Pesche e nettarine: i prezzi volano, ma attenzione ai consumi

La Diretta IFN del 18 giugno alle ore 11 sarà l’occasione per inquadrare la campagna con i protagonisti della filiera

Pesche e nettarine: i prezzi volano, ma attenzione ai consumi

Prezzi in forte accelerazione (+70% dal 2017), consumi in arretramento, superfici italiane ancora in contrazione e un quadro produttivo europeo che, dopo un 2025 complesso, torna su livelli più regolari ma senza rischio di surplus. La campagna 2026 di pesche e nettarine si presenta così: non abbondante, non scarsa, ma chiamata a fare i conti con una categoria che negli ultimi anni ha cambiato pelle, tra riduzione del potenziale produttivo, crescita dei listini e nuove dinamiche nel banco della Gdo. Dentro questo scenario si inserisce anche un dato commerciale che racconta bene la peculiarità italiana: il nostro Paese resta il secondo produttore europeo di pesche e nettarine, con oltre 900 mila tonnellate, ma è al tempo stesso un importatore rilevante, con volumi in ingresso che sfiorano le 100 mila tonnellate. Un equilibrio diverso da quello di Spagna e Grecia, grandi esportatori e importatori marginali, e che pone l’Italia in una posizione particolare: forte nella produzione, ma sempre più esposta anche alle dinamiche di approvvigionamento estero. 

È questa la fotografia scattata dal Monitor Ortofrutta di Agroter per la categoria del mese di giugno, dedicata a pesche e nettarine, che introduce la Diretta IFN in programma giovedì 18 giugno alle ore 11 sui canali social di Italiafruit News. Al confronto parteciperanno, per la produzione, Ernesto Fornari, direttore generale del Gruppo Apofruit; Marco Eleuteri, amministratore delegato del Consorzio Armonia e titolare dell’Azienda Agricola Eleuteri; Leonardo Odorizzi, responsabile commerciale de La Grande Bellezza Italiana e presidente del Consorzio Pesca di Verona IGP. Per la distribuzione interverranno invece Gianluca Sapienza, responsabile acquisti ortofrutta di Ergon, e Lorenzo Trovato, product manager MDD freschissimi e surgelati di Crai.

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Una campagna europea senza eccessi
Il primo elemento da cui partire è il quadro produttivo. Per pesche e nettarine il 2026 si annuncia come un’annata tendenzialmente nella norma, senza eccessi produttivi e con volumi che dovrebbero consentire un equilibrio tutto sommato gestibile sui mercati europei.

Dopo un 2025 condizionato da diverse criticità, le stime presentate nelle scorse settimane a Interprunus, il forum annuale delle drupacee organizzato da Afrucat, indicano una crescita dell’8% a livello europeo, con una produzione attesa poco sopra i 3,4 milioni di tonnellate. Un volume in recupero rispetto allo scorso anno, ma ancora distante dai circa 4 milioni di tonnellate che il comparto esprimeva qualche anno fa.

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A trainare l’incremento è soprattutto la Grecia, attesa in crescita del 24% dopo una campagna precedente particolarmente problematica. Più contenuti, invece, gli aumenti previsti negli altri tre grandi Paesi produttori, ovvero Spagna, Italia e Francia, dove le stime si collocano nell’ordine del +3-6%. Finora, inoltre, l’andamento climatico non ha evidenziato criticità strutturali tali da compromettere il potenziale produttivo.

In Italia superfici ancora in calo
Se il 2026 produttivo si apre con prospettive più regolari, il tema di fondo resta quello della riduzione delle superfici. Secondo CSO Italy, la contrazione degli ettari coltivati a pesche, nettarine e percoche prosegue ormai da diversi anni, con un impatto più marcato nelle regioni del Centro-Nord e una maggiore stabilità nel Mezzogiorno, pur con differenze tra i diversi bacini produttivi.
L’aggiornamento al 2025 indica una flessione del 3% a livello nazionale, con circa 41.700 ettari in produzione. Nel dettaglio, le nettarine coprono oltre 21.400 ettari, in calo del 2%; le pesche si attestano poco sotto i 18.000 ettari, con una riduzione del 4%; le percoche scendono sotto i 2.400 ettari, segnando un -5%.
La dinamica non riguarda solo l’Italia. Sempre secondo le analisi di CSO Italy, a livello europeo si è passati da oltre 207.000 ettari nel 2015 a meno di 170.000 ettari nel 2024. In meno di dieci anni il potenziale produttivo europeo ha perso quasi 40.000 ettari, concentrati soprattutto in Italia e Spagna. Un dato che aiuta a leggere anche il nuovo equilibrio del mercato: meno superfici, meno disponibilità strutturale e una maggiore sensibilità delle quotazioni agli andamenti produttivi.

Spagna regina dell’export, Italia produttore ma anche importatore
Oltre alla produzione, il confronto tra i quattro grandi Paesi europei della peschicoltura evidenzia differenze nette anche sul piano commerciale. Considerando il dato medio a volume nel periodo 2020-2025, la Spagna si conferma di gran lunga il primo esportatore europeo, con oltre 600.000 tonnellate esportate.
Alle sue spalle si collocano Grecia e Italia, pressoché appaiate poco sopra le 100.000 tonnellate, mentre la Francia resta più distante, con oltre 30.000 tonnellate esportate.

