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lunedì 1 febbraio 2021


«Così Megamark tiene alla larga i discount»

L'avanzata dei discount non spaventa il Gruppo Megamark, azienda nata nel 1975 da una salumeria di 60 metri quadri e oggi realtà distributiva di riferimento nel Sud Italia, con quasi 500 punti vendita in Puglia, Molise, Campania, Calabria, Basilicata e basso Lazio. Megamark resta un'azienda familiare nel Dna, che dà lavoro a quasi ottomila persone, capace di incidere sul territorio, dalla scelta dei fornitori alla valorizzazione di filiere etiche. Da questi valori è nato il sostegno al progetto Iamme-NoCap, che dal pomodoro trasformato - simbolo della lotta contro il caporalato - nel 2020 si è esteso anche all'ortofrutta fresca. Lo ha raccontato venerdì scorso nell'ambito del Forum Cdo Agroalimentare il direttore operativo di Megamark, Francesco Pomarico.

Intervistato da Enrico Bucchi di Alegra, Pomarico ha ricordato la sua prima esperienza nell'azienda di famiglia: doveva seguire una startup legata all'ortofrutta. "E il primo amore non si scorda mai - ha detto l'imprenditore - Se il nostro primo centro distributivo per l'ortofrutta a Trani era di mille metri quadri, ora frutta e verdura sono distribuite in circa diecimila metri quadri di Cedi. "Il progetto Iamme è partito da un incontro avuto con Yvan Sagnet, con cui abbiamo condiviso un percorso contro il caporalato. Siamo partiti con sette referenze di conserve di pomodoro e da qualche mese stiamo lavorando su prodotti freschi: in estate uva da tavola e ora finocchi, cavolfiori, arance e clementine". Prodotti venduti con il  marchio etico e di qualità Iamme che certifica l'impegno della filiera contro il caporalato. "E con NoCap stiamo lavorando per migliorare le condizioni di chi purtroppo vive ancora nei ghetti - ha aggiunto Pomarico - Siamo impegnati per fornire mezzi di trasporto e, insieme alla Caritas, per trovare posti dove far dormire queste persone. Il nostro obiettivo è proprio quello di dare una vita normale a questi ragazzi che sono venuti in Italia per cercare fortuna e invece hanno trovato una baracca con il fango per terra".



Il 2020, però, è stato anche l'anno del Covid, che ha provocato - e sta ancora causando - un impoverimento della popolazione. Lo scorso anno discount ed ecommerce sono stati canali in crescita. E Megamark come valuta l'accelerazione dei punti vendita che si concentrano sul prezzo basso? "Non voglio fare il negazionista - ha risposto Pomarico - La Puglia è la prima regione in Italia per incidenza del canale discount, ma noi lo teniamo alla larga, facciamo un mestiere diverso: io ho un raporto con cento panifici, il discount con qualche realtà che fa il pane surgelato; io ho relazioni con cento caseifici, il discount con qualche impresa. La nostra proposta non può essere confusa con i discount: è come paragonare il McDonald's a un ristorante".

Il commercio digitale, ha osservato il direttore operativo di Megamark, "è un lavoro molto difficile, le temiamo di più, ma è più complesso: al momento pecca di competitività, perché i costi per gestire una filiera di ecommerce sono altissimi. Anche noi ci siamo affacciati al canale con il sito CosìComodo, ci stiamo lavorando da alcuni anni ma non abbiamo sviluppato fatturati soprendenti. Il nostro obiettivo è di dare l'assortimento che offrono i nostri negozi. Il Covid ci ha portato incrementi di fatturato nei piccoli negozi, la nostra rete franchising ha avuto un grande vantaggio, mentre i negozi più grandi no, alcuni pdv hanno fatturato meno del 2019. Nel complesso siamo comunque cresciuti di un 10% - ha concluso Pomarico - Un valore a cui eravamo abituati a crescere anche gli anni precedenti. Ma negli ultimi dodici mesi abbiamo avuto la tangibile dimostrazione di un grande attaccamento all'azienda da parte del nostro personale".



Al Forum Cdo Agroalimentare la distribuzione è stata protagonista anche nella sezione "Ambiente, benessere animale, origine, etica: moda o cambiamento strutturale?", in cui è intervenuto Claudio Mazzini (responsabile Freschissimi di Coop Italia), che ha sollecitato i partecipanti a riflettere su come il Covid sia un "acceleratore di tendenze di consumo: spesa sempre più green, più trasparente e più Made in Italy. Il consumatore privilegia l'italianità, l'innovazione di prodotto e la filiera trasparente". E questo deve fornirci un insegnamento perché, ha concluso Mazzini, "il Covid ci spinge a fare delle scelte chiare di posizionamento di prodotto e di filiera".



"Ripartire non basta. Rinascita, cambiamento e strategie agroalimentari al tempo del Covid 19" è stato il titolo scelto per il Forum 2021, che si è svolto in modalità digitale. La prossima edizione, ha annunciato il presidente di Cdo Agroalimentare Camillo Gardini, si terrà il 28-29 gennaio 2022.

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