Attualità
IL CARDO COME NUOVA RISORSA DELL’ECONOMIA SARDA, AL CENTRO DELL’INCONTRO PROMOSSO DA NOVAMONT

Dal cardo nuova linfa per la filiera agricola e industriale della Sardegna. Un modello di business innovativo, che coniuga le esigenze industriali di Matrìca, joint venture tra Eni Versalis e Novamont, con quelle delle imprese agricole del nord della Sardegna. Un modello di relazione agro-industriale moderno, finalizzato alla realizzazione di una filiera radicata nel territorio, integrata e a basso impatto ambientale.
Sono questi i temi del secondo incontro tecnico divulgativo sulla coltura del cardo che ha avuto luogo nei giorni scorsi a Porto Torres e al quale ha partecipato una folta rappresentanza del mondo agricolo sardo, delle ricerca e delle istituzioni locali, tra i quali il sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa e il Magnifico Rettore dell’Università di Sassari prof. Attilio Mastino, a testimonianza della collaborazione tra Matrìca e i Dipartimenti di Chimica e Agraria.
Il cardo è una specie erbacea perenne originaria del bacino del Mediterraneo, che si adatta perfettamente ai climi caldo aridi. Vegeta nel periodo autunnale e invernale, con ottime produzioni di biomassa anche in assenza di irrigazione (da 15 a 20 t/ha) e di olio, materie prime per la “bioraffineria di terza generazione”, che sta nascendo nello stabilimento Matrìca a Porto Torres e che produrrà intermedi chimici e bioplastiche. I risultati positivi ottenuti e presentati nel corso dell’incontro evidenziano interessanti opportunità di reddito per il settore agricolo e di rispondere ai rischi di abbandono di alcune aree, grazie alle filiere collegate alle bioraffinerie integrate nel territorio, nel rispetto della biodiversità locale.
“Il cardo non è soltanto biomassa e olio – spiega Mauro Marchetti del CNR di Sassari - ma anche sostanze ad alto valore aggiunto, farina proteica e nettare”. La filiera del cardo ne incontra così altre due: quella del latte ovino e caprino e quella del miele. La prima potrebbe beneficiare della farina proteica, residuo dell’estrazione dell’olio dal seme di cardo prodotta nel territorio sardo, OGM free e utilizzabile nell’alimentazione zootecnica; la seconda del nettare, raccolto dalle api per la produzione di miele di pregio.
Nel corso dell’incontro Luigi Pari del CRA ING ha descritto le operazioni di raccolta del cardo e l’impegno nella realizzazione di un prototipo di testata con un diverso sistema di presa degli steli e di massa complessiva ridotta rispetto a quello attualmente utilizzato, finalizzato a incrementare capacità operativa e versatilità. Pari ha inoltre evidenziato che l’attività di sperimentazione sta favorendo la messa a punto di un sistema per la raccolta separata dei pappi.
Michele Falce, coordinatore della filiera agricola Matrìca e moderatore della giornata, ha invece sottolineato l’importanza della raccolta meccanica, operazione che incide per circa il 60% sul costo di produzione del cardo e che ha un significativo impatto sulle rese e sulla qualità della produzione.
Massimo Fagnano dell’Università Federico II ha illustrato la sperimentazione in corso in Campania su cardo e colture oleaginose alternative, che potrebbero essere sviluppate in rotazione con colture da biomassa: colza ad alto contenuto di acido oleico e girasole a semina autunnale. I risultati presentati mostrano come il cardo si confermi la coltura idonea: su terreni fertili al secondo anno di ciclo raddoppia la sua produttività: oltre 29 t/ha di biomassa con 2,4 t/ha di seme.
“La sperimentazione in Sardegna, iniziata nell’autunno 2011 con la semina di circa 15 ettari di cardo su terreni marginali della Nurra e a Ottana, è proseguita con la semina nel 2012 di ulteriori 180 ettaroi su terreni non coltivati da anni - spiega Salvatore Raccuia, CNR di Catania - Su questi terreni il frumento non è più remunerativo: a fronte di un costo di produzione di 650–700 euro/ha i ricavi, con 2 t/ha di granella prodotta, sono pari a circa 600 euro/ha (dati Coldiretti 2010)”.
“L’efficienza dell’uso delle risorse – conclude Marco Versari, del CdA Matrìca - non rappresenta soltanto un’esigenza strategica di carattere ambientale per il pianeta, ma anche una enorme opportunità di rilancio per l’economia sarda, a partire dalle nuove tecnologie integrate in modo virtuoso nei territori. Ciò richiede l’adozione di un modello di sviluppo sistemico e circolare alla soluzione di problemi specifici di sostenibilità ambientale, attraverso un dialogo continuo e una collaborazione sempre più stretta con il mondo agricolo, imprenditoriale e della ricerca sardo”.
