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lunedì 14 giugno 2021


Biodinamico, polemiche roventi

Resta caldo, anzi caldissimo, il dibattito sul biodinamico. "Se non sarà modificato, il Ddl sul finanziamento pubblico approvato il 20 maggio dal Senato rischia di essere una strada senza ritorno: l'Italia diventerebbe il primo Stato al mondo a dare dignità di legge a pratiche esoteriche", ha tuonato alla fine della scorsa settimana Roberto Defez, membro dell'Accademia Nazionale dell'Agricoltura e della Scienza e Tecnologia per l'Agricoltura (Seta), promotore di una raccolta di firme che ha già raccolto 35.000 sottoscrizioni su Change.org per rivedere il Decreto. Tra le adesioni, molte arrivano dai ricercatori italiani all'estero che fanno capo all'associazione Airi, "preoccupati per l'impatto negativo di una simile decisione sulla credibilità scientifica del nostro Paese". Della petizione ha scritto anche il prestigioso "The Times", a testimonianza dell'importanza della disputa anche fuori dai confini nazionali.



Aiab, AssoBio e FederBio hanno lanciato intanto un appello per approvare rapidamente il Ddl alla Camera ("il biodinamico, al pari del biologico, è nelle norme europee già da 30 anni"), ma per Defez, se non si elimineranno i riferimenti all'agricoltura biodinamica, "le tasse dei cittadini potrebbero finanziare la promozione di una pratica che non ha un disciplinare riconosciuto, certificato solo da varie organizzazioni private, il cui marchio registrato è nelle mani di una società estera, la tedesca Demeter". Il tutto "in funzione di appena 419 aziende biodinamiche che stanno tenendo in stallo le 80.000 aziende biologiche che attendono da trent'anni questa legge". 

Si registrano intanto reazioni all'intervento del produttore Vainer Rebecchi apparso su Italiafruit di giovedì scorso, che faceva riferimento a un articolo di Micromega a firma Piero Bevilacqua: Bruno Mezzetti, professore ordinario di Arboricoltura presso il Dipartimento di Scienza agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Politecnica delle Marche, segnala una replica alla tesi pro-biodinamico - pubblicata sulla stessa testata - nella quale si parla di ricostruzioni fantasiose delle operazioni che caratterizzerebbero l’agricoltura industriale, si sottolineano i benefici irrisori legati all'utilizzo del cornoletame per arricchire il suolo di sostanza organica e si fa presente come la superiorità della qualità dei prodotti biodinamici non sia mai stata dimostrata.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale - fa presente l'articolo a firma Silvano Fuso - non vi è alcuna dimostrazione che l’agricoltura biodinamica sia preferibile: "L’agricoltura razionale, basata su solide conoscenze scientifiche, non danneggia affatto il suolo, contrariamente a quello che Bevilacqua afferma. I pesticidi sono farmaci, necessari perché anche le colture si ammalano, e come tutti i farmaci non se ne deve fare abuso o un utilizzo improprio. Lo stesso dicasi per i fertilizzanti". E conclude: "Le argomentazioni del prof. Bevilacqua appaiono molto lontane da qualsiasi evidenza fattuale, diversamente da quelle della senatrice Cattaneo e dai molti altri scienziati, compresi autorevoli agronomi, che si sono schierati dalla sua parte".


Sulla stessa lunghezza d'onda l'agronomo Silvio Fritegotto che ha scritto alla nostra redazione per fare presente che "il biodinamico è una serie di pratiche che si avvalgono delle buone pratiche agronomiche utilizzate dall’agricoltura biologica e che diventano biodinamiche, con la certificazione Demeter, solo dopo l’utilizzo delle pratiche esoteriche come il corno letame, corno silice, e altro... Sono queste le pratiche non scientifiche cui la senatrice Cattaneo, gli scienziati ed i professionisti che hanno una laurea in Scienze agrarie mettono sotto una ovvia lente critica".

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