Dal campo
La mela diventa esperienza: in Val Venosta frutticoltura, turismo e territorio fanno sistema
Le Giornate delle Mele di VIP mostrano come si possa rafforzare il legame tra produzione, turismo, ristorazione e popolazione locale

La frutticoltura può essere molto più di una filiera agricola. Può diventare racconto, esperienza, leva turistica e fattore identitario per un territorio. Nel vino questo passaggio è ormai acquisito; nella frutta, invece, il potenziale resta spesso sottoutilizzato. Eppure, quando il prodotto viene messo al centro di un progetto capace di connettere agricoltura, comunità e turismo, il risultato può sorprendere.
Lo ha dimostrato la prima edizione delle Giornate delle Mele della Val Venosta, promossa da VIP e andata in scena dal 16 al 29 maggio 2026. Due settimane in cui il “paradiso delle mele” si è aperto a residenti e turisti, trasformando la mela nel filo conduttore di un programma diffuso con oltre 60 appuntamenti: visite guidate nei masi e nelle cooperative, escursioni tra i meleti, degustazioni, yoga tra i filari, iniziative per famiglie, cucina e benessere.
Un progetto nato con un obiettivo chiaro: portare il pubblico nel luogo in cui la mela nasce, cresce e diventa valore per l’intera valle.

“Collaborazione più forte tra agricoltura e turismo”
“L’obiettivo era rafforzare la collaborazione tra agricoltura e turismo, dare maggiore visibilità alla mela della Val Venosta e sensibilizzare la popolazione sull’importanza della coltivazione locale”, spiega Benjamin Laimer, responsabile marketing di VIP. “Volevamo creare tante occasioni di contatto, permettendo a ciascuno di vivere, scoprire e gustare la mela in modi diversi”. Il format ha coinvolto in modo capillare il territorio: VIP e 6 cooperative hanno aperto le proprie strutture, affiancate da sette associazioni turistiche della valle – 35 mila abitanti distribuiti in 13 comuni – 12 ristoranti, 2 gelaterie, 15 supermercati e 25 ambasciatrici della mela, impegnate nelle degustazioni e nelle attività con il pubblico. Un impianto pensato per parlare a target diversi, dalla popolazione locale ai turisti, dalle famiglie ai bambini, fino a giovani e anziani, articolato attorno a sei pilastri: scoprire, gustare, vivere, rilassarsi, imparare e divertirsi.

Per una prima edizione, il riscontro è andato oltre le attese. “C’era molta curiosità, perché era la prima volta che veniva realizzato un evento di questo tipo e non potevamo sapere quale sarebbe stata la risposta”, racconta Laimer. “Il risultato è stato superiore alle aspettative: solo per la visita alle cooperative sono arrivati oltre 5 mila visitatori, tra turisti e residenti, mentre per l’affluenza complessiva faremo analisi a consuntivo, ma l’entusiasmo fra tuttti coloro che hanno parteciparo è certamente un ottimo segnale”. Il dato conferma come la mela, se raccontata nel suo contesto produttivo e paesaggistico, possa diventare esperienza: non solo prodotto da acquistare, ma porta d’accesso a un territorio, alle sue aziende, alle persone che lo coltivano e alla cultura agricola che lo sostiene.
La forza di un sistema radicato
Del resto VIP è una realtà profondamente radicata nella Val Venosta e ne rappresenta una delle espressioni economiche più significative: 1.500 contadini, sette cooperative, una produzione media annua di 350 mila tonnellate di mele, di cui 50 mila biologiche, coltivate su oltre 5 mila ettari tra i 500 e i 1.100 metri di altitudine. Numeri che valorizzano la vocazione produttiva della valle e si inseriscono in un’organizzazione strutturata, con circa 60 collaboratori nella sede centrale e 900 collaboratori includendo le 7 cooperative. Una dimensione che conferma quanto la mela sia un pilastro dell’economia, del paesaggio e dell’identità locale.

Per far comprendere fino in fondo le potenzialità del festival, VIP ha accompagnato la stampa B2B e B2C dentro alcune esperienze, trasformando il racconto in prova diretta. E il percorso non poteva che partire dal campo, con la visita nei meleti insieme ad Anja Ladurner, frutticoltrice VIP, che nel proprio maso coltiva 7 ettari di mele, combinando diverse varietà.
“Coltivo mele da oltre 30 anni e non cambierei vita, nonostante le difficoltà non manchino, a partire dal clima”, racconta Ladurner. “In questi giorni, per esempio, stiamo già irrigando a pieno ritmo perché l’ondata di caldo è eccezionale”.
Alle incognite climatiche si sommano costi in crescita, investimenti rilevanti e difficoltà nel reperire manodopera. Basti pensare che piantare un ettaro di meleto con rete antigrandine può richiedere un investimento compreso tra 50 e 80 mila euro. Eppure, il legame con la terra resta fortissimo. “La gioia di vedere crescere i propri frutti è impagabile”, aggiunge Ladurner. “E all’interno di un’organizzazione strutturata come VIP anche i piccoli produttori come noi trovano valorizzazione”.

