Oltremare a rischio per il kiwi europeo: la logistica diventa fattore competitivo

Marco De Nadai: “Tra crisi geopolitiche, ritardi marittimi, tariffe e assicurazioni più deboli, cresce la pressione sull’export oltremare

Oltremare a rischio per il kiwi europeo: la logistica diventa fattore competitivo

“Per l’export ortofrutticolo oltremare siamo entrati in una fase ad altissimo rischio”. Marco De Nadai, esperto di export intercontinentale e licenziatario dei kiwi Red e Gold Passion, lancia l’allarme su un quadro logistico e geopolitico che sta mettendo sotto pressione le spedizioni di prodotti deperibili verso mercati strategici come USA-Canada, Sudamerica, Paesi del Golfo e Far East. “Oggi non basta più avere prodotto e mercato: senza continuità logistica e tempi certi, la competitività si indebolisce drasticamente”, osserva.

Marco De Nadai, esperto di export oltremare e licenziatario dei kiwi Red e Gold Passion

“Oggi, le nuove tensioni geopolitiche rischiano di aggravare ulteriormente la situazione. Per un prodotto delicato e deperibile come il kiwi, la stabilità dei trasporti marittimi è fondamentale. Ritardi nelle rotte, allungamento dei tempi di transito e incertezze operative possono compromettere la qualità del prodotto all’arrivo e rendere più complessa la programmazione delle campagne commerciali”.
“Il sistema dei trasporti internazionali sta affrontando il terzo grande shock nel giro di pochi anni”, sottolinea De Nadai. “Negli ultimi tempi la logistica globale è stata messa a dura prova da una serie di eventi straordinari: prima la pandemia di Covid, che ha sconvolto catene di approvvigionamento e flussi commerciali; poi le tensioni e gli incidenti nel Canale di Suez, che hanno rallentato uno dei principali corridoi marittimi del mondo; infine i continui ritardi nella logistica verso i Paesi del Sud America, con transiti non adatti al trasporto di prodotti con una limitata shelf life. Ed ora il conflitto in Medio Oriente rischia di generare nuove criticità, aumentando l’incertezza per tutti gli operatori della filiera”.
“A queste criticità logistiche si aggiunge anche il tema delle tariffe e delle barriere commerciali applicate ai prodotti europei, che in alcuni mercati possono ridurre la competitività delle nostre esportazioni”, prosegue. “In questo contesto, tra costi di trasporto più elevati, tempi meno prevedibili e pressioni tariffarie, gli esportatori devono affrontare un quadro sempre più complesso nella gestione delle spedizioni verso i mercati oltremare”.

Un esempio emblematico, spiega De Nadai, è quello di “un container di kiwi che parte dalla Grecia a fine febbraio con destinazione Brasile oppure Medio Oriente, programmato per arrivare entro fine marzo, ma che oggi rischia di giungere solo a fine aprile”. “Il ritardo non solo influisce sulla qualità del frutto, ma genera anche condizioni di mercato estremamente sfavorevoli, dal momento che i mercati locali sono già stati riforniti da frutta proveniente dal Cile e dalla Nuova Zelanda”.
“In queste situazioni si attivano spesso procedure di claims e contestazioni legali verso le compagnie di assicurazione”, evidenzia ancora De Nadai. “Le assicurazioni svolgono un ruolo fondamentale nella logistica internazionale, fungendo da rete di sicurezza essenziale in un contesto caratterizzato da filiere complesse e rischi globali. Il commercio internazionale espone infatti le merci a numerosi pericoli durante il trasporto, via mare, aereo, strada o ferrovia, rendendo le coperture assicurative cruciali per la continuità operativa delle aziende”.
“Purtroppo la realtà non è sempre così”, aggiunge. “Sempre meno, infatti, le polizze stipulate negli anni garantiscono il supporto atteso, lasciando esportatori e clienti con risorse compromesse e senza indennizzi adeguati”.
Stiamo vivendo una fase senza precedenti”, dichiara De Nadai. “Non si tratta più solo di efficienza logistica, ma di resilienza strategica”.

Secondo De Nadai, le soluzioni passano da un approccio integrato e collaborativo: “Solo con una supply chain proattiva e una collaborazione reale tra produttori, spedizionieri e assicuratori sarà possibile garantire che la nostra frutta raggiunga i mercati esteri in condizioni ottimali”. E conclude: “La qualità delle merci, il rispetto dei tempi e la protezione commerciale devono diventare obiettivi condivisi da tutti gli attori della filiera”.

Con mercati internazionali sempre più competitivi e vulnerabili agli shock geopolitici e logistici, la capacità di adattarsi, innovare e collaborare sarà determinante per il futuro dell’export italiano di ortofrutta.