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venerdì 8 maggio 2020


Susine, impianti di Angeleno senza frutti

Non solo albicocco e pesco. Anche il susino registra danni da gelo stratosferici in Emilia-Romagna, regione del Nord che solitamente produce poco meno della metà dei volumi nazionali di questa specie, per un ammontare di circa 85mila tonnellate l’anno (dati Istat). 

In questi giorni gli imprenditori e i tecnici emiliano-romagnoli che visitano gli impianti di Angeleno - la varietà più prodotta in assoluto, ndr - si trovano davanti anche a impianti senza frutti (nelle foto), una situazione davvero impressionante da vedere. I danni più importanti, nell’ordine dell’85%, si registrano nel ravennate, provincia che concentra oltre la metà della produzione regionale di susine. Mentre nell’area di Forlì-Cesena si arriva al -75%, più o meno simile alla condizione del modenese. A dirlo sono le stime che la Coldiretti Emilia-Romagna ha inserito nel suo ultimo bollettino post-gelo presentato all’Amministrazione regionale. 

“I nostri associati del ravennate prevedevano prima delle gelate circa 23mila tonnellate di susine, delle quali ne rimarranno solo il 15% (circa 3.500 ton, ndr)”, dice a Italiafruit News Nicola Dalmonte, presidente della Coldiretti Ravenna



“Il danno stimato sulle susine si avvicina di molto a quello atteso per le albicocche, -90%, e credo che anche pesche e nettarine, purtroppo, alla fine non si discosteranno di molto da queste percentuali”.

E non è nemmeno detto che la produzione rimasta sulle piante sarà raccolta durante la stagione estiva. “Al rischio cimice asiatica si aggiunge quello di avere una scarsa quota di frutti di prima scelta - sottolinea ancora Dalmonte - Ogni azienda agricola, nei prossimi mesi, deciderà quindi se raccogliere o meno le drupacee in base alle proprie valutazioni. Potrebbe accadere che alcuni dei produttori più colpiti decidano di fare una potatura verde anticipata, eliminando già a giugno quei pochi frutti rimasti”.

“Come Coldiretti confidiamo che la deroga alla legge sulle calamità, richiesta nelle scorse settimane dalla Regione al Governo (clicca qui per leggere l’articolo), possa essere finanziata nel nuovo decreto di maggio sul coronavirus che uscirà entro i prossimi dieci giorni - conclude il presidente della sezione ravennate - Se tale richiesta non venisse accolta il sistema frutticolo regionale andrebbe gravemente in crisi”. 

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