Economia
Fruitimprese lancia l’allarme: senza manodopera a rischio il futuro della frutticoltura italiana
Dalla 77esima assemblea annuale focus su carenza di lavoratori, nuovi mercati, reciprocità, PPWR e agrofarmaci

Nell’ampia relazione con cui Marco Salvi, presidente Fruitimprese, ha aperto i lavori della 77esima assemblea annuale dell’Associazione Imprese Ortofrutticole – alla presenza del ministro on. Francesco Lollobrigida, dei rappresentanti delle organizzazioni professionali e dei sindacati dei lavoratori agricoli - accanto alle criticità legate alla crisi del commercio globale, all’aumento dei costi dell’energia, alle deludenti politiche europee, si è levato un grido d’allarme su una emergenza che minaccia il futuro della nostra frutticoltura e dell’intera agricoltura italiana: la carenza di manodopera. “Negli ultimi anni si è venuto a creare un vero e proprio buco negli organici delle aziende agricole che non hanno più trovato maestranze esperte, né personale da formare disposto a intraprendere questo lavoro”, ha detto Salvi. “Oggi la situazione è drammatica. Le aziende sono costrette spesso a rinunciare a investimenti di nuovi frutteti o serre”.
Purtroppo – ha continuato Salvi – “le soluzioni messe in campo finora si sono dimostrate solamente dei palliativi. Sicuramente le politiche governative di addestrare le maestranze nei loro Paesi di origine e le iniziative per avvicinare i giovani al settore sono da lodare, ma oggi non bastano. Noi di Fruitimprese, recentemente, durante una missione organizzata dal MASAF, abbiamo sottoscritto un accordo con le autorità dell’Uzbekistan per l’arrivo di un primo contingente di 50 lavoratori in Italia, ma il settore ha bisogno di 100.000 persone”.
Il decreto flussi, seppur migliorato, rischia di creare sacche di illegalità a causa della discrepanza temporale tra la richiesta del datore e l’arrivo del lavoratore sul territorio italiano, per questo si stima ci siano oggi decine di migliaia di persone nel nostro Paese con il permesso di soggiorno scaduto o che sta per scadere, ma che, per problemi burocratici, non possono accedere ad un posto di lavoro.
I lavoratori italiani sono sempre meno e sempre più anziani, i giovani disposti a lavorare nei campi sono pochissimi e disincentivati da un sistema, quello della disoccupazione agricola, che li spinge a limitare il numero di giornate lavorate.
Il problema della mancanza della manodopera è gravissimo e promette di peggiorare nei prossimi anni.
IL QUADRO INTERNAZIONALE
Il 2025 e l’inizio del 2026 segnano purtroppo il punto più alto di una escalation militare che oggi sembra rappresentare l’unico mezzo di definizione delle controversie internazionali.
Al momento siamo in una condizione di tregua che speriamo sia foriera di un definitivo cessate il fuoco; finora hanno pagato lo scotto di questa situazione soprattutto gli operatori delle mele, che nulla potranno fare in caso di chiusura del Mar Rosso, se non provare a circumnavigare l’Africa, impresa costosa e complicata che apre i mercati arabi agli americani.
Purtroppo, gli effetti della guerra agli Ayatollah non si esauriscono qui, la Turchia e l’Egitto sono storicamente i migliori partner dei paesi arabi e, al momento, vedono le loro esportazioni rispettivamente di mele e agrumi molto rallentate; il rischio concreto è che questi prodotti invadano il mercato europeo con effetti devastanti sul livello dei prezzi.
Mai come ora dobbiamo trovare nuovi sbocchi e accelerare sull’apertura dei nuovi mercati, in particolare per le mele in Cina e in Messico e per l’uva da tavola in Sudafrica e Brasile. Il MASAF e l’ISMEA stanno investendo in questo capitolo, bisogna far presto e arrivare prima degli altri competitors europei, altrimenti il lavoro sarà vanificato.
Un cenno anche per gli accordi di libero scambio: l’Unione Europea sta giustamente, a nostro parere, investendo tempo e risorse in questo ambito. La missione di Fruitimprese è sempre stata quella di una apertura al mondo, nell’intento di cogliere al meglio le opportunità che si presentano, quindi non saremo mai contrari agli accordi internazionali; è però necessario che all’apertura delle frontiere doganali corrisponda sempre una intesa sanitaria e soprattutto fitosanitaria che permetta ai nostri prodotti di arrivare sul mercato alle stesse condizioni che vengono riservate a chi intende entrare in quello europeo; la parola d’ordine deve essere sempre e solo RECIPROCITA’.
IL COMMERCIO ESTERO ORTOFRUTTICOLO ITALIANO NEL 2025
Nonostante questa situazione, l’anno 2025 segna un nuovo primato per le esportazioni di ortofrutta fresca, il cui valore, in aumento dell’11% rispetto all’anno 2024, si attesta a 6,7 miliardi euro; positivo anche il risultato per le quantità esportate (quasi 4 milioni di tons) in aumento dell’8,1% rispetto all’anno precedente.
Un risultato eccezionale che dimostra la straordinaria dinamicità e resilienza delle aziende italiane, ma che, visto cosa sta succedendo a livello internazionale, rischia di restare per un po’ di tempo un punto di riferimento, se consideriamo che, solamente con il Medio Oriente, potremmo perdere 150 milioni di euro di valore esportato.