La mela raccontata come un vino
In Val Venosta la mela è una cosa seria. Non a caso la stessa Ladurner è anche sommelier della mela, figura formata attraverso un percorso di 80 ore per riconoscere caratteristiche, profumi, consistenze e sfumature delle diverse varietà, e poi raccontarle ai consumatori in eventi, degustazioni, alberghi e incontri sul territorio. In tutto l’Alto Adige oggi si contano circa 70 sommelier della mela: un segnale evidente di una strategia che punta a elevare il frutto da semplice prodotto agricolo a esperienza culturale e sensoriale.
Come ogni degustazione che si rispetti, anche qui l’assaggio diventa centrale. Accanto agli evergreen come Golden Delicious, alle nuove protagoniste come Cosmic Crisp e alle selezioni dedicate al biologico come Natyra, il percorso ha proposto un ulteriore salto di qualità con l’apple pairing, l’abbinamento della mela con prodotti di eccellenza della cucina italiana, declinati anche in chiave regionale.

Partendo dalla Golden Delicious, mela nazionale per eccellenza, si è aperto un gioco di contaminazioni tra sapori: limone campano, cioccolato di Modica, pecorino romano, speck. Il risultato è sorprendente, perché ogni abbinamento apre nuove possibilità di consumo e mostra quanto la mela possa dialogare con ingredienti anche molto diversi. Per chi scrive, l’incontro con lo speck è tra i più riusciti: semplice, immediato, ma capace di esaltare entrambe le componenti. Da provare.
Dal campo alla cucina gourmet
Dalla degustazione il passo verso la cucina è breve. Gli abbinamenti pensati per consumare la mela tal quale diventano il punto di partenza per esperienze gastronomiche più ampie, capaci di dimostrare la trasversalità di questo frutto: dalla carne al pesce, dal dolce al salato, fino alla ristorazione d’autore. La cena al ristorante stellato Kuppelrain di Castelbello ha portato la mela in una dimensione gourmet, valorizzandola come ingrediente capace di sostenere un intero percorso gastronomico. Al ristorante Onkel Taa, invece, è emerso il dialogo con le erbe aromatiche e con la biodiversità delle montagne altoatesine, in un gioco di profumi e sapori fortemente legato al territorio.

La sessione di cucina con Thomas Ortler, chef del ristorante Flurin di Glorenza, ha riportato infine la mela in una dimensione più domestica e quotidiana, mostrando come possa entrare anche in preparazioni tradizionali e accessibili, dai classici canederli ad altre ricette alla portata di tutti. Un’esperienza preceduta da una sessione di yoga tra i meleti, ulteriore tassello di un percorso costruito per far percepire il legame tra mela, natura, benessere e territorio.

Nel suo insieme, il programma ha dato concretezza a questa visione anche attraverso workshop, brunch in malga, aperitivi degustazione, percorsi dedicati ai distillati ottenuti da diverse varietà, iniziative wellness con sauna, oli essenziali e trattamenti ispirati al frutto simbolo della valle. Spazio anche alla divulgazione, con conferenze su mela e salute, degustazioni guidate, incontri con i sommelier e attività didattiche.
“In queste due settimane non abbiamo organizzato una semplice festa, ma un vero festival del paradiso delle mele”, sottolinea Laimer. “Siamo riusciti a mettere la mela al centro, facendo ruotare attorno a essa esperienze, gusto, conoscenza e territorio”.

Un finale tra luci, suoni e filari
A suggellare la prima edizione è stato l’evento finale, pensato come momento simbolico e scenografico: una magia di luci e suoni tra i meleti, con 30 filari illuminati da 600 torce, musica dal vivo, drink e proposte gastronomiche a base mela. Un’immagine potente per chiudere un percorso sostenuto anche da una campagna di comunicazione tra affissioni, social media, radio e advertising, con l’obiettivo di dare riconoscibilità al festival e al suo messaggio.

Le Giornate delle Mele della Val Venosta hanno indicato una strada precisa: la frutticoltura può diventare narrazione territoriale, esperienza turistica e occasione di relazione con la comunità. Non sostituisce la produzione, ma la valorizza, restituendo al consumatore la percezione del lavoro, del paesaggio e delle persone che stanno dietro a un frutto. Ed è in questa capacità di fare sistema che la mela della Val Venosta può trovare una nuova dimensione di racconto e di valore. (lg)



















