Melone, il caldo riaccende il mercato. Ma l’Italia esporta ancora troppo poco

La Diretta IFN di ieri fotografa un avvio condizionato da freddo e maltempo, poi la ripartenza con le temperature in aumento

Melone, il caldo riaccende il mercato. Ma l’Italia esporta ancora troppo poco

Il melone italiano ha fatto un salto di qualità, ma non ha ancora trasformato questo progresso in una vera crescita strutturale dei volumi. Il mercato interno regge più a valore che a quantità, resta fortemente condizionato dal meteo e continua a chiedere prodotti buoni, costanti e riconoscibili. Allo stesso tempo, sul fronte estero, il sistema Italia pesa ancora troppo poco: l’export resta limitato, frammentato e distante dai numeri della Spagna, che sui mercati internazionali continua a giocare un campionato diverso.

Per quanto riguarda questa campagna, dopo un avvio rallentato da temperature basse, maltempo e consumi poco brillanti, l’arrivo del caldo sta però cambiando lo scenario. L’aumento della disponibilità di prodotto, l’alta qualità e un posizionamento di prezzo al consumo più equilibrato stanno riportando movimento nei punti vendita, con aspettative positive per le prossime settimane.

È questo, in sintesi, il quadro emerso nella prima parte della Diretta social organizzata ieri da IFN, dedicata al melone, che ha riunito alcuni protagonisti della filiera tra produzione, miglioramento genetico e distribuzione. Per la produzione è intervenuto Bruno Francescon, presidente dell’omonima OP; per il breeding Matteo Bano, Area Sales Manager Nord Italia di BASF | Nunhems. Dalla distribuzione hanno portato il proprio punto di vista Giovanni Sansone, responsabile acquisti ortofrutta di Dimar, e Danilo Stanislao, buyer ortofrutta di Megamark.

"Qualità in crescita, ma il mercato non dà ancora soddisfazioni"
Ad aprire il confronto è stato Roberto Della Casa, direttore di IFN, che ha inquadrato la categoria attraverso i dati di mercato. "Il melone è una coltura che ha fatto passi avanti importanti, soprattutto sul piano della qualità", ha esordito Della Casa. "A questa crescita, però, non è corrisposto un miglioramento altrettanto evidente delle performance di mercato. A volume, nel 2024, ci siamo avvicinati con fatica ai livelli del 2021, ma il dettaglio tradizionale continua a perdere quota e anche il discount non ha dato segnali particolarmente interessanti".

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Diverso il discorso a valore, dove la dinamica appare più positiva. "I prezzi sono cresciuti nel tempo, con un incremento attorno al 25%. Una parte di questa crescita è legata al miglioramento della qualità, ma negli ultimi anni a incidere sono stati soprattutto i costi. In sintesi, siamo davanti a un mercato che non manda segnali particolarmente negativi, ma nemmeno così positivi".

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Stanislao: "Partenza lenta, poi il caldo ha cambiato il passo"
Sul fronte distributivo, Danilo Stanislao ha fotografato una partenza condizionata in modo netto dall’andamento climatico. "È stata una campagna iniziata molto a rilento", ha spiegato il buyer. "Le temperature basse delle prime settimane di maggio e il cattivo tempo hanno frenato in modo importante le vendite".

La situazione è poi cambiata con il miglioramento del meteo nel Sud Italia e con l’aumento della disponibilità di prodotto. "Abbiamo beneficiato di una maggiore presenza di merce sul mercato, legata sia alle vendite deboli nel Nord sia all’inizio dell’accavallamento tra produzioni siciliane e campane. Questo ha portato a un abbassamento dei prezzi di acquisto, con un vantaggio anche per il consumatore".

Dal punto di vista qualitativo, il bilancio resta positivo. "Finora non abbiamo avuto grossi problemi. La differenza la fanno anche le varietà: alcune, sotto il profilo organolettico, sono state percepite meglio dal consumatore. In generale non è stato un inizio di campagna negativo, ma il melone si conferma un prodotto molto meteoropatico. Con temperature intorno ai 26-27 gradi e in ulteriore miglioramento, le prospettive cambiano radicalmente".

