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giovedì 13 maggio 2021


Covid-19, i numeri dei contagi in ortofrutta

Nel comparto dalla lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi si registra l’11% dei contagi da Coronavirus dell’intera industria alimentare. Lo rivela il nuovo numero di Dati Inail, periodico curato dalla consulenza statistico-attuariale dell’istituto. L’indagine dice che, alla data dello scorso 31 marzo, le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 relative al settore alimentare – che non ha subito alcuna restrizione in quanto essenziale – sono 1.227 (quindi poco più di 120 nell’ortofrutta) con 10 decessi. Circa il 60% dei casi ricade nel trimestre ottobre-dicembre 2020, mentre i primi tre mesi di quest’anno sono caratterizzati da “un forte ridimensionamento del fenomeno”.

Considerando le varie tipologie di lavorazione, dall’analisi dell’Inail emerge che poco meno del 60% dei contagi professionali riguarda l’industria lattiero-casearia, seguita dalla lavorazione delle carni (22%), dalla lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi (11%) e dai prodotti da forno (7%). Le denunce complessive di infortunio arrivano per il 53,1% da donne, l’età media dei contagiati è di 47 anni, la Lombardia è prima per numero di casi (60,3%).



Allargando l’osservazione all’insieme degli infortuni sul lavoro nel settore alimentare, l’andamento delle denunce nel quinquennio 2015/2019 risulta “moderatamente crescente” fino al 2019, anno caratterizzato da un calo del 2% rispetto al precedente. %. Il 72% dei casi riguarda le malattie osteo-muscolari e del tessuto connettivo. In questo contesto, l’ortofrutta segue il trend generale: aumento leggero e costante dal 2015 al 2018 (da 898 denunce di infortunio a 1.027), un calo nel 2019 (mille infortuni, due dei quali con esito mortale). Stabile anche il peso del comparto, con una quota di denunce sul totale dell’industria alimentare sempre vicina al 10%.

I primi dati provvisori di un 2020 segnato dalla pandemia indicano una consistente flessione (-14%), con i casi denunciati nell’alimentare che si fermano a circa 9mila. Si tratta, però, di una flessione molto meno marcata, in termini percentuali, rispetto a tutti gli altri settori del comparto manifatturiero (-27%) sofferenti a causa del lockdown.

Il report dedica anche un approfondimento alla legislazione europea che disciplina l’intero ciclo di vita dei prodotti fitosanitari. Dal rapporto più recente dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), relativo ai controlli condotti dagli Stati membri sui residui negli alimenti commercializzati nel mercato comunitario, emerge che nel 2019 sono stati analizzati 96.302 campioni, il 96,1% dei quali è risultato nei limiti di legge.

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di Giuseppe Catapano

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