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venerdì 29 gennaio 2021


Il pack? Green, ma non deve costare di più

Presentato ieri online l'Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma che propone analisi, strumenti e misurazioni per valutarne la sostenibilità ambientale dal punto di vista del trade e dei consumatori, sempre più attenti alle tematiche legate all’ambiente in fase d’acquisto.

Silvia Zucconi (responsabile marketing intelligence di Nomisma) ha sottolineato la forte canalizzazione verso i consumi domestici, a seguito della pandemia, con un +5% della Gdo e 706 milioni di euro di valore del delivery; l'82% degli italiani nel 2021 utilizzeranno i servizi di consegna e take away. Nel contempo rimane alta l'attenzione degli italiani nei confronti della sostenibilità: per uno su tre l'emergenza sanitaria è legata al cambiamento climatico e il 60% auspica una ripresa basata su una politica economica green



I consumatori cercano sempre più insegne sostenibili, la riduzione degli sprechi è molto sentita e il pack è osservato speciale, con una diffusa rinuncia agli imballaggi ritenuti eccessivi: no, insomma, all'overpackaging. Metodo di produzione (33%) e imballaggio (32%) sono gli ingredienti principali della ricetta per la sostenibilità percepita, poi, staccate, la voce origine e filiera e, infine, la responsabilità sociale.



Il punto vendita è scelto in base alla convenienza ma la sostenibilità avanza (vedi il grafico sopra). Driver dii scelta dei prodotti sono origine, prezzo, sostenibilità, gusto e packaging incluse in una forbice tra 39% e 25%. 

Il pack viene ritenuto fondamentale per conservare i prodotti, proteggere le proprietà organolettiche, contribuire a definire la sostenibilità (quest'ultima al 47%) e solo dopo viene citato il ruolo di mezzo di comunicazione. Le caratteristiche ideali del pack: no all'overpack, sì alla riciclabilità. Ma il consumatore non è disposto a pagare di più per un pack maggiormente sostenibile, solo il 15-20% degli italiani metterebbe volentieri mano al portafogli per un imballaggio green.

I pack percepiti come più "sostenibili" per gli alimenti freschi? La carta (79%), quindi la plastica riciclata (61%), poi carta e film in Pvc (35%). Gli Italiani, ha aggiunto Zucconi, vogliono sapere di più sulla sostenibilità e ritengono che l'etichetta sia il "luogo" ideale per la comunicazione, anche per capire come riciclare.



Nicola De Carne (sopra), retailer Client Business Partner Nielsen, si è quindi soffermato sul valore del packaging nelle scelte di consumo sostenibili. Nel 2020 sono aumentate le confezioni vendute nel Lcc, con quasi 46 miliardi, il 5% in più del 2019, per 2,3 miliardi di pack in più e un +0,3 miliardi anche nell'ecommerce. Una confezione su 4 è venduta dal discount ma il supermercato è primo con il 37,7% mentre l'Mdd vale il 35% del totale. La verdura è quinta nella graduatoria totale guidata dall'acqua; più nelle retrovie la frutta confezionata. 

Nel fresco, è stato detto ieri, c'è sempre più confezionato: nel 2020 è arrivato la parità con lo sfuso in virtù di una crescita del 9,6% sull'anno precedente; nella verdura vale i due terzi (+5,6%), la frutta è attestata invece al 37% ma ha registrato una crescita imperiosa, pari al 16,8%. A livello di aree merceologiche, l'ortofrutta, dopo la drogheria alimentare è tra i settori in cui la sostenibilità è considerata più importante.



Aumentano intanto le aziende green nell'agroalimentare: oltre 1 su 4 ha nella propria offerta prodotti sostenibili. In ultimo De Carne ha spiegato che circa la metà dei prodotti venduti riportano una indicazione inerente la riciclabilità: un dato in crescita, con l'ortofrutta al primissimo posto e la Mdd (con tre prodotti su quattro) al top.

A seguire, prima della tavota rotonda, Alessandro Manzardo di Phd ha parlato di "Comunicazione ambientale tra responsabilità e opportunità per il produttore" facendo riferimento alla normative vigenti, alle certificazioni e presentando il caso di Sammontana che ha cambiato la percezione del consumatore modificando il contenitore per i suoi gelati.

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