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venerdì 4 febbraio 2022


Icarus, il progetto per rinnovare il carciofo

Il carciofo è tra le coltivazioni più importanti per la regione Puglia, con superfici al 2017 di 12.130 ettari e una produzione annua di 1. 137. 870 quintali, quasi il 30% del totale italiano (Istat). Da questa regione è partito il progetto Icarus finanziato nell’ambito del PSR Puglia 2014-2020 e presentato giovedì alla conferenza “Innovazioni di processo e di marketing per la valorizzazione del carciofo pugliese in un’ottica sostenibile”. Sempre in questa terra, a Molfetta, dal 15 al 18 novembre si terrà l'XI Simposio Internazionale del Carciofo, durante il quale verranno divulgati i risultati del progetto.

Capofila di Icarus è l’azienda agricola Cericola della provincia di Foggia, che collabora insieme all’Università di Foggia, l'ateneo di Bari, Sysman progetti & servizi e il Consorzio di difesa e valorizzazione delle produzioni agricole dell’ambiente e del territorio rurale della provincia di Brindisi. 



“La nostra azienda è tra le più importanti per produzione e lavorazione del carciofo – ha dichiarato Vito Cifarelli (foto sopra), direttore commerciale di Cericola - . Una domanda che ci siamo posti è quale sia il futuro del carciofo da qui a dieci anni e come conciliare dal punto di vista della sostenibilità la parte di produzione con quella di lavorazione. Su questo la maggior parte delle aziende hanno poche informazioni, per questo un progetto del genere in cui intervengono anche le Università ci dà la possibilità di studiare la situazione del comparto da punti di vista diversi”. 



Un handicap secondo Cifarelli è che i coltivatori sono restii all’innovazione varietale. “Ogni agricoltore pensa di essere sulla strada giusta sia a livello di varietà che di metodo di produzione, mentre in realtà non è scontato che sia così perché bisogna adeguarsi ad un mercato che si differenzia ogni anno e per farlo è necessario svecchiarsi”. Qui entrano in gioco le Università di Foggia e Bari, che hanno il compito di indicare vie diverse per raggiungere i seguenti obiettivi: la reddittività dell’azienda, la sostenibilità etica e ambientale e la rivoluzione della tecnologia 4.0. “Traguardi che in altri settori – sottolinea Cifarelli – sono già stati raggiunti, ma non in quello cinaricolo che ogni anno vede sempre meno superfici a lui dedicate perché economicamente è dispendioso”



A ciò si aggiungono le difficoltà nel maneggiare e consumare l’ortaggio, che fanno fare retromarcia ai giovani: “Il mercato è vecchio – conclude Vito Cifarelli - e il consumatore medio di carciofo fresco in Italia ha più di 55 anni”.  

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