Prezzi più alti, ma il consumatore tiene se la qualità c’è
Il tema del posizionamento è stato ripreso da Della Casa allargando lo sguardo al medio periodo nel canale iper+super. "Dal 2017 in avanti i prezzi hanno avuto un andamento altalenante fino al 2021, poi una salita decisa, con un guadagno di 37 punti al 2025. I volumi restano inferiori rispetto al 2017, ma nell’ultimo anno hanno trovato una risalita, pur con prezzi decisamente più elevati".

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Una dinamica che, secondo Giovanni Sansone, può essere letta anche in chiave positiva. "È vero che i volumi non sono aumentati in modo strutturale, ma se li mettiamo in relazione con un incremento così sostenuto dei prezzi, il trend non è da sottovalutare", ha osservato. "Non è scontato mantenere i chili quando il posizionamento al pubblico sale in maniera così importante".

Per Sansone, la tenuta della categoria passa da qualità, varietà e servizio. "L’aumento del prezzo al pubblico è stato possibile poichè sostenuto da un miglioramento varietale, da prodotti garantiti e da una proposta di servizio più interessante. Su questo fronte stanno emergendo soluzioni molto valide".

Anche l’avvio di campagna, pur in un contesto meteo poco favorevole, ha dato segnali incoraggianti. "Per quanto ci riguarda è stato un inizio frizzante, nonostante il tempo non abbia accompagnato. Con il posizionamento al pubblico che c’è stato e quotazioni piuttosto elevate, le vendite hanno avuto ottime rotazioni. Questo è stato possibile grazie a un’attenzione forte negli acquisti, puntando su varietà capaci di garantire il più possibile l’aspetto qualitativo".

Export, il confronto con la Spagna resta impari
Dopo il mercato interno, il confronto si è spostato sul posizionamento internazionale. Della Casa ha richiamato un dato strutturale: l’Italia, pur essendo un grande produttore europeo, esporta ancora poco.

"Siamo esportatori abbastanza costanti, con volumi attorno alle 28-40mila tonnellate, e tendiamo a vendere prodotto di qualità, come dimostrano valori in crescita. Allo stesso tempo importiamo circa 30mila tonnellate e il saldo, soprattutto a volume, si è progressivamente eroso. Il punto è che, sul mercato internazionale, scontiamo una forte sudditanza rispetto alla Spagna, che esporta al netto circa dieci volte più di noi".

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Bano: "La genetica BASF | Nunhems ha alzato la qualità media del melone italiano"
Sul terreno della differenziazione si inserisce il ruolo del miglioramento genetico. Matteo Bano ha sottolineato come lo sviluppo varietale abbia inciso in modo significativo sulla qualità media del melone italiano.

"Negli ultimi anni alcune varietà specifiche di nostra introduzione hanno garantito buone rotazioni al punto vendita", ha spiegato l’Area Sales Manager Nord Italia di BASF | Nunhems. "Quando un melone assicura un determinato livello qualitativo, sostiene le vendite anche in un avvio di stagione difficoltoso dal punto di vista climatico".

Per BASF | Nunhems, il primo pilastro resta la qualità organolettica. "È il criterio che guida il lavoro dei nostri breeder sul melone. Lo vediamo nelle linee sul retato a polpa rossa, segmento nel quale siamo leader, ma anche nel retato classico italiano. Il mercato ci riconosce come azienda sementiera specialista del melone, anzi, del melone buono. Questo ha contribuito al miglioramento medio della qualità dell’intera proposta italiana".

Il secondo pilastro è l’innovazione. "Abbiamo lavorato sia su concept completamente nuovi: dal long shelf life alla polpa rossa con indicazioni di maturazione più chiare per raccogliere il frutto al momento giusto sia sia sull’introduzione di caratteri capaci di trasformare segmenti già esistenti in referenze più adatte alla Gdo, come nel melone liscio”.

Il melone liscio come opportunità distintiva
Proprio il melone liscio merita un discorso più approfondito. "È la tipologia cresciuta di più nel tempo – spiega Bano – e può allargarsi non solo nel Nord Italia, ma diventare anche un elemento utile, grazie alle sue peculiarità, per costruire una proposta da export", ha spiegato. "Oggi l’Italia ha due strade: continuare con un approccio opportunistico, che però non ci rende competitivi con la Spagna, oppure costruire un prodotto distintivo, capace di parlare davvero di Made in Italy".

