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venerdì 24 dicembre 2021


«Ortofrutta senza una bussola»

Fine anno tempo di bilanci... Un grande classico per iniziare un articolo in questo periodo, ma basta luoghi comuni: piuttosto, per l'ultima uscita del 2021 di Italiafruit News, meglio qualche fuoco d'artificio. E per accendere la miccia abbiamo fatto sedere l'uno di fronte all'altro Claudio Mazzini, responsabile Freschissimi di Coop Italia e Roberto Della Casa, direttore scientifico del Monitor Ortofrutta di Agroter e fondatore della nostra testata.

Di temi da mettere sul tavolo ce ne sarebbero così tanti da imbandire quello del Cenone, ma ce n'è uno che da settimane è praticamente presente tutti i giorni sulle pagine di Italiafruit News: il rapporto tra agricoltura e distribuzione, in un contesto caratterizzato dalla tensione per gli aumenti dei costi produttivi e uno scenario economico con i consumi sempre più polarizzati.



“C'è un rimpallo di responsabilità che non porta risultati – esordisce Della Casa – Il sistema produttivo, salvo pochissimi casi, è disperso e frammentato: porta istanze alla distribuzione in maniera disordinata ed è difficile coordinare il percorso necessario per affrontare l'aumento dei costi, incomprimibili per la parte agricola. Manca una voce unica, o meglio corale, se sente solo un lamento continuo senza però un progetto su come e quanto trasferire dell'aumento dei costi ai consumatori”.

“Il nodo centrale è l'asimmetria cresciuta in questi anni tra chi produce e chi distribuisce – si inserisce Mazzini – Ciò ha determinato le ricadute appena descritte. Però permettetemi un appunto: qua si sta generalizzando un po' troppo, capisco che è utile per fare un titolo o per trovare delle scuse, che però non risolvono i problemi. Il punto è che la Gdo non esiste: molte aziende hanno comportamenti tra loro omogenei, altre fanno scelte che non hanno nulla a che fare con le prime e se metti assieme questi due mondi fai solo confusione. C'è un salto culturale da fare, altrimenti si parla alla pancia e non alla testa, si portano delle scuse ma non si trova la soluzione”.

“Giusto, la distribuzione ha tante anime e non sono tutte uguali – evidenzia il professore – Proprio per questo la produzione deve accelerare il processo di aggregazione in modo da costruire proposte alla distribuzione: altrimenti ogni mattina ci sarà sempre un agricoltore disperato che deve vendere per non buttare il prodotto e per questo è disposto a farlo anche a un prezzo non remunerativo, che però diventa il prezzo di mercato. Non si può generalizzare, è vero, ma se prevale la logica del prezzo più basso in questo gioco tutti i distributori devono competere, perché non c'è una differenza di percezione”.



Ma veniamo al tema del momento: l'aumento dei costi di produzione. “Uso le parole del mio presidente Marco Pedroni: sarebbe opportuno un confronto più maturo – interviene il manager Coop Italia – C'è un aumento dei costi ma non può essere trasferito tal quale sui consumatori: sarebbe una botta inflattiva mostruosa, c'è una popolazione impaurita e anche impoverita, ecco perché ognuno deve fare la sua parte, senza negare l'evidenza e senza speculare”.

“Il problema è che manca una fonte autorevole che possa certificare gli incrementi nei vari passaggi della filiera; questi aumenti sono indipendenti dal produttore – suggerisce Della Casa – e la compressione dei margini deve avvenire dove c'è profittabilità, l'industria alimentare se la passa meglio dei produttori agricoli. Le regole di ingaggio devono essere studiate a seconda dell'interlocutore”.

E in questo contesto come vanno gestite le promozioni? “Non devono essere per forza sconti, ma possono essere anche operazioni di valore in grado di soddisfare il consumatore, magari attraverso piccole riduzioni di prezzo o maggiori quantità per confezione – risponde il direttore scientifico del Monitor Ortofrutta – Non necessariamente devo spingere sul prezzo civetta”.

