Dal campo
Cile, kiwi in accelerazione: attesa una crescita del 20%
Si prevede riduzione dei calibri e aumentano le criticità legate alla PSA

La stagione dei kiwi cileni è alle porte e il settore si prepara con aspettative elevate, come raccontato da PortalFructicola.com. Carlos Cruzat, responsabile del Comitato cileno dei kiwi, indica un avvio di campagna promettente: pur con un frutto atteso mediamente più piccolo rispetto allo scorso anno, le stime parlano di una crescita produttiva del 20% su base annua. Un risultato che, secondo Cruzat, si spiega soprattutto con una allegagione superiore alle attese favorita da clima migliore nella fase precedente alla fioritura.
L’effetto nei frutteti è stato evidente: la combinazione di condizioni agronomiche e risposta vegetativa ha favorito un’abbondante emissione di boccioli floreali, sia negli impianti più datati sia in quelli di nuova realizzazione, aumentando così il potenziale produttivo complessivo del Paese.
Non è però mancato il rovescio della medaglia. La stagione, infatti, ha dovuto fare i conti con gli effetti negativi associati al PSA (Pseudomonas syringae pv. actinidiae), che in alcune aree ha imposto diradamenti e interventi correttivi. La conseguenza è stata una maggiore incidenza di frutti deformi e un aumento della quota di prodotto classificabile come di seconda categoria. Cruzat, tuttavia, sottolinea che gli standard di qualità, in particolare quelli legati alla forma, non sono stati ritoccati: l’obiettivo resta mantenere livelli elevati e omogenei per competere sui mercati internazionali.
Il percorso verso il kiwi giallo cileno
Sul fronte varietale, l’industria cilena continua a inseguire da tempo lo sviluppo commerciale del kiwi giallo, ma il percorso resta complesso. Secondo Cruzat, le varietà oggi presenti sarebbero in una fase di “assestamento e declino”, con volumi sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente. Proprio questa situazione sta alimentando un rinnovato interesse del comparto verso nuove alternative.
Il dirigente descrive un movimento in crescita: coltivatori, gruppi organizzati e titolari di licenze commerciali stanno arrivando nel Paese con l’obiettivo di individuare spazi e avviare nuovi progetti. Per Cruzat si tratta di un processo coerente con una visione di medio-lungo periodo, che passa dalla revoca delle quarantene alle valutazioni agronomiche, fino ai test di adattamento alle condizioni locali. Nel frattempo, indipendentemente dalla sperimentazione, sarà ancora il kiwi verde a rappresentare la quota principale dell’offerta cilena. La priorità dichiarata è chiara: raggiungere gli standard più alti di qualità per presidiare con solidità i mercati esteri.

Il kiwi cileno nel contesto globale
Sul piano internazionale, Cruzat guarda anche alle mosse dei principali competitor. Il gigante neozelandese Zespri ha recentemente annunciato proiezioni di crescita dei volumi vicine al 10% entro il 2030, un obiettivo ambizioso anche per un player di quelle dimensioni. Ma proprio per questo, avverte il dirigente cileno, è necessario leggere con prudenza le prospettive.
Pur restando il principale produttore mondiale, la Nuova Zelanda – secondo Cruzat – si troverebbe davanti a un calo vicino al 12% della produzione di kiwi verde, in assenza di una significativa espansione degli impianti. Sul kiwi giallo, invece, i volumi dovrebbero rimanere allineati allo scorso anno, con lo sviluppo organico di nuove varietà – come la G3 – che contribuirebbe alla crescita futura. Il quadro, in sostanza, suggerirebbe un rallentamento della visione espansiva nel lungo periodo. Per il Cile, e per i mercati dell’emisfero settentrionale, è un elemento da osservare con interesse: Europa e Stati Uniti restano destinazioni chiave, dove il Paese latinoamericano è il secondo importatore.
Un’offerta potenzialmente più limitata, ragiona Cruzat, potrebbe tradursi in vendite più selettive e ordinate. Un contesto che non penalizza il kiwi cileno, anzi, perché ne rafforza il ruolo complementare all’interno del calendario di fornitura globale.
Sul fronte commerciale, la strategia 2025/26 punterà su quattro mercati considerati prioritari: India, Stati Uniti, Brasile e Messico. Sono destinazioni con un bacino di consumatori enorme e un potenziale ancora ampio da sviluppare: qui, sottolinea Cruzat, il consumo pro capite di kiwi resta molto basso, tra 0,1 e 0,5 chili a persona, e proprio per questo rappresenta una leva di crescita rilevante per il medio periodo.



















