Il colpo di fuoco batterico frena la pericoltura spagnola

In Aragona la superficie coltivata è crollata del 42% in dieci anni e non accenna a diminuire

Il colpo di fuoco batterico frena la pericoltura spagnola

Le criticità fitosanitarie della pericoltura non parlano solo italiano. Come riporta Valencia Fruits, in Spagna il Colpo di Fuoco batterico – malattia provocata dal batterio Erwinia amylovora – sta diventando un problema sempre più pesante, soprattutto nelle aree vocate alla produzione di pere. E in Aragona, più che una semplice emergenza sanitaria, la malattia comincia ad assumere i contorni di una questione strutturale, capace di erodere superfici, redditività e prospettive di tenuta per molte aziende.

A lanciare l’allarme è UAGA-COAG, che denuncia la “scomparsa allarmante” dei pereti nei comprensori di Calatayud e Valdejalón, in provincia di Saragozza, come effetto diretto dell’epidemia di colpo di fuoco batterico. Secondo i dati del Governo aragonese sulle superfici produttive dichiarate nell’ambito della PAC, negli ultimi dieci anni in queste aree sono andati persi 700 ettari di pereti. Più in generale, in Aragona la superficie coltivata a pero si è ridotta del 42% in un decennio, con quasi metà della contrazione concentrata proprio in questi due distretti.
Il punto, però, non è soltanto agronomico. Per l’organizzazione agricola la diffusione della malattia sta mettendo a rischio la continuità stessa di numerose aziende familiari, soprattutto nei territori dove il pero rappresenta la principale fonte di reddito e dove le alternative colturali redditizie sono limitate. Nonostante i tentativi messi in campo dai produttori per arginare il batterio, il quadro viene giudicato sempre più difficile da sostenere. 
Da qui la richiesta rivolta al Dipartimento dell’Agricoltura del Governo di Aragona: servono misure compensative più ampie, che non si limitino a coprire i costi di estirpazione e reimpianto, ma riconoscano anche il mancato guadagno e, nei casi estremi, prevedano indennizzi per la cessazione dell’attività. Secondo UAGA-COAG, il bando pubblicato ad agosto 2025 non basta, perché prevede un sostegno solo parziale, pari al 50% del costo di rimozione e reimpianto, lasciando scoperto il vero nodo economico della vicenda: la perdita di reddito.

L’organizzazione agricola chiede inoltre una mappatura più precisa dell’estensione della malattia in Aragona e una quantificazione puntuale dell’impatto anche sul comparto della trasformazione. Dopo la recrudescenza registrata negli ultimi due anni, il timore è che il colpo di fuoco batterico non sia più un problema circoscritto, ma una minaccia strutturale per il futuro della pericoltura regionale.

Se in Aragona prevale il fronte dell’emergenza, in Rioja si tenta intanto di costruire una risposta più operativa. Il Governo regionale ha avviato una sperimentazione per valutare l’efficacia di diversi principi attivi autorizzati nel controllo del colpo di fuoco batterico, con applicazione in condizioni reali di coltivazione e particolare attenzione ai pereti.
Il progetto punta a facilitare le scelte dei produttori e a migliorare i protocolli di difesa. Un passaggio non secondario, perché in assenza di strumenti davvero efficaci il rischio è che anche altre aree produttive si trovino presto nella stessa condizione denunciata oggi in Aragona.
La Rioja, intanto, sta inserendo questa attività in una strategia più ampia: gruppo tecnico specializzato, aiuti diretti per compensare i maggiori costi degli interventi di contenimento, priorità ai frutticoltori nei programmi di modernizzazione aziendale e richiesta di autorizzazioni eccezionali per alcuni prodotti fitosanitari. Segnali di una presa di coscienza istituzionale che, altrove, i produttori ritengono ancora insufficiente.
Il punto, in definitiva, è che il colpo di fuoco batterico non viene più vissuto come una semplice avversità fitosanitaria. In Spagna sta assumendo sempre più i contorni di una questione economica e strutturale, capace di ridisegnare la geografia produttiva del pero. E quando una malattia comincia a far sparire gli ettari, oltre che i frutti, il problema smette di essere solo tecnico e diventa una vera emergenza di filiera, e purtroppo, i produttori italiano lo sanno molto bene.