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venerdì 7 maggio 2021


Catasto frutticolo, forse è la volta buona

"Il catasto frutticolo sarà presto realtà. I 5 milioni di euro stanziati in Legge di Bilancio saranno presto utilizzati per l’introduzione del nuovo catasto delle produzioni frutticole nazionali, attraverso l’emanazione del previsto decreto ministeriale, con la cooperazione di Agea e il coinvolgimento delle associazioni di categoria": ieri, a margine del question time in Commissione Agricoltura a Montecitorio, la deputata Maria Marzana del Movimento 5 stelle ha fatto questo annuncio.

Dopo due anni di attesa, quindi, sembra che il catasto frutticolo possa finalmente prendere forma. E’ da marzo 2019, infatti, che il settore ortofrutticolo italiano aspetta di conoscere le modalità di costruzione del catasto e chi dovrebbe realizzarlo. Nel mezzo c’è stata la pandemia, ma questo non giustifica un tale ritardo. Speriamo solo che ora si proceda a passo spedito. Perché il nostro comparto richiede da tempo l’introduzione di questo strumento. Una migliore gestione delle informazioni sulle superfici, sulle produzioni e le varietà frutticole può infatti favorire un orientamento produttivo al mercato molto più efficace.  


Maria Marzana 

Il lavoro potrà prendere forma, come spiegato dalla deputata M5s, grazie al nuovo Sistema di identificazione delle parcelle agricole (Sipa), previsto dal DL Semplificazioni e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 aprile. “Con questo nuovo sistema sarà presto finalizzato il lavoro per l’istituzione del Catasto delle produzioni frutticole nazionali, previsto da un nostro emendamento alla Legge di Bilancio 2019”, ha precisato Manzana nel suo intervento in Commissione Agricoltura. 

“Ringrazio il ministro Patuanelli per aver riconosciuto l’importanza di uno strumento ritenuto strategico per la gestione del potenziale produttivo italiano - ha concluso Marzana - in particolare di quelle colture che per gli elevati volumi di produzione e i calendari di maturazione ridotti o sovrapposti generano periodiche crisi di mercato e indeboliscono sia la competitività del settore che la posizione contrattuale dei produttori e delle loro organizzazioni".

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