Dal campo
Grecia, cresce la paura nei campi: drupacee colpite da una patologia ancora senza diagnosi
Il fenomeno dei “germogli secchi” colpisce pesche e nettarine, albicocche e mandorli: cause ancora incerte e produzione 2026 a rischio

In Grecia cresce l’allarme nel comparto delle drupacee per il fenomeno dei cosiddetti “germogli secchi”, una sindrome ancora non del tutto chiarita che sta colpendo pesche e nettarine, albicocche e mandorli. Il problema, segnalato con particolare intensità in questo inizio 2026, provoca l’essiccamento dei giovani germogli, la distruzione delle gemme e, nei casi più gravi, compromette sia la produzione dell’anno sia il corretto sviluppo della pianta. Le aree più colpite sono Pella e Imathia, due poli strategici per la peschicoltura greca, ma casi significativi sono stati registrati anche in Tessaglia, soprattutto nelle zone produttrici di mandorle, e in altri areali come Larissa ed Evros. L’estensione del fenomeno sta generando forte preoccupazione tra i produttori, anche perché al momento non esiste ancora una diagnosi definitiva.
Un quadro complesso e probabilmente multifattoriale
Secondo quanto riportato da AgroTypos, il fenomeno è stato al centro di un incontro presso l’Istituto per le latifoglie di Naoussa, dove ricercatori, organizzazioni agricole e rappresentanti della produzione hanno avviato un percorso coordinato per comprendere l’origine del problema e definire possibili strategie di contenimento. Le ipotesi sul tavolo sono diverse: instabilità climatica, inverni miti, bruschi sbalzi termici, infezioni fungine o batteriche e possibile presenza di insetti. Gli esperti tendono a escludere, almeno per ora, una causa unica. Il quadro osservato in campo appare infatti disomogeneo, con sintomi differenti anche all’interno degli stessi areali produttivi.
In Tessaglia, una squadra tecnica regionale ha effettuato sopralluoghi in diversi appezzamenti, rilevando un diffuso essiccamento di rami e germogli e solo le verifiche di laboratorio potranno chiarire con maggiore precisione quali agenti patogeni siano coinvolti.

Prime indicazioni: possibile infezione fungina
Le prime valutazioni degli esperti indicano una possibile origine fungina, forse aggravata dagli effetti del cambiamento climatico che negli ultimi anni ha colpito duramente alcune aree agricole greche, fra forti temporali, culminati in inondazioni. Il fenomeno sembra manifestarsi con particolare evidenza su piante in piena maturità di circa otto anni, ma le verifiche sono ancora in corso.
In attesa dei risultati definitivi, ai produttori viene raccomandato di intervenire rapidamente con il taglio dei rami colpiti, la loro eliminazione e distruzione tramite bruciatura, per ridurre il rischio di diffusione dell’eventuale agente patogeno. Fondamentale anche il rispetto rigoroso delle norme igieniche durante le operazioni colturali, dalla potatura alla gestione degli strumenti di lavoro.
Una piattaforma per mappare i danni
Per misurare con precisione l’entità del problema, l’Organizzazione Nazionale Interprofessionale della Pesca si prepara a lanciare una piattaforma digitale dedicata alla registrazione degli attacchi. L’obiettivo è costruire una mappatura puntuale degli episodi, con il supporto di agronomi e produttori, attraverso fotografie, dati di campo e incrocio delle informazioni. La piattaforma dovrebbe coprire le principali aree peschicole del Paese, dalla Macedonia Centrale a Larissa, fino ad alcune zone della Macedonia Occidentale.
Per il settore greco delle drupacee si apre quindi una fase delicata: prima ancora di intervenire, sarà necessario capire con precisione natura, diffusione e intensità di una fitopatia che rischia di incidere pesantemente sulla prossima campagna produttiva. (lg)




