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venerdì 11 febbraio 2022


«Cimice asiatica, il futuro passa dalla lotta biologica»

Tra i progetti sviluppati per il contrasto della cimice asiatica e presentati al convegno scientifico “Cimice asiatica: risultati della ricerca in Emilia-Romagna ed esperienze a confronto” dello scorso 26 gennaio c’è anche “Haly.bio: indagini per implementare il controllo biologico della cimice asiatica in Emilia-Romagna”.
Ad organizzare il convegno è stato Rinova Soc. Coop, coordinatore dei progetti presentati e finanziati dal Psr della regione Emilia Romagna, fra cui Haly.Bio.

“Questo progetto era incentrato sulle indagini nei diversi agroecosistemi del territorio regionale per verificare la presenza di parassitoidi oofagi della cimice Asiatica, a partire dalla valutazione dell’efficacia dei rilasci di Trissolcus japonicus (ovvero la vespa samurai, ndr) tramite strategia inoculativa nell’ambito del programma nazionale di lotta biologica alla cimice invasiva autorizzato dal ministero - ha detto Lara Maistrello del Dipartimento di Scienze della Vita dell’università di Modena e Reggio Emilia, che ha curato e presentato il progetto - E’ bene però sottolineare che tali rilasci sono avvenuti nel territorio in cui erano già presenti sia le popolazioni di specie native come Anastatus bifasciatus che quelle 'avventizie' di parassitoidi esotici introdotti occasionalmente e attualmente in espansione (T. japonicus e Trissolcus mitsukurii)"



Quali sono state le tappe della ricerca? In primis gli studiosi hanno verificato la presenza e la distribuzione sul territorio regionale delle specie di parassitoidi oofagi in grado di parassitizzare H. halys. In seguito, è stato valutato l’impatto che le diverse specie di predatori oofagi hanno nei confronti delle uova di H. halys e come questo impatto evolva nel tempo. “L’obiettivo – commenta Maistrello – era definire i fattori ecologici che favoriscono la presenza, l’abbondanza e la diffusione delle diverse specie di parassitoidi di cimice asiatica”.

Trissolcus japonicus – commenta Maistrello – oltre alla cimice asiatica, può parasitizzare anche le uova di altre specie di cimici ma in misura molto minore, per cui il beneficio del suo inserimento nell’ambiente è maggiore del rischio. Prima ancora che ci fosse l’ok del Ministero alla sua introduzione nell’ambiente, in nord Italia ci eravamo organizzati con la possibilità di riprodurre in laboratorio le vespine samurai, a partire dal nucleo iniziale del Crea: tutti gli agenti rilasciati nei lanci nel giugno/luglio 2020 e successivamente nell’estate 2021 appartengono quindi alla stessa popolazione genetica”.
Nei siti campionati è stata registrata anche la presenza di Trissolcus mitsukurii (nel 40% dei siti nel 2020 e nel 25,77% dei siti nel 2021) e di Anastatus bifasciatus (nel 58% dei siti nel 2020 e nel 64,95% dei siti nel 2021).


Contenitori utilizzati per la vespa samurai durante un rilascio a Cesena, Credit IFN

“In base all’indagine agro-ecosistemica eseguita, possiamo affermare che oltre il 47% delle uova di cimice asiatica non schiude (dovuto a mortalità naturale, predazione, parassitoidi) – ha detto Maistrello – ed abbiamo scoperto che il nativo Anastatus bifasciatus è la principale specie di parassitoide di H. halys rilevata in Emilia- Romagna (fino a 10% parassitizzazione nel 2020), seguito dall'esotico Trissolcus mitsukurii (parassitizzazione fino al 5.4 % nel 2020), che risulta essere ampiamente diffuso in diversi siti regionali”.
Secondo la ricerca, T. japonicus è stato ritrovato in un numero maggiore di siti nel 2021 rispetto al 2020, sia nei siti di rilascio (sia durante le analisi post rilascio che nelle indagini dell'anno successivo) che in quelli dove non è stato lanciato. “T. japonicus e T. mitsukurii hanno un impatto trascurabile sulle cimici non bersaglio – ancora Maistrello – mentre l'iperparassitoide Acroclisoides sinicus ha mostrato percentuali di parassitizzazione fino a 1%”.
Sono ancora in corso specifiche analisi territoriali per identificare elementi del paesaggio (specifiche colture o uso/copertura del suolo, vegetazione naturale, fabbricati, ecc.) che possano risultare favorevoli per l’insediamento dei parassitoidi.

