Dal campo
Certificazioni di sostenibilità, sempre più centrali nelle strategie aziendali
Equalitas e VIVA, standard nati nel vino, offrono strumenti replicabili lungo tutta la filiera agroalimentare

Negli ultimi anni la sostenibilità è passata da leva reputazionale a vero fattore di competitività anche per il comparto agroalimentare, compreso quello ortofrutticolo. Le richieste del mercato, l’attenzione crescente dei consumatori, le politiche ambientali e le condizioni poste dalla Gdo impongono alle imprese strumenti credibili e verificabili. Un’evoluzione che riguarda da vicino anche il segmento dell’uva e della vitivinicoltura, sempre più chiamato a dimostrare, dati alla mano, le proprie performance ambientali e sociali lungo tutta la filiera.
In questo contesto, alcuni degli strumenti più strutturati arrivano dal mondo vitivinicolo, come Equalitas e VIVA, standard di certificazione che offrono modelli replicabili e interessanti anche per altre filiere agricole ad alto valore come quella ortofrutticola.
Equalitas rappresenta uno standard volontario che promuove un approccio integrato alla gestione della filiera, coniugando sostenibilità ambientale, responsabilità sociale ed equilibrio economico. Si tratta di un modello strutturato che consente alle aziende di implementare un Sistema di Gestione della Sostenibilità e di redigere un Bilancio Annuale di Sostenibilità, basato su indicatori chiari e su obiettivi di miglioramento continuo. Applicabile a tutti gli attori della filiera – aziende agricole, strutture di trasformazione, cantine e organizzazioni di produttori – lo standard si articola su tre livelli (organizzazione, prodotto e denominazioni) e copre l’intero ciclo produttivo: dalla gestione del suolo e delle risorse alla tutela della biodiversità, fino alla quantificazione dell’impronta carbonica e alle pratiche di lavoro e di comunicazione.
“Si tratta di un modello che consente di rendere la sostenibilità misurabile e verificabile, valorizzando dati oggettivi certificati da enti terzi”, spiega Giuseppe Maio, Scheme Manager Equalitas e VIVA”.

Un altro programma di riferimento è VIVA – La sostenibilità della vitivinicoltura in Italia, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e attivo dal 2011. Anche in questo caso si tratta di uno standard orientato alla misurazione e al miglioramento delle performance di sostenibilità.
Il modello si basa su quattro indicatori – Aria, Acqua, Vigneto e Territorio – che consentono di quantificare gli impatti ambientali e socio-economici. Attraverso disciplinari tecnici e strumenti di calcolo dedicati, le aziende possono monitorare le proprie prestazioni e definire piani di miglioramento.
Elemento distintivo del programma è il sistema di comunicazione trasparente, basato su etichetta digitale consultabile tramite QR code, che rende accessibili i risultati raggiunti dalle aziende. “Uno degli aspetti più interessanti di questi schemi è proprio la capacità di tradurre la sostenibilità in informazioni chiare per il mercato”, aggiunge Maio. Un’esigenza quest’ultima sempre più sentita anche nel comparto ortofrutticolo, dove la trasparenza è ormai un prerequisito per l’accesso a molti canali commercial.
In entrambi i casi, il ruolo degli organismi di certificazione è determinante per garantire affidabilità e credibilità. In questo ambito, CCPB si posiziona come partner qualificato, essendo autorizzato a fornire i servizi di verifica e certificazione sia per Equalitas sia per VIVA.
La certificazione si conferma così non solo come strumento di conformità, ma come leva gestionale e competitiva, in grado di generare valore lungo tutta la filiera agroalimentare sempre più al centro delle strategie di sostenibilità del comparto ortofrutticolo italiano.



















