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martedì 29 aprile 2014


VIA ALLA PROCEDURA PER L'IGP ALLA PATATA ROSSA DI COLFIORITO

Il ministero delle Politiche agricole, dando corso alla richiesta dall'associazione e ottenuto il via libera dalle Regioni Umbria e Marche, ha dato il via alle procedure per l'indicazione geografica della denominazione della Patata Rossa di Colfiorito, che diventerà dunque Igp. In Gazzetta Ufficiale è stato dunque pubblicato il Disciplinare di produzione in cui sono descritte caratteristiche e modalità di coltivazione, ma anche la storia che lega la Patata Rossa al territorio di Colfiorito. Una zona che travalica gli attuali confini amministrativi, a dimostrazione di come la storia sia un'altra punta di forza dell'Altopiano e dell'Appennino che lo delimita. Oltre a Foligno, l'area di produzione riguarda parzialmente anche i comuni di Nocera Umbra, Valtopina, Sellano e nelle Marche Serravalle di Chienti, Muccia, Pieve Torina, Sefro, Visso e Montecavallo. A fare la differenza è ovviamente il legame con l'ambiente.  

I fattori che determinano la reputazione della Patata Rossa sono riconducibili alle particolari caratteristiche pedoclimatiche dell'area di riferimento. Particolare importanza assume il cosiddetto aspetto pedologico: le condizioni del suolo contribuiscono in modo determinante a definirne l'accrescimento, la conformazione, oltre alle caratteristiche organolettiche. Il particolare è che la Patata Rossa di Colfiorito subisce un'influenza ambientale che tende a variarne la morfologia a causa della "sofferenza" subita dal tubero durante la crescita per fattori dipendenti dal territorio. La compattezza della polpa e della forma irregolare sono infatti da imputare al terreno ricco di scheletro tipico dell'areale, al clima e al ridotto apporto di irrigazione.

E peraltro sono numerose le testimonianze orali e scritte che testimoniano il consolidato legame storico-culturale-sociale tra prodotto e territorio. La zona di Colfiorito è stata sempre tradizionalmente conosciuta come vocata per la coltivazione della Patata Rossa. La sua comparsa sugli altopiani risale alla fine della seconda metà del XVIII secolo, quando venne introdotta con ogni probabilità dal passaggio nello Stato Pontificio delle truppe imperiali e successivamente durante l'occupazione francese nel periodo napoleonico.

Fonte: Corriere dell'Umbria
    
 
 


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