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martedì 11 maggio 2021


Frutta e arance in prima linea contro il Covid

Finisce nella bufera lo studioso che aveva teorizzato (e dimostrato) il potere antivirus degli agrumi. Il professor Paolo Bellavite è stato al centro di numerosi attacchi dopo aver affermato giusto una settimana fa, davanti alle telecamere della trasmissione di La7 "Di Martedì" che "gli italiani che hanno paura dei vaccini hanno ragione, in un certo senso; non abbiamo molte certezze tra la vera relazione tra un beneficio e il rischio. Dobbiamo sapere che siamo in una vera e propria sperimentazione, che finirà nel 2022".

"La relazione fra rischio e beneficio viene affrontata, a mio parere, in maniera superficiale", ha rincarato la dose l'ematologo "e i dati che ci vengono riferiti sull'incidenza degli effetti avversi non sono molto affidabili". Tanto è bastato per scatenare polemiche e prese di distanza, in particolare dall'Università di Verona, dove Bellavite aveva insegnato: "L'ateneo si dissocia totalmente dalle posizioni espresse dal professore, in cui sono stati tra l'altro citati dati non documentati", ha scritto il Rettore. E poi: "Bellavite è stato docente di patologia generale nel nostro ateneo, ma dal 2017 è in pensione e non risulta avere alcuna collaborazione attiva con nostri gruppi di ricerca, tantomeno in ambito Covid-19".



Dichiarazioni che non sono andate giù al docente, il quale ha puntualizzato di collaborare ancora con l'ateneo veneto: "Come molti altri professori, dopo il pensionamento lavoro ancora all'università di Verona in veste ufficiale di cultore della materia e negli ultimi quattro anni sono stato referente scientifico di un programma di ricerca di immunofarmacologia. E tra i diversi argomenti di cui mi sono recentemente occupato c'è anche il Covid-19, su cui ho pubblicato già due lavori nella letteratura scientifica internazionale, precisamente uno in agosto 2020 sul potere antivirus degli agrumi e un altro nel marzo 2021 sul meccanismo dei danni cardiovascolari del vaccino. Stupisce che illustri colleghi, che si pregiano di studiare un vaccino italiano, non li conoscano...".

Nello studio condotto con il dottor Alberto Donzelli, Bellavite aveva messo in rilievo il ruolo della vitamina C e dell’esperidina, sostanza che si trova in alta concentrazione proprio negli agrumi, dimostrandone l’efficacia nel contrasto al virus responsabile del Covid.



E il ruolo preminente di arance & C nella battaglia contro il coronavirus viene confermato dal  protocollo di sperimentazione per aiutare chi, dopo essersi ammalato di Covid, ha perso gusto e olfatto. Una sorta di fisioterapia “nasale”, sniff-test con odori tipicamente italiani, associata alla somministrazione di un alimento a fini medici speciali a base di "PeaLut" in grado di agire sul controllo delle alterazioni del sistema nervoso centrale.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica European Review for Medical and Pharmacological Sciences è stato avviato all’ospedale di Fano nel novembre scorso con l’arruolamento di un centinaio di pazienti che presentavano anosmia tre-quattro mesi dopo la negativizzazione del tampone Covid; ora vi stanno aderendo numerosi altri centri italiani, tra cui l’ospedale San Giovanni di Roma, l’Humanitas di Milano, il Policlinico Universitario Federico II di Napoli, l’ospedale universitario di Genova, l’ospedale universitario di Trieste, il Careggi di Firenze, e gli ospedali universitari di Sassari e Catania.



Ma come funziona lo sniff-test? I pazienti devono sniffare coppie di odori abbinati in modo particolare - come ad esempio agrumi e pesca, caffè e cioccolato o fontina e parmigiano - per pochi secondi 3-4 volte al giorno in diversi momenti della giornata. L’obiettivo è riabilitare l’olfatto e al tempo stesso stimolare la capacità di distinguere odori diversi.

I dati preliminari già analizzati sono promettenti: i pazienti con anosmia di grado lieve moderato, combinando la riabilitazione olfattiva con il prodotto a base di PeaLut hanno recuperato l’olfatto fino quasi alla normalità, in soli 30 giorni; i pazienti con anosmia grave e con il disturbo persistente da circa 11 mesi in 30 giorni hanno iniziato a migliorare la propria capacità olfattiva, 

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