Analizzando le ovature di cimice asiatica, nel 2021 ne sono state  riscontrate meno rispetto al 2020, nonostante l’ampia eterogeneità nei risultati tra i diversi siti.
“Complessivamente – commenta la Professoressa associata - nel 2021 sono state riscontrate percentuali di parassitizzazione superiori rispetto al 2020, con il contributo prevalentemente di A. bifasciatus (da 1.5 a 7%). Mentre in generale la parassitizzazione da T. mitsukurii e T. japonicus nel 2021 è inferiore rispetto al 2020 ”. Nei rilievi post-rilascio sia nel 2020 che nel 2021 è stato rinvenuto T. japonicus, con una percentuale di parassitizzazione da 0% fino a 16%.


Contenitori utilizzati per la vespa samurai durante un rilascio a Cesena, Credit IFN

Conclusioni: buoni motivi per essere ottimisti
“Per capire se quello di Trissolcus japonicus è un insediamento e se la specie dimostra una effettiva capacità di svernamento – dice Maistrello - servono verifiche con indagini molecolari. In ogni caso le analisi su alcuni dei siti hanno confermato lo stesso aplotipo degli individui rilasciati. E’ necessario approfondire le cause della variabilità della parassitizzazione osservata nei due anni di studio e individuare le sensibilità specifiche a diverse condizioni climatiche e/o ambientali”.
In particolare Anastatus bifasciatus è un parassitoide generalista che presenta uno sviluppo lento ( = 3 generazioni/anno), un basso sfruttamento dell’ ovatura ma la sua parassitizzazione su H. halys è in crescita.
Al contrario, i punti di forza di Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii sono: hanno uno sviluppo rapido (ciclo: 14 gg a 25°C), più di tre generazioni all’anno e un elevato sfruttamento dell'ovatura. Inoltre sono specifici per pentatomidi, si sono evoluti naturalmente con H. halys e quindi vanno proprio a cercare direttamente le sue uova nell’ambiente sfruttando specifici segnali chimici, e hanno un impatto trascurabile su non-target. Infine in Italia c’è una buona idoneità climatica per entrambe le specie.
Oltre ai lanci fatti dall’uomo per facilitare il lavoro della natura, ricordiamo la presenza di popolazioni avventizie della vespa samurai e T. mitsukurii. “Quest’ultima sta aumentando notevolmente nonostante non sia mai stato rilasciato - sottolinea la professoressa associata - Gli effetti si vedranno nel medio e lungo periodo: abbiamo buone speranze ma in un contesto di gestione delle specie invasive, non possiamo puntare su un’unica strategia”.

Il discorso dell’integrazione è sempre cruciale, soprattutto considerando che il cambiamento climatico sta favorendo le popolazioni di cimici anche nei Paesi europei più freddi come la Svizzera. “Ben venga la lotta biologica in parte dovuta a diffusione naturale e in parte con lanci fatti dell’uomo – ancora Maistrello - Nell’attesa che grazie a queste popolazioni di parassitoidi si possa arrivare a trovare un equilibrio e una riduzione significativa delle popolazioni di cimici invasive, gli agricoltori hanno bisogno di trattamenti nei frutteti quindi si a strategie come attract& kill e altre ancora, ma serve continuare la sperimentazione quindi servono fondi”.
“E’ necessario proseguire le indagini – ha concluso Maistrello - per comprendere l'efficacia complessiva dei parassitoidi e i tempi necessari per raggiungere una riduzione significativa delle popolazioni di H. halys. Va inoltre testata l’importanza dell’umidità nel ciclo biologico di questi insetti, è utile avere a disposizione modelli per fare previsioni. Nelle ricerche si considera solo la temperatura, invece l’umidità ha un ruolo centrale e un modello fatto bene deve tener conto anche del microclima in cui vivono gli insetti. Il futuro passa dalla lotta biologica e dalla manipolazione del comportamento, non dalla ricerca di nuovi insetticidi: la sostenibilità sarà raggiunta solo tramite una gestione integrata di metodi puliti e fisici”.

Ha collaborato Fabrizio Pattuelli

In apertura: foto di un rilascio di vespa samurai a Cesena, Credit IFN

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