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martedì 15 marzo 2022


Asparagi, alla Puglia serve un po’ di caldo

Il freddo non aiuta la campagna asparagi e in Puglia si confida in un aumento delle temperature per poter iniziare a raccogliere i turioni. Nell’areale foggiano, tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, la colonnina di mercurio è arrivata fino a 0° e durante il giorno non si è alzata di molto sopra i 10°. Il risultato, come spiega a IFN Giuseppe De Filippo, responsabile commerciale di Futuragri, è una produzione ancora ferma ai blocchi di partenza. 



Se le temperature si alzeranno, la cooperativa pugliese partirà tra una decina di giorni con i primi volumi interessanti dell’ortaggio, una delle punte di diamante del paniere Futuragri.
“Attualmente sul mercato si trovano asparagi spagnoli, che arrivano in camion, asparagi del Perù, che viaggiano in aereo, o asparagi napoletani, prodotti in serra – analizza il manager - Sono tutti prodotti che rischiano di sviluppare una elevata fibrosità ma, in assenza di altro, i consumatori che sentono già la voglia di queste primizie, li acquistano comunque”. 

Per la stagione in arrivo si spera in una primavera mite, che consenta buoni raccolti e il prolungamento della campagna. “Sotto i 13 °C l’asparago non cresce, sopra i 30 cresce troppo velocemente. Il range ottimale di temperatura si colloca tra i 15 e 25 °C – evidenzia De Filippo - Che è anche, più o meno, l’intervallo di temperatura in cui il consumatore lo acquista volentieri. Se è troppo freddo cerca altro, se è troppo caldo si rivolge alla frutta”. Nella stagione 2021, caratterizzata da temperature miti protrattesi fino a inizio estate, la raccolta è terminata il 20 di giugno, ampliando il calendario di disponibilità del prodotto e incontrando la domanda dei consumatori.

In casa Futuragri, nel frattempo, prosegue la commercializzazione di diverse orticole. L’impatto dell’aumento dei costi di produzione è pesante, ma il lavoro continua, sia sul mercato interno che estero. A proposito di export, quando l’asparago sarà disponibile, la cooperativa si rivolgerà alle piazze dove il prodotto pugliese è già conosciuto e apprezzato. “All’estero commerciamo principalmente con la Germania e, in misura minore, con la Svizzera e la Bulgaria – prosegue De Filippo - Sono nazioni non direttamente colpite dal conflitto, quindi, se la situazione non peggiora e la campagna riesce a partire, non dovremmo avere brutte soprese. Siamo presenti, tramite Lidl, anche in alcuni Paesi baltici come Svezia, Finlandia e Lituania, quest’ultima un po’ ci preoccupa per la vicinanza alla Russia, ma speriamo in bene”. 

In merito all’aumento dei costi, De Filippo non manifesta l’intenzione di ridurre la produzione o di abbandonarla, anzi, tutt’altro, stringe invece i denti e cerca nuove possibilità sul mercato. “Fermare la produzione è un lusso che non possiamo permetterci, avendo colture poliennali, rischieremmo di rimetterci anche le produzioni future – ragiona il responsabile commerciale - La migliore alternativa è cercare prezzi interessanti e nuovi mercati. La Gdo, purtroppo, spesso e volentieri guarda solo il prezzo, speriamo che in questa situazione di forte stress possa veramente abbracciare un ragionamento di filiera volto alla difesa della qualità Made in Italy”.



Tra le problematiche che affliggono la capacità dei produttori di imporsi sul mercato, ancora una volta, compare l’eccessiva frammentazione del mondo produttivo, ma l’aggregazione deve poggiare su un valido progetto.  “Le colture le salvi col consumo, non con i consorzi. Un esempio magistrale di questo è Melinda, che è riuscito a valorizzazione un prodotto, salvando la coltivazione di Golden delicious ed il territorio legato ad essa – conclude Giuseppe De Filippo - Se fai un consorzio ma non crei un mercato e non vendi il prodotto, non serve a nulla”.

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