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giovedì 15 aprile 2021


Inchiesta sulle fragole spagnole, il commento di Ciardiello

L'inchiesta della tv svizzera sulle fragole spagnole (clicca qui per leggere il nostro articolo di ieri) ha destato grande interesse tra i nostri lettori, generando oltre 7.500 click in poche ore. La trasmissione "Patti chiari" ha portato alla luce la tutto sommato “buona” risposta del settore iberico sul fronte dell’impiego di prodotti fitosanitari, riportando però in auge la criticità legata alla manodopera illegale in agricoltura che, spesso, riguarda immigrati in stato di povertà.

L'utilizzo di forza lavoro non regolare, così come lo sfruttamento, sono pratiche che vanno sempre condannate in tutti i settori economici, ma l'Unione europea - nel caso dell'agricoltura - dovrebbe fare uno sforzo in più per evitare al massimo tali fenomeni, andando dritta al nocciolo della questione. Se da anni esiste un problema di carenza di manodopera nel comparto agricolo europeo, allora perchè non si tenta di risolverlo in modo costruttivo? A sollecitare una reazione da parte delle istituzioni comunitarie è Pietro Ciardiello, direttore della Coop Sole di Parete (Caserta) e coordinatore del Comitato di prodotto fragola dell’organizzazione interprofessionale Ortofrutta Italia. Che, commentando l'inchiesta del programma svizzero, sottolinea: "Le denunce su lavoro nero e sfruttamento vanno sempre fatte, perchè è giusto fare uscire fuori il marcio dove c'è. Resta poi il fatto che servirebbero nuovi strumenti per superare la problematica della carenza di manodopera".


Pietro Ciardiello

Si potrebbe pensare, come suggerisce Ciardiello, a modalità strutturate per consentire il reperimento della forza lavoro necessaria a quei Paesi Ue che ne hanno bisogno, magari regolamentando su vasta scala i flussi di lavoratori agricoli (da altre nazioni intra ed extra Ue) con patti tra Stati e definendo sistemi di accoglienza ad hoc. In questa partita - aggiungiamo noi - i ruoli della politica e delle organizzazioni agricole risultano quanto mai decisivi. Non basta infatti definire leggi per condannare, giustamente, i "cattivi". Se i sistemi della politica e delle associazioni professionali non si accordano per risolvere insieme, e in maniera costruttiva, il gap esistente tra la domanda e l'offerta di lavoro agricolo, è chiaro che non si chiuderà mai la porta in faccia alle assunzioni in nero o a forme di caporalato.

Una nuova idea la lanciamo noi, visto che il mondo è praticamente immobile. Perchè l'Ue non pensa di aiutare Op e cooperative, con i dovuti sostegni economici, a svolgere una nuova funzione di collegamento tra forza lavoro e produttori agricoli? In questo modo si potrebbero almeno limitare le difficoltà che oggi hanno soprattutto le piccole aziende europee nel riuscire a trovare manodopera stagionale, riducendo così le possibilità di incorrere in sgradevoli vicende che, umanamente, è triste vedere e commentare.


Alloggi di fortuna a Huelva 

Insomma, c'è bisogno di una ventata di novità e di tanta forza di volontà per affrontare il tema del lavoro. Non d'immobilismo. Per una evoluzione in chiave europea dell’intero settore agricolo sarebbe inoltre auspicabile raggiungere una sostanziale uniformità nei processi produttivi tra Paesi, anche al fine di assicurare una diffusa garanzia di sicurezza ai consumatori di tutto il continente. Una proposta che lo stesso Pietro Ciardiello ha avanzato ai "colleghi" di Spagna e Francia durante l’ultimo Gruppo di contatto europeo sulle fragole (clicca qui per leggere l’articolo).

“Tutti i produttori europei di ortofrutta dovrebbero seguire le stesse regole - ribadisce - Non ha senso che lo standard del biologico sia diverso da un Paese all’altro. La stessa cosa vale per i metodi di coltivazione integrata e per il residuo zero. Con regole certe e uguali per tutti, ogni nazione può giocare ad armi pari - conclude - fermo restando che il comparto fragolicolo dell’Italia, grazie anche alla proficua collaborazione con la Gdo italiana ed europea, ha già raggiunto risultati straordinari in tema sia di salubrità dei nostri prodotti, sia di sostenibilità (ambientale, sociale ed economica)”.

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