In questo senso il liscio può giocare un ruolo importante. "Abbiamo lavorato per portare innovazione dentro una tipologia tradizionale, migliorando shelf life, durata e gestione del prodotto. Può diventare una proposta diversa, sia sul mercato nazionale sia su quello globale".

Francescon: "Adesso con il caldo e prezzi corretti, i negozi possono performare bene"
A riportare il punto di vista della produzione è stato Bruno Francescon, che ha ricostruito l’andamento della campagna partendo dal Senegal e dall’avvio italiano. "La campagna senegalese è partita molto bene, ma si è chiusa in modo meno positivo per problemi fitosanitari che stanno interessando più in generale l’Africa", ha spiegato. "Aprile doveva essere un mese molto favorevole, ma abbiamo avuto un buco di produzione che non ci ha permesso di sfruttare pienamente il ritardo della Sicilia". La produzione siciliana, infatti, è partita più tardi del normale. "Ad aprile c’era poco prodotto, mentre a maggio i volumi sono aumentati in modo importante. La settimana scorsa, complice il brutto tempo, i listini sono calati in maniera pesante. Ora, con il caldo di questi giorni, le quotazioni stanno risalendo, ma restano su livelli medi per il periodo, non proibitivi".

Secondo Francescon, il posizionamento attuale può sostenere le vendite. "Con prezzi al consumo attorno ai 2-2,5 euro, non credo ci siano elementi tali da bloccare i consumi. Penso anzi che questo weekend e il prossimo possano essere molto positivi sotto il profilo delle vendite". Anche la qualità del prodotto appare soddisfacente. "Il prodotto è molto buono, da qualunque area d’Italia arrivi: Sicilia, Campania e anche Mantova, dove stiamo già staccando i primi frutti di melone liscio e retato. Con prezzi corretti e temperature attorno ai 30 gradi, le performance dei negozi possono essere ottime".

Produzione senza criticità strutturali
Guardando alle prossime settimane, Francescon non vede particolari problemi produttivi. "Nel prosieguo non intravedo criticità dal punto di vista produttivo. La scorsa settimana ci ha fatto perdere qualche allegagione e può darsi che verso fine giugno ci sia un leggero calo di prodotto. Ma sarebbe una fase limitata, con un ritorno a pieno regime dal 5-7 luglio in poi. In campagna, nel complesso, non ci sono strascichi particolari: sta andando tutto bene".

"Esportiamo troppo poco: il problema è il nanismo italiano"
Francescon ha poi affrontato con decisione il tema dell’export, portando un dato significativo. "La nostra OP rappresenta oltre il 30% dell’export italiano di melone: su circa 30mila tonnellate esportate dall’Italia, oltre 10mila le facciamo noi", ha sottolineato. "Ma non ne siamo fieri fino in fondo. Non siamo noi a essere grandi, è l’Italia che esporta troppo poco. Questo è il vero problema".

Il confronto con la distribuzione del Nord Europa mette in evidenza i limiti strutturali del sistema italiano. "Molti distributori non prendono nemmeno in considerazione il melone italiano. Hanno già in assortimento il cantalupo spagnolo, prodotto specificamente per l’export, e gli spagnoli lo fanno molto bene. Noi riusciamo a intercettare una parte di quel lavoro, ma siamo tra i pochi organizzati per farlo".

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L’export richiede standard diversi rispetto al mercato nazionale. "Servono peso egalizzato, pezzature più piccole e capacità di servizio. Non avere veri competitor italiani, paradossalmente, ci penalizza: la competizione farebbe bene, perché aumenterebbe l’interesse verso il nostro Paese". Il limite, secondo Francescon, è dimensionale e organizzativo. "Con il melone soffriamo una situazione di nanismo che penalizza il sistema Italia quando si confronta con realtà distributive che viaggiano su migliaia di punti vendita. Per entrare in quei circuiti servono forniture importanti, continuità e una struttura adeguata".

Nella seconda parte della diretta sono stati approdonditi i temi strategici del comparto che approfondiremo nelle prossime uscite. (lg)