Fonte: Ufficio Stampa Novamont
Sono questi i temi del secondo incontro tecnico divulgativo sulla coltura del cardo che ha avuto luogo nei giorni scorsi a Porto Torres e al quale ha partecipato una folta rappresentanza del mondo agricolo sardo, delle ricerca e delle istituzioni locali, tra i quali il sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa e il Magnifico Rettore dell’Università di Sassari prof. Attilio Mastino, a testimonianza della collaborazione tra Matrìca e i Dipartimenti di Chimica e Agraria.
Il cardo è una specie erbacea perenne originaria del bacino del Mediterraneo, che si adatta perfettamente ai climi caldo aridi. Vegeta nel periodo autunnale e invernale, con ottime produzioni di biomassa anche in assenza di irrigazione (da 15 a 20 t/ha) e di olio, materie prime per la “bioraffineria di terza generazione”, che sta nascendo nello stabilimento Matrìca a Porto Torres e che produrrà intermedi chimici e bioplastiche. I risultati positivi ottenuti e presentati nel corso dell’incontro evidenziano interessanti opportunità di reddito per il settore agricolo e di rispondere ai rischi di abbandono di alcune aree, grazie alle filiere collegate alle bioraffinerie integrate nel territorio, nel rispetto della biodiversità locale.
“Il cardo non è soltanto biomassa e olio – spiega Mauro Marchetti del CNR di Sassari - ma anche sostanze ad alto valore aggiunto, farina proteica e nettare”. La filiera del cardo ne incontra così altre due: quella del latte ovino e caprino e quella del miele. La prima potrebbe beneficiare della farina proteica, residuo dell’estrazione dell’olio dal seme di cardo prodotta nel territorio sardo, OGM free e utilizzabile nell’alimentazione zootecnica; la seconda del nettare, raccolto dalle api per la produzione di miele di pregio.
Nel corso dell’incontro Luigi Pari del CRA ING ha descritto le operazioni di raccolta del cardo e l’impegno nella realizzazione di un prototipo di testata con un diverso sistema di presa degli steli e di massa complessiva ridotta rispetto a quello attualmente utilizzato, finalizzato a incrementare capacità operativa e versatilità. Pari ha inoltre evidenziato che l’attività di sperimentazione sta favorendo la messa a punto di un sistema per la raccolta separata dei pappi.
Michele Falce, coordinatore della filiera agricola Matrìca e moderatore della giornata, ha invece sottolineato l’importanza della raccolta meccanica, operazione che incide per circa il 60% sul costo di produzione del cardo e che ha un significativo impatto sulle rese e sulla qualità della produzione.
Massimo Fagnano dell’Università Federico II ha illustrato la sperimentazione in corso in Campania su cardo e colture oleaginose alternative, che potrebbero essere sviluppate in rotazione con colture da biomassa: colza ad alto contenuto di acido oleico e girasole a semina autunnale. I risultati presentati mostrano come il cardo si confermi la coltura idonea: su terreni fertili al secondo anno di ciclo raddoppia la sua produttività: oltre 29 t/ha di biomassa con 2,4 t/ha di seme.
“La sperimentazione in Sardegna, iniziata nell’autunno 2011 con la semina di circa 15 ettari di cardo su terreni marginali della Nurra e a Ottana, è proseguita con la semina nel 2012 di ulteriori 180 ettaroi su terreni non coltivati da anni - spiega Salvatore Raccuia, CNR di Catania - Su questi terreni il frumento non è più remunerativo: a fronte di un costo di produzione di 650–700 euro/ha i ricavi, con 2 t/ha di granella prodotta, sono pari a circa 600 euro/ha (dati Coldiretti 2010)”.
“L’efficienza dell’uso delle risorse – conclude Marco Versari, del CdA Matrìca - non rappresenta soltanto un’esigenza strategica di carattere ambientale per il pianeta, ma anche una enorme opportunità di rilancio per l’economia sarda, a partire dalle nuove tecnologie integrate in modo virtuoso nei territori. Ciò richiede l’adozione di un modello di sviluppo sistemico e circolare alla soluzione di problemi specifici di sostenibilità ambientale, attraverso un dialogo continuo e una collaborazione sempre più stretta con il mondo agricolo, imprenditoriale e della ricerca sardo”.
Fonte: Ufficio Stampa Novamont






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