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giovedì 28 aprile 2022


«Lavorare affinché il bio non sia solo per pochi»

Dal 2012 al 2021, secondo i dati di Nomisma per Sana, il numero di famiglie che hanno acquistato Food & Beverage biologico almeno una volta nell'ultimo anno sono passate da 13 a 23 milioni. Mentre circa 30 milioni di italiani (adulti, 18-65 anni) mangiano frutta e verdura biologica e il 53% delle vendite a valore passa dalle casse di un supermercato, iper o discount, stando ai dati presentati da Assobio a Marca 2022 (clicca qui per leggere l'articolo): milioni di consumatori potenzialmente interessati, ma vendite ferme.



I punti di interesse nel percepito del consumatore non mancano e si rafforza la necessità di sviluppo per questa categoria. "Spesso mi chiedono perché scegliere biologico, la mia risposta è sempre la stessa: perchè non farlo? Volersi bene è il concetto che dovremmo tenere a mente tutti", dice a IFN Anita Minisci, direttore commerciale dell'Op Carpe Naturam, 116 soci produttori, 880 ettari coltivati, 4 stabilimenti di lavorazione siti nelle zone vocate (2 in Calabria per agrumi, frutta a nocciolo estiva e fragole; 1 in Sicilia per i limoni e 1 in Puglia per gli ortaggi a foglia verde). Un paniere di circa 30 referenze tra frutta ed ortive, prodotte secondo i parametri di certificazioni Naturland, Demeter, Bio Suisse ed i sistemi di certificazione Global- Grasp, Nop e Jas.



"A maggior ragione in questi giorni di incertezze assurde per il mondo intero, capiamo ancor di più quanto sia importante il rispetto verso se stessi e verso l'ambiente - prosegue Minisci - Siamo produttori di ortofrutta biologica da più di 30 anni ed olio Evo da tre generazioni, ed in questo tempo ho avuto modo di comparare i vari metodi di produzione: biologica, integrata e convenzionale. Sono convinta che l'agricoltura biologica sia un concetto ancor prima di una produzione, e che, se non ti appartiene come tale, non può manifestarsi nella sua vera pienezza. Noi della Carpe Naturam abbiamo scelto il bio da sempre - evidenzia il direttore commerciale dell'Op - Nel tempo, abbiamo affrontato le sfide della difesa fitosanitaria attraverso lo studio e la sperimentazione con i centri di ricerca universitari e privati. Abbiamo sviluppato la qualità dei nostri suoli con i sovesci e la concimazione organica. Abbiamo imparato a gestire gli scarti di produzione valorizzandoli come risorse per il compostaggio. Riteniamo che la lotta con gli insetti utili sia una strada da percorrere con convinzione, insieme allo studio e alla ricerca di varietà più rustiche, quindi più resistenti ma anche più gustose. Eh si, perché per noi il gusto è la strada madre, quella che conduce e determina le nostre scelte".



"Attraverso le certificazioni ottenute lavoriamo con la distribuzione specializzata e la Gdo italiana ed europea, ma anche con i mercati del Nord America e ci stiamo attrezzando per raggiungere altri mercati extra Ue - illustra Minisci - Guardiamo all'innovazione tecnologica con grande interesse e siamo convinti che l'Industria 4.0 possa davvero supportare le imprese nel percorso di efficientamento e miglioramento qualitativo, in termini di processo e di prodotto. Siamo convinti, però, che scegliere bio non debba appartenere solo a pochi, ma debba necessariamente entrare nelle abitudini di molti o tutti, perché ognuno di noi merita di volersi bene. Per questo motivo è importante riuscire a fare sistema con tutti gli attori della filiera, distribuzione, logistica, produzione, consumo, governo, politica... perché solo insieme potremo superare gli ostacoli che limitano questo obiettivo. C’è veramente bisogno che la Gdo intera sieda con gli altri operatori di filiera intorno ad un tavolo per cercare insieme soluzioni utili. Noi siamo pronti ed aperti al dialogo, auspichiamo presto un confronto aperto e chiaro - conclude Anita Minisci - perché il nostro Paese deve essere unito sulle produzioni di pregio di cui l’Italia è estremamente ricca".

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