Dal campo
Emergenza idrica in Sardegna: "Situazione critica, agricoltura a rischio"
Lotta (Agricola Campidanese): “Livelli ai minimi negli invasi, razionamenti in corso e reti inadeguate”

Nonostante qualche recente precipitazione, la crisi idrica in Sardegna non accenna a rientrare. A confermare la gravità della situazione è Salvatore Lotta, direttore commerciale dell’OP Agricola Campidanese, che a IFN dichiara: “Chiamarle piogge è un eufemismo. Si tratta di pochi millimetri, caduti tra l’altro in maniera disomogenea sull’isola. Siamo in emergenza da mesi”.
Una situazione che ha costretto la Giunta regionale a dichiarare lo stato di emergenza già il 30 luglio 2024, misura prorogata il 18 dicembre dello stesso anno. Ma anche nel 2025, le criticità restano. A partire dal 27 gennaio, infatti, in diversi comuni – tra cui Nuoro, Bolotana e Dorgali – sono scattate misure di razionamento: l’erogazione dell’acqua avviene a giorni alterni, con 24 ore di apertura seguite da 24 ore di chiusura.

Le piogge di inizio anno hanno alleggerito solo parzialmente la pressione. “I livelli degli invasi – spiega Lotta – restano sotto il 20% della capacità massima autorizzata in molte aree. La situazione più preoccupante si registra al Nord, nella Nurra: a febbraio, il bacino del Cuga conteneva appena 4 milioni di metri cubi d'acqua su una capienza di 22 milioni”. Va meglio, ma non troppo, nell’Oristanese, dove la diga di Arborea – la più grande dell’isola – presenta comunque un quarto della capacità in meno rispetto al normale. Anche il Sud Sardegna non è esente da problemi.
Le ripercussioni per l’agricoltura sono pesanti. “Diversi nostri soci sono costretti a razionare l’acqua per l’irrigazione – prosegue Lotta – soprattutto i nuovi associati ai consorzi di bonifica. Ai soci storici, invece, viene concesso un trattamento di favore. Una disparità inaccettabile”. E non mancano le difficoltà per chi tenta di arrangiarsi con pozzi privati: “La falda è talmente bassa che si rischia di pescare acqua salmastra, con tutte le conseguenze del caso per le colture”.

Lotta punta il dito anche contro la mancata manutenzione delle reti idriche per l'agricoltura, spesso obsolete e inefficienti, e contro l’assenza di un sistema di interconnessione tra i vari distretti idrici, che permetterebbe di contenere meglio le emergenze.
“Per anni – conclude – si è sottovalutata la portata del problema, accelerato dal cambiamento climatico. Ma la risposta istituzionale è troppo lenta. Non voglio essere allarmista, ma affrontare razionamenti alle porte della primavera dà la misura di una crisi che rischia di mettere in ginocchio aziende agricole già in difficoltà. Occorre intervenire subito, prima che sia troppo tardi”.
