Attualità
Crisi nel Golfo e i fertilizzanti volano a +37% in meno di un mese
L'urea infiamma i listini italiani mentre le tensioni minacciano le prossime semine

La crisi del Golfo Persico ha colpito il mercato globale dei fertilizzanti, con conseguenti timori per i possibili impatti sulle prossime semine. I rincari hanno interessato in particolare l’urea, per effetto sia dei rialzi di energia e gas, che sono i due principali input produttivi, che delle criticità negli approvvigionamenti attraverso lo stretto di Hormuz. Occorre ricordare che Qatar e Iran sono due produttori ed esportatori chiave a livello globale. I futures (ovvero contratti standardizzati negoziati in Borsa in cui viene fissato oggi il prezzo per comprare o vendere una determinata merce in una data futura) quotati al CME (FOB Middle Coast) sono aumentati del +37% tra il 27 febbraio e il 19 marzo. Di simile entità la crescita nel mercato italiano, con i prezzi rilevati dalle Borse Merci ed analizzati da BMTI che sono aumentati del +36%. Consistente anche il rialzo del solfato di ammonio, con un +20% nei listini delle Borse Merci. Nella produzione di questo fertilizzante interviene l’acido solforico che, a sua volta, si ottiene dallo zolfo, materia prima di cui l’Iran è uno dei principali esportatori mondiali. L’aumento delle quotazioni dello zolfo ha determinato un rincaro dell’acido solforico e, di conseguenza, ha spinto al rialzo anche i prezzi del solfato di ammonio. In aumento del +13% anche il nitrato di ammonio.
Pur a fronte dei rialzi delle ultime settimane, le quotazioni dei fertilizzanti azotati restano comunque lontane dai picchi che si raggiunsero nel 2022 a seguito dell’inizio del conflitto russo – ucraino, con il valore attuale dell’urea inferiore di circa il -30% e quello del solfato di ammonio di circa il -47%. (lg)
Fonte: Ufficio Stampa BMTI