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La lettura cambia osservando le importazioni. Spagna e Grecia importano quantità molto contenute, comprese tra 2.000 e 13.000 tonnellate, un dato coerente con il loro ruolo produttivo: la Spagna supera 1,4 milioni di tonnellate annue, mentre la Grecia si colloca oltre le 700.000 tonnellate.
La Francia, con una produzione che non raggiunge le 250.000 tonnellate annue, è invece un importatore netto, con un saldo che supera le 90.000 tonnellate. Particolare è il caso dell’Italia: pur essendo il secondo produttore europeo, con oltre 900.000 tonnellate, il nostro Paese resta anche un importatore rilevante, con volumi che sfiorano le 100.000 tonnellate.
Il confronto con la Germania, principale importatore europeo e sostanzialmente priva di produzione interna, aiuta a dimensionare il fenomeno: il mercato tedesco importa mediamente tra 220.000 e 230.000 tonnellate all’anno.

Consumi domestici: il prezzo pesa sui volumi
Il nodo più delicato riguarda però i consumi. Nell’ultimo anno gli acquisti domestici di pesche e nettarine hanno registrato un calo significativo dei volumi, nell’ordine di 16 punti rispetto all’anno precedente. La flessione è risultata più marcata nel discount, con un -19%, mentre ipermercati e supermercati hanno contenuto maggiormente la perdita, fermandosi a -12%.

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Una dinamica che riporta il livello dei consumi in territorio negativo sull’arco considerato e che trova una spiegazione diretta nell’andamento dei prezzi. Il 2025 è stato infatti segnato da un incremento dei listini molto più accentuato rispetto agli anni precedenti. Se fino al 2024 il prezzo medio era cresciuto di 13 punti, nel 2025 l’aumento è arrivato a +27.

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L’andamento generale viene sostanzialmente ricalcato da ipermercati e supermercati, mentre il discount mostra incrementi ancora più sostenuti. Anche il canale tradizionale segue la stessa traiettoria, pur con maggiore difficoltà nel trasferire integralmente questi valori.

L’effetto è evidente: l’impennata delle quotazioni ha frenato i consumi, mentre il fatturato ha tenuto meglio. Nel complesso, infatti, il valore perde solo 5 punti, con ipermercati e supermercati sostanzialmente stabili, il discount in calo anch’esso di 5 punti e il tradizionale più penalizzato, con una flessione vicina ai 10 punti.

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Nove campagne negli iper e super: prezzi oltre +70%
La dinamica risulta ancora più evidente cambiando database di analisi e concentrandosi sul solo canale ipermercati e supermercati, osservato lungo un orizzonte di nove campagne a partire dal 2017.
In questo periodo i prezzi di pesche e nettarine sono cresciuti di oltre 70 punti, con due momenti di forte accelerazione: il primo nel 2019, il secondo nell’ultima campagna. I consumi, inevitabilmente, hanno risentito di questa pressione, arrivando a toccare un calo del 30% nel 2020, per poi recuperare gradualmente una decina di punti nelle campagne successive.

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Nonostante la contrazione dei volumi, il risultato economico complessivo del reparto resta ampiamente positivo, proprio per effetto della crescita dei prezzi medi. Una dinamica che conferma quanto la categoria abbia aumentato il proprio valore unitario, ma pone al tempo stesso il tema della tenuta della base di consumo.

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Nel banco domina ancora lo sfuso
Entrando nel dettaglio delle referenze presenti nei banchi di ipermercati e supermercati, il peso variabile continua a dominare la scena. Lo sfuso rappresenta ancora circa il 70% della quota a volume, lasciando al confezionato il restante 30%.
All’interno del peso imposto confezionato, pesche e nettarine si dividono quasi equamente lo spazio, con le pesche leggermente in vantaggio. La polpa gialla resta nettamente predominante, mentre tra le tipologie a polpa bianca le pesche doppiano le nettarine.

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Guardando ai trend, il confezionato cresce in modo robusto a valore, con un +16%, ma resta pressoché stabile a volume, segnando un +1%. Il peso variabile, al contrario, perde il 4% a volume ma tiene a valore, con un +8%.

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Tra le diverse tipologie di prodotto confezionato, le nettarine gialle guadagnano quota a scapito delle pesche gialle. Si segnala inoltre la crescita della polpa bianca, probabilmente favorita anche dall’ascesa di pesche e nettarine piatte, dove questa tipologia trova maggiore diffusione.

Settembre sempre più strategico
La stagionalità resta concentrata tra giugno e settembre, ma anche qui emergono segnali interessanti. Ogni mese del cuore della campagna detiene almeno il 20% della quota, con luglio e agosto che si equivalgono intorno al 25%, mentre giugno si colloca al 20%.

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Il dato più significativo riguarda però settembre, che si avvicina sempre di più alle performance dei due mesi centrali, raggiungendo il 24% nell’ultima campagna. Un risultato che lo porta a staccare giugno e a confermarsi come un mese sempre più strategico per la categoria.

Ai margini della stagione, invece, il quadro resta netto: ottobre registra un crollo verticale, mentre maggio rimane ancora decisamente distante dai volumi di giugno.