Ortofrutta, a inizio anno il saldo commerciale è in forte recupero: cala l'import e cresce l’export

L’avanzo commerciale dell’ortofrutta italiana quasi raddoppia a volume e cresce di oltre un terzo a valore

Ortofrutta, a inizio anno il saldo commerciale è in forte recupero: cala l'import e cresce l’export

L’ortofrutta italiana apre il 2026 con un segnale incoraggiante sul fronte del commercio estero. Nel confronto tra gennaio 2025 e gennaio 2026 il saldo commerciale migliora nettamente, passando da 36.131 a 68.653 tonnellate a volume e da 125,4 a 172,2 milioni di euro a valore. Una progressione importante, che non nasce da una fiammata generalizzata dell’export, ma soprattutto da una contrazione più marcata dell’import, accompagnata da una buona tenuta dell’offerta italiana sui mercati esteri.

È questa, in sintesi, la fotografia che emerge dalle elaborazioni del Monitor Ortofrutta Agroter su dati Istat: un avvio d’anno più favorevole, che rafforza l’avanzo commerciale e restituisce l’immagine di un sistema più equilibrato, pur con differenze ancora marcate tra categorie e prodotti.

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Import in calo, l’equilibrio migliora
A volume, le esportazioni complessive si mantengono sostanzialmente stabili: 338.691 tonnellate contro le 342.980 di un anno prima, con un lieve calo dell’1%. A fare davvero la differenza è invece l’import, che scende da 306.849 a 270.038 tonnellate, pari a un -12%. È questo scarto a spiegare il netto rafforzamento del saldo.

Nel dettaglio, i legumi e gli ortaggi mostrano un export praticamente fermo (-1%), ma un import in forte riduzione (-23%), mentre la frutta fresca conferma una buona tenuta con esportazioni in lieve crescita (+1%) e import in calo del 6%. Molto vivace la frutta secca, che segna un +20% in export, a fronte di import stabili. Più complesso invece il quadro degli agrumi, dove le esportazioni arretrano del 10% mentre gli acquisti dall’estero crescono del 16%. In flessione anche la frutta tropicale, con export a -11% e import a -5%.

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La lettura a valore aggiunge un elemento ulteriore. Le esportazioni italiane salgono infatti da 594,4 a 622,6 milioni di euro (+5%), mentre l’import si riduce da 469 a 450,5 milioni (-4%). In questo caso, dunque, il saldo migliora non solo per effetto della frenata degli acquisti oltreconfine, ma anche grazie a una capacità più solida di difendere e incrementare il valore dell’export.

I segnali migliori arrivano dalla frutta fresca, che cresce del 6% a valore, e dai legumi e ortaggi, in aumento del 2%, mentre l’import di questi ultimi crolla del 28%. Molto brillante la frutta secca, che mette a segno un +33% all’export, pur in un contesto di import anch’esso in crescita (+12%). Restano invece più deboli gli agrumi, con export fermo e import in aumento del 23%, mentre la frutta tropicale arretra del 6% in export.

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Kiwi, pomodori, brassiche e fragole tra i prodotti più dinamici
Entrando nel dettaglio dei singoli prodotti, emergono alcune indicazioni molto nette. Il kiwi si conferma fra le voci più solide del paniere ortofrutticolo italiano: a gennaio cresce del 10% sia a volume sia a valore sul fronte export, mentre l’import cala del 20% in tonnellate e del 19% in valore. Una dinamica molto favorevole, che rafforza ulteriormente il saldo del comparto.

Positivo anche il quadro del pomodoro, che segna +7% a volume e +10% a valore nelle esportazioni, con import in calo rispettivamente del 4% e del 10%. Un andamento che conferma la buona capacità del prodotto italiano di presidiare i mercati e al tempo stesso di difendere la valorizzazione economica.

Indicazioni incoraggianti arrivano inoltre dalle brassiche, che avanzano dell’8% a volume nell’export, restano stabili a valore e vedono un forte ridimensionamento dell’import (-35% a volume e -42% a valore). Bene anche le fragole, che pur su numeri più contenuti mostrano una crescita molto marcata delle esportazioni: +42% a volume e +13% a valore, mentre l’import cala in entrambe le letture.

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Le mele si muovono su un profilo più lineare ma comunque positivo: i volumi export restano quasi invariati (-1%), il valore cresce del 5% e le importazioni si riducono in misura significativa. In terreno favorevole anche l’avocado, che pur restando una voce marginale per l’export italiano mostra un progresso del 10% a volume e del 9% a valore, e sul fronte import continua a crescere dell’8% a volume e 6% a valore.

Pere, clementine e patate restano i punti deboli
Se alcuni prodotti trainano, altri continuano invece a mostrare criticità evidenti. Il caso più pesante è quello delle pere, che cedono il 43% sia a volume sia a valore nelle esportazioni, mentre l’import cresce del 25% in tonnellate e del 15% in valore. Un dato che conferma la persistente fragilità del comparto. Segnali negativi arrivano anche da clementine e mandarini, con export in forte flessione: -36% a volume e -20% a valore. Parallelamente, l’import cresce del 28% a volume e del 39% a valore, accentuando il deterioramento del saldo per questa voce.

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Anche le patate mostrano un quadro debole, con esportazioni in calo del 52% a volume e del 47% a valore. In questo caso, però, il forte arretramento dell’import contribuisce almeno in parte a contenere l’impatto complessivo. Più sfumato il profilo dei mirtilli, che registrano una contrazione dell’export e un aumento dell’import, soprattutto a valore.

Ha collaborato Alfonso Bendi