di persone in difficoltà, dando assistenza agli adulti con problemi di dipendenza in una comunità operante nel convento dei frati di Cles. Parliamo di Ilaria Menapace, che dopo due lustri ha però deciso di cambiare vita. “La spinta è venuta quasi due anni fa – spiega - quando è nata Caterina, mi sono resa conto quanto difficile fosse conciliare il lavoro con le esigenze della bambina. Per questo all’inizio del 2020, lasciato il posto di lavoro, mi sono inserita come collaboratrice nell’azienda di papà Roberto, ma appena ci creeranno le condizioni punto ad aprire una mia partita Iva: voglio diventare titolare d’azienda”.

Ha frequentato il corso delle 600 ore organizzato da Fem per chi aspira ad ottenere il brevetto professionale agricolo. “Un corso molto interessante – afferma - per gli aspetti teorici e pratici perché dà una visione a 360 gradi sul ruolo dell’imprenditore agricolo”. Ora è pronta – quando apriranno il bando - a presentare la domanda per il premio d’insediamento con il quale ha già idee molto chiare su cosa fare. Da una parte rinnovare, almeno in parte, gli impianti dei meleti con varietà più richieste dal mercato e dall’altra avviare un’attività di agricoltura sociale, settore che nel quale crede molto perché nei 10 anni di lavoro in campo sociale ha potuto toccare con mano i benefici che l’attività agricola porta alle persone con disabilità. Ma ha anche un sogno nel cassetto, quello di realizzare un bell’agriturismo nel quale portare a lavorare giovani portatori di disagio sociale per aiutarli a sviluppare le loro capacità anche in un’ottica occupazionale futura.

Considerata la difficile convivenza dei frutteti troppo vicini alle case, Ilaria e il papà Roberto hanno deciso di sostituire il meleto situato accanto alle case con un impianto di mirtilli. Impianto che viene curato in particolar modo da suo marito Giovanni, che lavora in una comunità di recupero a Trento durante le ore di tempo libero. Si tratta di un piccolo impianto di mirtilli fuori terra, coperto da telo antipioggia e antinsetto, piantato nel 2017, ma che ha avuto molte difficoltà a partire. “Quest’anno, gelate permettendo, dovremo avere un bel raccolto – afferma - I mirtilli vengono portati al magazzino Melinda di Taio, specializzato nella lavorazione di piccoli frutti e ciliegie, mentre le mele dei tre ettari di frutteto vengono conferite al magazzino di Nanno. “Io sono una cooperatrice convinta – racconta - e credo che la cooperativa sia la migliore forma di valorizzazione dei nostri prodotti e rafforzamento della capacità contrattuale di noi piccoli produttori. D’altro canto abbiamo la fortuna di aderire a una cooperativa aderente a Melinda che ha dimostrato di valorizzare molto bene i nostri prodotti dandoci una prospettiva futura”.

Ilaria è convinta dell’importanza di informare i consumatori sul grande impegno dei frutticoltori nella loro attività di coltivazione, particolarmente nella difesa da insetti e crittogame. Ciò non vale solo per i produttori biologici ma anche per chi ha scelto l’integrato.

E i suoi ex colleghi come hanno preso la sua scelta di abbandonare un lavoro sicuro per impegnarsi come imprenditrice agricola? “Mi hanno spinta perché sono convinti che è la mia strada, scelta di vita oltre che professionale”.

Fonte: Giornaletrentino.it


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