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giovedì 12 maggio 2022


Nessuna rinuncia alla spesa alimentare

L’inflazione galoppa del 6,2% ad aprile su base annua e per fronteggiare il caro vita le famiglie italiane stanno adottando nuove strategie che non prevedono però, e questa è la bella notizia, rinunce alla spesa alimentare. 

A rivelarlo è l’indagine Ismea “Impatto dell’inflazione sui consumi degli italiani” condotta su tremila famiglie con il supporto tecnico di Nielsen. 

Solo l'1% infatti si dichiara pronto a svuotare il carrello della spesa perché preferisce mantenere alta l’attenzione alla qualità e alla garanzia di salubrità di ciò che porta in tavola. Dall’indagine risulta che il 70% degli intervistati per risparmiare non rinuncerebbe mai al prodotto 100% italiano, mentre quasi uno su due non farebbe a meno dei prodotti con il bollino Dop/Igp, da agricoltura sostenibile o a marchio bio



Come driver di scelta, il primo per l’ortofrutta rimane l’origine delle materie prime per una percentuale di consumatori compresa tra il 66% e il 58%. Sono un driver di scelta anche le qualità organolettiche per il 31% degli acquirenti di frutta di stagione e per il 26% per la verdura fresca. La sostenibilità invece è presa in considerazione solo per l’8% dei consumatori. 

I prezzi dei prodotti alimentari sono cresciuti del 6% rispetto ad aprile dello scorso anno (a marzo l’incremento era del 5%). In relazione a questo tipo di spesa, pressoché tutte le famiglie italiane temono un aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità, mentre solo la metà circa del campione esprime preoccupazione sulla diponibilità dei prodotti che di solito acquista. In linea generale preoccupazioni diverse si fanno strada in profili di consumatori differenti, tra nuove famiglie, famiglie mature, nuclei numerosi e con capacità di spesa diverse.



Quanto alle scelte del punto vendita che le famiglie opereranno per proteggere il portafoglio dalla spinta inflattiva, quello che emerge è un’ulteriore mobilità tra format e insegne, alla ricerca di promozioni e prezzi più convenienti accanto al rilancio dell’ipermercato, che potrebbe aumentare il proprio share dopo la crisi del 2020 e l’accenno di ripresa nel corso del 2021. 

Sette famiglie su dieci indicano infatti l’ipermercato come il format in cui è possibile trovare la migliore combinazione di assortimento/offerte. Il 58% prevede poi di cambiare punto vendita o insegna alla ricerca di maggiori sconti, il 57% di indirizzarsi verso il discount e il 35% verso i mercati rionali. La ricerca della convenienza coinvolgerà anche il web, con il 13% delle famiglie che dichiara di volersi affidare anche all’ e-commerce per fare la spesa.

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