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giovedì 16 aprile 2020


«Fase 2, troppe incognite e tempi lunghi per la liquidità»

Occhi puntati sulla fase 2 che dovrebbe segnare il rilancio su vasta scala delle attività produttive e lavorative in Italia. Ma i dubbi e le incognite non mancano davvero, in un Paese che rischia di riprendere dopo gran parte degli altri Paesi del continente e pagherà comunque un prezzo altissimo alla crisi per il Covid-19: la caduta del Prodotto interno lordo nel 2020 dovrebbe attestarsi al 9,1%, seguita da un rimbalzo del 4,8% l’anno prossimo, sufficiente quindi a recuperare metà dei livelli di reddito perduti in questi mesi. Peggio di noi, solo la Grecia.

“Manca una visione complessiva sul dopo, se ne parla poco e in maniera approssimativa e frammentata”, ha tuonato l’Ad di Conad Francesco Pugliese nella puntata di mercoledì sera di Cartabianca in onda su Rai 3. Con lui, in collegamento nella trasmissione di Bianca Berlinguer, anche il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia. “Nell’agroalimentare siamo rimasti aperti ma in generale abbiamo visto troppa confusione", ha detto Pugliese. "Ci sono ventuno regioni con regole diverse. Dobbiamo ragionare su tempi e modi di apertura in maniera omogenea. Mi sta bene che il Governatore del Veneto Zaia dica di riaprire, ma io voglio sapere se può riaprire il Paese tutto. In Cina sono riusciti a segregare una provincia grande come l’Italia”.



E poi il problema della liquidità: “Il modello messo in piedi per i prestiti è basato su una triangolazione: il ministero del tesoro garantisce, Sace deve controllare e infine le banche, cui ci si deve rivolgere per l’affidamento. Ma non sarebbe stato più semplice inserire nel circuito la Cassa depositi prestiti che ha già dati e visione d’insieme sul sistema? La nostra previsione è che i prestiti non arriveranno prima di due mesi, alto che i 10-15 giorni garantiti dal Governo. Alcune imprese rischiano seriamente il fallimento”.

“Dobbiamo chiamare in casa l’Europa - ha concluso Pugliese - per ottenere quanto serve per un efficace processo economico di ripartenza, ma temo che avremo una ripresa più lenta degli altri. Serve una scintilla per rilanciarci bene e velocemente, con idee chiare e semplici: riavviare i cantieri, creare occasioni e posti di lavoro”.

Orari differenziati d'ingresso e d'uscita per uffici pubblici, industrie e aziende: sarebbe questa una delle misure a cui starebbe lavorando il governo in vista del 3 maggio data fissata per la fine della fase 1. L'ipotesi sarebbe strettamente collegata ad un altro dei nodi centrali: la riorganizzazione dei trasporti pubblici. Prevedere ingressi e uscite scaglionate consentirebbe infatti di alleggerire la pressione sui mezzi, che saranno comunque soggetti a regole stringenti.

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