Spagna, per meloni e angurie la parola d’ordine è prudenza

Il settore invita a non forzare le semine senza uno sbocco commerciale definito

Spagna, per meloni e angurie la parola d’ordine è prudenza

In Spagna la campagna 2026 di meloni e angurie in Castilla-La Mancha si apre all’insegna della prudenza, come riportato da ValenciaFruits. Secondo il Comitato prezzi della Borsa ortofrutticola regionale, il quadro resta nel complesso favorevole sul piano agronomico, ma il mercato, i costi in aumento e la necessità di pianificare bene le semine impongono cautela.

Per l’anguria si stima una lieve riduzione delle superfici, attorno al 5% rispetto al 2025. Una flessione contenuta che riflette le valutazioni di molti produttori, alle prese con costi di impianto elevati e, in diversi casi, con la necessità di reperire finanziamenti. Le piogge del primo trimestre hanno spinto qualcuno a valutare nuovi impianti, ma il clima resta prudente.
Più stabile invece il quadro del melone. Le superfici dovrebbero restare in linea con lo scorso anno, così come la composizione varietale: il Piel de Sapo manterrà un peso simile a quello del 2025, mentre circa il 30% sarà rappresentato da varietà orientate soprattutto all’export, come Amarillo, Galia e Cantalupo.

Sul piano agronomico, le condizioni sono considerate positive. In Castilla-La Mancha sono già iniziati i lavori di preparazione dei terreni per le prime piantagioni e presto saranno visibili i primi teli di pacciamatura. Le recenti piogge hanno lasciato i suoli in ottime condizioni, favorendo sia l’incorporazione della sostanza organica sia l’avvio delle semine. Tra il 10% e il 15% della produzione dovrebbe inoltre provenire da coltivazioni precoci con pacciamatura termica.
Le principali attenzioni si concentrano però sul mercato. Il Comitato segnala il rischio di sovrapposizioni produttive legate all’andamento meteo nelle aree concorrenti. In particolare Murcia resta un osservato speciale: se le condizioni climatiche dovessero restare favorevoli, parte dell’offerta potrebbe arrivare sul mercato nello stesso periodo. In Castilla-La Mancha la raccolta dovrebbe partire tra il 10 e il 15 luglio.
Da qui il richiamo alla programmazione. L’indicazione è di scaglionare le semine e calibrare l’offerta sulla domanda reale, per evitare eccessi produttivi e conseguenti crolli dei prezzi. Il concetto espresso dal Comitato è semplice: non si tratta di produrre di più, ma di produrre meglio e con uno sbocco commerciale definito.
È questo il punto centrale anche per la nuova campagna. Il mercato richiede una strategia di vendita chiara, costruita sui tempi di commercializzazione, sulle condizioni di ritiro e sui canali distributivi. Una linea prudente che nasce anche dalle difficoltà della scorsa stagione, quando alcuni produttori hanno registrato perdite.
A rendere il quadro più complesso c’è poi il fronte dei costi. Il settore stima aumenti compresi tra il 5% e il 10%, con rincari che riguardano plastica, sementi, gasolio, fertilizzanti e manodopera. Proprio il lavoro resta uno degli aspetti più delicati, considerando che circa il 95% degli addetti alla raccolta è costituito da lavoratori stranieri.
Sul fronte dell’offerta, fino a febbraio il mercato è stato coperto soprattutto dal prodotto brasiliano, mentre ora il Senegal è la principale origine disponibile. Tra metà e fine aprile è invece atteso l’arrivo delle produzioni delle serre di Almería, che segnerà il passaggio verso la stagione nazionale. (lg)