“Intendo le promozioni in senso scolastico: così come promuovo un alunno da una classe all'altra, se promuovo l'ortofrutta non la posso certo svendere – evidenzia Mazzini – Lo spirito è quello di fare conoscere un prodotto, vendere regalando sono capaci tutti. L'obiettivo è spingere prodotti buoni, con valore, che poi grazie all'iniziativa promozionale possano essere riacquistati in futuro. Non vorrei che il reparto seguisse la strada delle banane, frutto che è diventato il simbolo della convenienza, oggi hanno un prezzo che non corrisponde al loro valore. Si è innescata una spirale negativa che bisogna evitare”.



Un'altra parola magica per l'ortofrutta: qualità. “Le linee di alta gamma tendono ad andare in rottura di stock: abbiamo problemi di offerta, non di domanda – ragiona Della Casa – L'ortofrutta sana e nutriente è un diritto per tutti, ma c'è la possibilità di qualificare maggiormente la proposta per una fascia di consumatori dalla disponibilità di spesa crescente. Può essere un veicolo importante per far sviluppare il settore. In ogni caso vendere a prezzi bassi prodotti non rispondenti alle attese deprime solamente il mercato”.

“La nostra uva Fior Fiore, la Nutella dell'uva da tavola, è un esempio di questo trend: ogni anno continuiamo a crescere e sui banchi va a ruba. C'è un consumatore disposto a spendere anche più del 50% rispetto a un prodotto standard e il limite è la disponibilità di quel prodotto con quelle caratteristiche costanti. Ma è il consumatore che ci deve dire di riconoscere la qualità, non possiamo dircelo da soli. Anche perché la verità è che oggi l'ortofrutta è più cattiva di 15 anni fa, non c'è bisogno di essere dei fini analisti per rendersene conto. Altrimenti come ci spieghiamo tutte quelle tonnellate di consumi perse?”.

Pratiche sleali, la direttiva europea è stata recepita dall'Italia, ma un conto è la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, un altro la sua attuazione pratica. Ci sono ancora punti da chiarire, che interessano soprattutto i produttori ortofrutticoli.

“Ora occorre evitare che ci sia una caccia alle streghe: il Decreto Pratiche Sleali deve aiutare i rapporti tra produzione e distribuzione, non deve essere uno strumento muscolare, altrimenti il rischio è di avere una Gdo chiusa a riccio e per l'ortofrutta sarebbe un bel problema, soprattutto quando ci sono volumi da smaltire - ammonisce Della Casa – Mancano però ancora i riferimenti: qual è il costo medio del pomodoro? Ne esiste uno? O piuttosto ne esiste uno per ogni tipologia, per ogni areale di produzione, per ogni fase del calendario produttivo? Serve lavorare perché la direttiva possa essere concretamente attuabile”.



“Il passaggio del prezzo sotto i costi medi di produzione è delicato – osserva il responsabile Freschissimi Coop – L'ortofrutta, non dimentichiamolo, è un settore meteoropatico: se nell'ultima settimana di luglio hai pianificato angurie in vista di un'ondata di caldo intenso, ma poi il caldo non arriva e il mercato non assorbe l'offerta, che si fa? Oggi la produzione ci chiede aiuto per impostare rapidamente una promozione e non lasciare merce in campo. Ma se il rischio è di scivolare nelle pratiche sleali... chi lo farà? Questo provvedimento è una grande opportunità per scacciare i comportamenti sbagliati, ma se viene interpretato in maniera errata è rischioso. Su queste ed altre questioni non si possono fare semplificazioni: temi complessi non si risolvono a colpi di tweet, parlare genericamente di Gdo non è la modalità per affrontare seriamente i problemi. E dico questo con la convinzione di una cosa – conclude Claudio Mazzini - L'ortofrutta è e rimane un mondo ancora meraviglioso, con più opportunità che minacce”.

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