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mercoledì 8 giugno 2022


Sud Italia nella morsa del caldo: gli effetti

Sole alto e una colonnina di mercurio che non scende sotto i 37 gradi. E’ un’estate partita in anticipo quella delle regioni meridionali come Basilicata Puglia, Sicilia e che rischia ora di ripercuotersi con conseguenze pesanti sulle colture in fase di raccolta, oltre che sulle produzioni della prossima stagione. 
A pagare il conto più salato è l’uva da tavola, che sotto i teloni registra già le prime bruciature, oltre ad una notevole perdita delle qualità organolettiche. Non se la cavano meglio le drupacee come albicocche e pesche: su questi frutti le temperature alte tendono a bloccarne la crescita. In pericolo anche gli agrumi, su cui si registra una cascola precoce. Ne abbiamo parlato con tre esperti del settore, a seguire le loro testimonianze.



In Basilicata sono in fase di raccolta albicocche e pesche, che attraverso le temperature più alte hanno recuperato il ritardo dovuto dalle gelate in fase di allegagione, ma allo stesso tempo ne risentono per la piccola pezzatura. “In provincia di Matera le temperature hanno toccato i 37 gradi centigradi. Non si erano mai registrate temperature simili nel mese di giugno – dichiara a IFN Carmelo Mennone, responsabile dell’azienda sperimentale Pantanello gestita da Alsia - . L’eccessiva ondata di calore blocca la crescita dei frutti e lo stesso vale per l’uva da tavola che sviluppa piccoli acini”.



Non sono solo le drupacee a risentire delle temperature bollenti, ma anche gli agrumi: “Qui – prosegue Mennone - l’effetto maggiore è la cascola. Sono numerose le aziende che stanno registrando la caduta precoce di arance e clementine, anche se le conseguenze maggiori si noteranno tra qualche giorno”.
Per fronteggiare queste condizioni la soluzione è una, l’irrigazione. Si guarda con speranza infatti alla pioggia, che questa settimana dovrebbe rallentare la calura. 

“Ci troviamo di fronte a problematiche serie – spiega invece Antonio Melillo, tecnico di campo di Agrimeca Grape And Fruit Consulting (Bari) –. In quest’ultima settimana le temperature non sono mai scese sotto ai 38 gradi, accelerando tantissimo la maturazione delle drupacee tant’è che alcune varietà si stanno già sovrapponendo. Ma il danno più grosso lo stiamo vedendo sull’uva da tavola: se da un lato abbiamo recuperato il notevole ritardo produttivo, allo stesso tempo stiamo registrando già i primi danni”.



I problemi sono notevoli soprattutto per chi non ha irrigato tempestivamente il vigneto e ora deve fare i conti con temperature altissime che inficiano la qualità dei grappoli. “Alcuni produttori hanno già visto le prime bruciature sotto le coperture, soprattutto per i frutti più vicini alla plastica – continua Melillo – il calore si concentra nella parte superiore delle coperture fino a raggiungere i 50 gradi: oltre a rendere davvero difficile il lavoro in queste condizioni, i danni sui grappoli sono evidenti”.
E anche se ora sono previste temperature in diminuzione – le previsioni annunciano pioggia per le giornate di giovedì e venerdì – i danni potrebbero protrarsi anche sulla prossima stagione: “Chi ha deciso di non irrigare, potrà avere qualche problema a livello qualitativo dei frutti ma non a livello di volumi, dato che quest’anno sono abbondanti. Al contrario chi ha irrigato, otterrà frutti di qualità: il caldo non ha fatto altro che accorciare la fioritura, passando dai 15/20 giorni di anno scorso agli attuali 7”.



Le temperature rimangono alte anche nella piana catanese, zona per eccellenza vocata agli agrumi. “Il caldo va ad incidere in una fase vegetativa in cui le piante cominciano il processo di fruttificazione che durerà tutta l’estate – spiega a IFN Federica Argentati, presidente del distretto agrumi di Sicilia – in questi giorni c’è la necessità di irrigare in maniera sistematica ma evitando gli sprechi”.
La presidente del distretto sottolinea però le problematiche con cui la regione deve fare i conti, ovvero strutture irrigue obsolescenti e con una gestione poco efficace, oltre ad una riforma del consorzio irriguo attesa da tempo. “E’ difficile mettere in atto tecniche di utilizzo consapevole dell’acqua, come centraline meteo e droni, se non si ha a disposizione la risorsa più importante che è l’acqua. Anche se alcune aziende più strutturate si sono dotate di bacini di raccolta e impianti all’avanguardia, la maggior parte dei piccoli produttori continua ad aspettare l’erogazione dell’acqua da parte del consorzio, con tutti i rischi del caso”. 
Un’ulteriore emergenza con cui la Sicilia deve fare i conti sono gli incendi: “Con temperature sui 40 gradi come quelle di questi giorni – sottolinea Argentati – è molto facile che scoppi un incendio, dato che gli unici a presidiare i territori sembrano essere gli imprenditori agricoli. Serve un’organizzazione efficiente che permetta ai produttori di fronteggiare questa grave crisi climatica”.

L’ondata di calore sta lasciando danni anche sugli olivi. “In diverse zone durante la fioritura, le temperature sono state molto elevate, ben superiori a quelle critiche per i processi di fecondazione e impollinazione. Bisognerà aspettare ancora una decina di giorni per verificare gli effetti di questa precoce ondata di caldo sull’allegagione, ma ci sono tutti i presupposti per delle conseguenze serie” specifica dall’università di Pisa il docente di coltivazioni arboree Riccardo Gucci, come riportato dalla rivista olivonews.it.

Ha collaborato Lucia Caselli

Le foto sono dell'archivio IFN

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