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Pomodoro 2026, meno offerta e prezzi boom: volumi in calo, ma la serra tech tiene lo scaffale
Tutti i temi saranno al centro della Diretta IFN in programma domani sui nostri canali social

Le ultime settimane hanno riportato il pomodoro al centro dell’attenzione del reparto ortofrutta. Non più soltanto come categoria leader per penetrazione e centralità nei consumi, ma anche come prodotto esposto a forti tensioni di mercato. La disponibilità ridotta, legata a una fase di carenza dell’offerta, si riflette in modo evidente nei dati del Monitor Ortofrutta di Agroter, che nel canale Iper+Super registra cali dei volumi fino al 18% e un’impennata del prezzo medio superiore al 40% rispetto allo scorso anno.
Una dinamica che racconta bene la complessità del momento: da un lato una domanda che continua a riconoscere al pomodoro un ruolo primario nella spesa degli italiani, dall’altro un’offerta più corta che ha messo sotto pressione gli scaffali, spingendo verso l’alto le quotazioni. In questo contesto, un contributo decisivo al presidio della categoria è arrivato dalle produzioni in serra tecnologica, che hanno consentito alle catene di mantenere una buona continuità assortimentale, pur in presenza di un mercato meno abbondante.
Sono proprio questi alcuni degli elementi che verranno approfonditi nella Diretta IFN dedicata al pomodoro, in programma mercoledì 29 aprile alle ore 11.00 sui canali social della testata. Al confronto interverranno, per la produzione, Mattia Gandini, co-titolare dell’azienda Pomodori Gandini, e Salvatore Astuto, responsabile commerciale di Op Platinum; per il miglioramento varietale Daniele Montesi, product specialist pomodoro di Syngenta Vegetable Seeds; dalla distribuzione Sandro Massei, responsabile ortofrutta di Unicoop Firenze, e Roberto Pepe, buyer ortofrutta di Conad.
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Il valore cresce, ma a trainare è il prezzo medio
La lettura dei numeri mette subito in evidenza il nodo centrale di questa fase: il pomodoro perde volumi, ma continua a crescere a valore. Nel progressivo 2026, infatti, le vendite in quantità segnano un -5%, mentre il valore cresce del 6%. A spiegare questa forbice è l’aumento del prezzo medio, che avanza dell’11%.
Il dato diventa ancora più evidente osservando l’evoluzione delle ultime settimane caratterizzate da una forte tensione produttiva. Dopo un gennaio ancora positivo, con i volumi a +5% e il prezzo medio in calo del 3%, il quadro cambia rapidamente. A febbraio i volumi entrano in territorio negativo, a -1%, mentre il valore cresce del 3% e il prezzo medio sale del 4%. A marzo la distanza si amplia: quantità a -7%, valore a +7% e prezzo medio a +15%.

La tensione esplode poi nelle settimane 14 e 15, quando i volumi arretrano del 18%, ma il valore resta ampiamente positivo: +13% nella week 14 e +17% nella week 15. A sostenere il risultato è un incremento del prezzo medio molto marcato, rispettivamente del 38% e del 43%. È la fotografia di una categoria che, pur vendendo meno prodotto, mantiene e anzi accresce il fatturato grazie a un riposizionamento verso l’alto dei prezzi.
La forza strutturale del pomodoro rimane dunque evidente, ma il dato apre anche un tema delicato per la distribuzione: fino a che punto il consumatore continuerà ad assorbire rincari così importanti senza modificare frequenza, quantità o tipologia d’acquisto?
Peso imposto più resiliente del peso variabile
La distinzione tra peso imposto e peso variabile aggiunge un ulteriore livello di lettura. Nel 2025 il confezionato a peso imposto aveva mostrato una crescita decisamente più sostenuta, pari all’8%, contro il +3% del peso variabile. A gennaio 2026 questa dinamica si conferma: il peso imposto sale del 10%, mentre il peso variabile scivola già in negativo, a -2%.
Con l’avanzare della stagione, però, la tensione colpisce entrambi i segmenti. A febbraio il peso imposto mantiene ancora un +4%, mentre il peso variabile arretra dell’8%. A marzo anche il peso imposto entra in territorio negativo, a -3%, ma il peso variabile perde molto di più, scendendo del 12%.

Il momento di maggiore pressione arriva nella week 14: il peso imposto cala del 10%, mentre il peso variabile crolla del 26%. È un passaggio significativo, perché conferma come il banco sfuso risulti più esposto alle difficoltà di approvvigionamento e alla gestione quotidiana della disponibilità, oltre all’effetto psicologico sul consumatore legato al prezzo al chilo, mentre il prezzo al pezzo è più facilmente assimilabile. Nella week 15 i due segmenti si allineano, entrambi a -18%, ma nel progressivo 2026 resta una differenza importante: peso imposto stabile a 0%, peso variabile a -10%.
Pomodoro in controtendenza rispetto alla verdura
Il confronto con il totale verdura aiuta a comprendere quanto la frenata sia specifica della categoria. Nel 2025 il pomodoro aveva chiuso con un andamento positivo dei volumi, pari al +5%, non lontano dal +7% della verdura. Anche gennaio 2026 aveva confermato una partenza favorevole, con i pomodori a +5% e la verdura a +8%.
Da febbraio, però, le traiettorie iniziano a separarsi. Il pomodoro scende dell’1%, mentre la verdura resta positiva al +4%. A marzo il divario si allarga ulteriormente: pomodori a -7%, verdura ancora in crescita del 2%. La distanza diventa ancora più netta nella week 14, quando i pomodori crollano del 18% mentre il totale verdura cresce addirittura dell’11%

Anche nella week 15 i pomodori restano sul -18%, mentre la verdura registra una flessione molto più contenuta, pari al -6%. Nel progressivo 2026 il bilancio è quindi chiaro: il pomodoro arretra del 5%, mentre la verdura mantiene un saldo positivo del 4%. Non si tratta, dunque, di una debolezza generalizzata del reparto, ma di una tensione concentrata su una referenza chiave, condizionata dalla minore disponibilità di prodotto.
Serra tecnologica, presidio strategico dello scaffale
La lettura dell’assortimento conferma il ruolo crescente della serra tecnologica nel garantire continuità di offerta in una fase complessa. Nelle rilevazioni condotte in Emilia-Romagna tra l’11 e il 14 aprile 2026 sui pomodori confezionati a peso imposto, la media delle insegne considerate mostra un assortimento equamente diviso: 4 referenze da serra tecnologica e 4 da produzione tradizionale, con un’incidenza della serra tecnologica pari al 50%.

Il dato varia però in modo significativo tra le diverse catene. Ipercoop presenta 6 referenze da serra tecnologica su 8 complessive, pari al 75% dell’assortimento; Aldi arriva al 67% ed Esselunga si colloca esattamente sulla media.
Più orientati al tradizionale risultano invece Conad Superstore e Lidl. Il quadro complessivo conferma comunque un aspetto centrale: in una fase di scarsità, la serra tecnologica non rappresenta soltanto un modello produttivo evoluto, ma diventa uno strumento di presidio commerciale in grado di garantire continuità di fornitura anche in situazioni particolarmente critiche dove il prodotto tradizionale entra in difficoltà.

















