Agrumi, l’import extra-Ue mangia quote alla produzione europea

In dieci anni oltre otto punti di mercato si sono spostati fuori dall’Unione

Agrumi, l’import extra-Ue mangia quote alla produzione europea

Gli agrumi europei arretrano, mentre le importazioni dai Paesi terzi conquistano quote crescenti di mercato. Il dato è netto: nell’ultimo decennio la produzione comunitaria è scesa dal 71,1% al 62,5% del mercato Ue, mentre il prodotto importato è salito dal 28,9% al 37,5%. In dieci anni, quindi, oltre otto punti di mercato si sono spostati fuori dai confini europei. È la fotografia contenuta in un rapporto di AVA-Asaja, basato su dati del Ministero dell’Agricoltura spagnolo e presentato a Bruxelles ai rappresentanti della Commissione e del Parlamento europeo, come riportato da ValenciaFruits. Il documento mette in fila una dinamica ormai strutturale: la crescita delle importazioni sta comprimendo lo spazio commerciale degli agrumi europei, con effetti particolarmente evidenti su mandarini, arance e produzioni precoci.

Il caso più marcato riguarda i mandarini. Tra il 2015 e il 2025 la quota europea è passata dall’80,5% al 61,6%, con una perdita di 18,9 punti percentuali. Una flessione che racconta meglio di ogni altra il progressivo spostamento degli equilibri di mercato verso il prodotto extra-Ue. Le importazioni, intanto, continuano a salire. Nel 2025, con dati aggiornati a ottobre, gli acquisti di agrumi da Paesi terzi hanno raggiunto 1.931.711 tonnellate, il 4,5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e il 5,4% sopra la media degli ultimi cinque anni. In valore, per la prima volta, è stata superata la soglia dei 2 miliardi di euro.

A guidare la classifica dei fornitori è il Sudafrica, con il 49,4% del totale importato, seguito da Egitto (19,8%), Turchia (6,5%), Marocco (6,1%) e Argentina (5,2%). Non si tratta soltanto di volumi in aumento, ma anche di una sovrapposizione sempre più sensibile con i calendari produttivi europei. Tra settembre e novembre 2025 sono arrivate 261.355 tonnellate di arance sudafricane, in una fase delicata per la Navelina spagnola. Tra gennaio e giugno, invece, le 330.558 tonnellate provenienti dall’Egitto si sono sovrapposte alle campagne di Navelina e Valencia. Nel comparto dei mandarini, le 111.916 tonnellate importate dal Sudafrica tra settembre e novembre hanno inciso sullo spazio commerciale dei mandarini precoci e delle clementine della Comunità Valenciana.

Il risultato è una pressione crescente sulle produzioni comunitarie proprio nei momenti più sensibili della campagna. Il nodo non è solo quantitativo. La questione riguarda anche la competitività complessiva della filiera europea, chiamata a rispettare standard produttivi, ambientali e fitosanitari sempre più stringenti, mentre sul mercato entrano prodotti provenienti da Paesi con condizioni produttive diverse. Da qui la richiesta di maggiore reciprocità, controlli più severi e strumenti di salvaguardia capaci di intervenire quando l’aumento dell’import mette sotto pressione i prezzi alla produzione.

Sul tavolo resta anche il tema dei nuovi accordi commerciali, a partire dal Mercosur, indicato come possibile ulteriore fattore di pressione soprattutto per i succhi e per i prodotti trasformati, oltre che per il fresco. In un mercato già segnato dall’avanzata del prodotto extra-Ue, ogni ulteriore apertura rischia di rendere ancora più complesso l’equilibrio per l’agrumicoltura europea. La traiettoria, in ogni caso, appare chiara: gli agrumi europei continuano a perdere spazio, mentre le importazioni crescono in volume, valore e capacità di presidiare finestre commerciali strategiche. Un cambio di equilibrio che riguarda l’intera agrumicoltura comunitaria. (aa)