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venerdì 18 giugno 2021


«Sottocosto? Contano prezzo al produttore e salari»

Ortofrutta e prodotti "civetta". Ieri vi abbiamo chiesto di inviarci i vostri commenti su una operazione di sottocosto dedicata alle angurie che una piccola catena distributiva del Nord Italia proporrà nei prossimi giorni (clicca qui per leggere l'articolo). Il lettore Paolo Ventura,  sales account manager di Cobo Group - importante azienda attiva nel settore dell'automotive - ci aiuta ad aprire il dibattito con un interessante spunto.

Seguo ormai da qualche anno il vostro interessante giornale, sia per le informazioni che a volte date su produttori di veicoli, ma ancor più per le notizie che fornite sul settore agricolo, in cui molti nostri clienti operano: aumentando il lavoro nei campi, infatti, aumenterà la produzione di macchine sempre più interconnesse, tecnologiche e confortevoli. 

Ho letto da poco il suo articolo circa il prezzo delle angurie. Come semplice consumatore diffido da queste promozioni che "sviliscono" il lavoro della filiera produttiva, ma credo che il punto fondamentale del discorso non sia tanto il prezzo finale a cui l'insegna propone in vendita il prodotto, quanto il prezzo che l'insegna corrisponde al grossista, il prezzo che viene pagato all'agricoltore e, a sua volta, il salario che viene versato ai braccianti. 

Mi spiego meglio: nello stesso volantino che propone a corredo dell'articolo, si vedono le Gocciole Pavesi in offerta a 0,99 euro a pacchetto. Modestamente sono molto goloso di questi biscotti (nella variante Extradark) e conosco bene il prezzo pieno: 2,40-2,90 euro il pacchetto. Il fatto che l'insegna proponga i biscotti ad un prezzo inferiore di oltre la metà del prezzo standard di vendita, non mi fa pensare ad uno svilimento del prodotto, in quanto sono certo della qualità del biscotto. Sono sicuro che la Pavesi sia stata pagata il giusto per il pacchetto, così come sono altrettanto sicuro che i suoi lavoratori abbiano percepito una retribuzione corrispondente al contratto di lavoro pattuito a livello nazionale. Non mi intendo molto di leporidi, ma sono sicuro che lo stesso discorso possa valere anche per quanto riguarda il povero coniglio nostrano proposto a 5,90 euro il chilo.   

Ciò non avviene invece in agricoltura, dove purtroppo il lavoro in nero e sottopagato è cosa diffusissima. Non avviene ancora di più dove non c'è un "sistema" o ente collettivo che raggruppa più realtà produttive (l'ente che, ad esempio, rappresenta un tipo di frutta o di verdura con marchio igp, ha certamente un maggior potere contrattuale nei confronti del grossista e dell'insegna rispetto al singolo produttore che si pone sul mercato). Forse è il sistema stesso dell'agricoltura che non contempla un raggruppamento di più produttori. Forse, tutto sommato, sono gli stessi agricoltori che preferiscono restare indipendenti per la maggiore libertà di poter scegliere cosa e come coltivare. Forse, come avete ben fatto notare qualche giorno fa, non c'è spazio per frutta e verdura "qualsiasi", ma conviene specializzarsi qualitativamente. 

Paolo Ventura - Sales Account Manager Cobo Group

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