Il comparto è vivo e dinamico, sono infatti in crescita anche le importazioni che segnano un +7% in quantità e +14,9% in valore, ne deriva un saldo commerciale in leggera discesa rispetto allo scorso anno pari a circa 408 miliardi di euro, in calo del 26,8% rispetto al 2024. Rimane negativo il saldo il volume (-195.960 tons) in leggero recupero (+7,7%) rispetto all’anno precedente.
Per quanto riguarda i singoli prodotti campioni del nostro export, ci sono numeri molto interessanti per le mele che sfondano il tetto di 1 milione di tonnellate esportate, in crescita del 17,24%, e che consolidano il primato di prodotto più esportato in valore (oltre 1,1 miliardi di euro) +16,03% rispetto al 2024.
Bene anche l’export di uva da tavola, che segna +16,25% in volume e +8,47% in valore, a testimonianza di una campagna di raccolta in generale positiva, nonostante alcune problematiche dal punto di vista qualitativo.
Numeri molto positivi anche per le esportazioni di kiwi, in crescita del 19,81% in quantità e del 26,45% in valore; questo prodotto contribuisce oggi al nostro export per quasi 700 milioni di euro, merito anche delle nuove varietà gialle e rosse che si stanno affermando sui mercati.
LA QUESTIONE AGROFARMACI
In queste settimane è in discussione a Bruxelles una modifica del Reg. 1107/09 sugli agrofarmaci, ma il rischio concreto è che, ancora una volta, l’elefante possa partorire il topolino. Si sta infatti delineando una semplificazione significativa per la registrazione e l’utilizzo delle sostanze per il biocontrollo, per cui, in molti casi, l’efficacia è tutta da verificare, tralasciando la risoluzione dei veri problemi degli agricoltori, ovvero la attuale mancanza di mezzi a disposizione per contrastare il cambiamento climatico e l’attacco degli insetti.
E’ il momento, a nostro parere, di mettere mano seriamente ad un regolamento che ha 17 anni di vita e che non tiene conto del progresso scientifico e delle mutate condizioni climatiche.
C’è poi da risolvere il nodo delle autorizzazioni in deroga, è tempo che, almeno per questo argomento, l’Unione Europea si dimostri un mercato unico e vengano garantite agli agricoltori dei diversi Paesi le stesse prerogative. Secondo noi se un principio attivo è autorizzato in un Paese, lo deve essere anche negli altri che hanno le stesse coltivazioni e le stesse condizioni climatiche.
Per fortuna non ci sono solo ombre nell’attività della Commissione Europea; in tema di salvaguardia delle produzioni, finalmente, dopo 3 anni è stato trovato l’accordo sul testo del regolamento relativo alle TEA, le Tecniche di Evoluzione Assistita.
IMBALLAGGI, IL PPWR COMINCIA A PRODURRE I SUOI EFFETTI
In tema di imballaggi dal prossimo 12 agosto entreranno in vigore i primi provvedimenti del famigerato PPWR; inoltre, dal 2028 niente più bollini non biodegradabili sulla frutta e dal 2030 gli imballaggi in plastica per l’ortofrutta al di sotto di 1,5 kg saranno messi al bando, anche se questi rappresentano solamente l’1,5% del totale degli imballaggi alimentari e solo lo 0,8% del totale delle confezioni in plastica. Un divieto che, in pieno spirito europeo, potrà essere derogato in modo differente da ogni Stato, in base alla natura del prodotto contenuto.
In pratica avremo confezioni differenti a seconda di dove andremo ad esportare, una situazione veramente inaccettabile…
IL SETTORE IN ITALIA
A tenere banco nelle ultime settimane è ancora una volta la questione prezzi, l’inflazione è ripresa a salire e le stime prevedono che se la guerra in Iran finisse entro il mese di aprile l’indice dei prezzi si stabilirebbe al 3% con un PIL italiano nel 2026 al +0,5%.
Per prodotti come i nostri con valore intrinseco molto limitato, l’effetto degli aumenti di trasporti, energia, fertilizzanti e materie plastiche, si sta già facendo sentire pesantemente.
Sicuramente c’è l’urgente necessità di un mix di interventi governativi per ridurre gli effetti di questi aumenti dei costi, ma, soprattutto, nessuno sente il bisogno di prese di posizione pubbliche da parte di chi dichiara il proprio impegno a garantire i prezzi per i consumatori, per poi caricare degli oneri i propri fornitori.
Il mercato è già pesante per tutti e non è il momento di manovre speculative che potrebbero trasformarsi in vere e proprie pratiche sleali.
CYBERSICUREZZA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Nel corso dell’ultimo anno si è parlato molto di cybersicurezza e di intelligenza artificiale, sono due argomenti che potrebbero sembrare avulsi dal comparto agricolo e invece rappresentano entrambi importanti veicoli di sviluppo per la competitività delle nostre aziende.
Chi sa governare meglio questi argomenti ha già un vantaggio competitivo che deve mantenere e implementare, negli altri settori questo processo è già in atto, l’ortofrutta non deve rimanere indietro.
Fonte: Ufficio stampa Fruitimprese


















