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giovedì 20 gennaio 2022


«Gdo e clienti condividano i rincari con noi»

Gli aumenti dei costi produttivi sono un tema ormai all'ordine del giorno. Ma per leggere il mercato bisogna fare un passo indietro, anzi due, riavvolgendo il nastro almeno fino al 2020. Con l'inizio della pandemia, infatti, si è innescata una serie di cambiamenti che ha impattato in maniera importante sul mercato ortofrutticolo. Con Cristian Moretti, direttore generale di Agrintesa, affrontiamo le dinamiche che oggi condizionano l'ortofrutta.

Se storicamente il problema era il surplus di prodotti, il 2020 e soprattutto il 2021 hanno ribaltato la questione: come gestire volumi limitati, vedi drupacee, pere e kiwi?

Il calo produttivo degli ultimi due anni è stato importante e mai registrato prima: una contrazione dei volumi che si è attestata, in media, fra il 30% e il 40%. Uno scenario sicuramente complesso che ci ha costretti a portare avanti un’ampia riorganizzazione che ha toccato tutti gli aspetti del nostro agire quotidiano: dall’operatività interna delle nostre strutture alla definizione di nuove strategie commerciali più mirate e attente a servire clienti storici e canali privilegiati, con il chiaro obiettivo di mantenere attiva e performante la “macchina Agrintesa” e continuare a presidiare il mercato. Oggi possiamo dire di aver mantenuto inalterata la nostra competitività nonostante il calo produttivo e di essere riusciti a sostenere il valore delle produzioni dei nostri soci, contenendo al massimo l’incidenza dei costi sul conferimento del prodotto disponibile, anche in condizioni di estrema scarsità.
È stata una grande sfida che ha messo “sotto pressione” la nostra organizzazione interna e che ha indubbiamente dato vita anche a cambiamenti nella base sociale, ma Agrintesa oggi può dire di essere riuscita a valorizzare al meglio i frutti della fatica dei propri soci, pesantemente danneggiati dalle avversità, con risultati soddisfacenti e al di sopra dei benchmark del mercato.



Effetto pandemia, cosa è cambiato in campo (e nel lavoro in magazzino)?

Gli effetti del Covid sul fronte organizzativo sono stati e sono tuttora importanti: Agrintesa è una grande realtà, con migliaia di persone, fra dipendenti, stagionali e soci, che, quotidianamente, interagiscono all’interno delle nostre strutture e questo ha significato dover fare fronte a normative sempre più stringenti e in costante evoluzione, facendo i conti con grandi numeri, diverse sedi e diverse situazioni. Sono stati due anni molto lunghi e molto sfidanti da questo punto di vista. Grazie all’impegno di tutti e a una vera condivisione degli obiettivi, in primis la tutela della salute e il mantenimento dell’operatività della cooperativa, la sfida, per quanto sia stata e continui a essere difficile, è stata vinta.

E nei consumi?

Parlando di consumi non posso che usare il termine “schizofrenici”: da febbraio 2020 a oggi abbiamo assistito alla corsa agli approvvigionamenti e a momenti di grande calma in un’altalena continua a cui il mercato non era in alcun modo abituato. Non va trascurato, in questo senso, anche il peso delle difficoltà logistiche nazionali e globali, con lockdown differenziati nei diversi Paesi e blocchi alla circolazione delle persone e delle merci. Sul fronte dei canali, invece, abbiamo assistito a uno slittamento dei volumi verso la Gdo, a sfavore dei mercati tradizionali e del piccolo dettaglio, mentre il consumatore è andato vieppiù cercando prodotti confezionati, perché percepiti come più sicuri, e più salubri, come dimostra l’attenzione crescente verso il biologico, premiando le linee e i brand che hanno dimostrato maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale, sia in termini di filiera produttiva che di imballaggi.



Il mercato come ha reagito fin qui e come si prospetta nei prossimi mesi?

Analizzando i prodotti gestiti da Agrintesa, sicuramente il mercato è stato uno degli aspetti positivi degli ultimi due anni con trend e risultati che hanno in parte compensato le carenze produttive, soprattutto laddove la produzione non era stata completamente compromessa. Un risultato frutto anche dello scenario globale che ha registrato un deficit produttivo non soltanto nel nostro Paese o in Emilia-Romagna ma anche in ampie aree del bacino del Mediterraneo, andando a colpire non solo le drupacee come già accaduto nel 2020 ma anche la frutta autunnale e invernale come pere e kiwi. In questo contesto, il mercato ha registrato quotazioni inedite negli anni passati e, in taluni casi e su prodotti specifici, prezzi che non posso che definire eccezionali. Sappiamo bene che questo non può considerarsi un mercato “normale” ma fortemente influenzato dal deficit produttivo, tuttavia questi mesi invitano l’intero sistema nazionale a una maggiore precisione nella programmazione produttiva: in futuro, confidando in un ritorno a volumi normali, dovremo evitare a tutti i costi il surplus produttivo, cercando di trovare il miglior equilibrio fra domanda e offerta con l’obiettivo di garantire una piena sostenibilità economica alla frutticoltura italiana. Per i prossimi mesi prevediamo un mantenimento delle eccellenti quotazioni che le pere stanno registrando in virtù della scarsissima produzione attuale. Di fronte agli esigui volumi registrati anche dal kiwi, poi, anche in questo caso ci aspettiamo di proseguire una campagna soddisfacente mantenendo i livelli attuali, se non migliorandoli ulteriorimente nella parte finale della stagione. Più difficile la situazione delle mele, dove la produzione è stata buona sia a livello nazionale che europeo e sta dando vita a un mercato più ordinario e meno brillante rispetto a pere e kiwi.

Il fronte della produzione è stretto nella tenaglia fra aumenti dei costi e pressione da parte della distribuzione per non riconoscere o riconoscere parzialmente tali aumenti: cosa ne pensa Agrintesa?

L’incremento dei prezzi sulle materie prime come energia, cartone, plastica e concimi, solo per citarne alcuni, era già in corso dalla fine della primavera scorsa ma nessun aveva chiaro quanto la situazione sarebbe esplosa arrivando ai livelli attuali. Oggi lo scenario è sicuramente fuori controllo, trainato da cause logistiche, socio-politiche, sanitarie, commerciali: è una situazione davvero insostenibile che mette in estrema difficoltà sia il mondo produttivo che altri anelli della filiera, fra cui le aziende di trasformazione e di lavorazione. Agrintesa, ovviamente, è stata “costretta” a riconoscere gli aumenti ai propri fornitori che a loro volta sono stati costretti a pagare di più le materie prime. E altrettanto hanno dovuto fare i nostri soci per portare avanti le proprie produzioni e gli investimenti in essere in campagna: il problema nasce nel momento in cui non si riesce a fare sì che la Grande Distribuzione e il cliente finale riconosca l’esistenza di questi aumenti e accetti di condividerli. Non è soltanto ingiusto verso chi produce e chi trasforma: senza condivisione lungo la filiera, il sistema collassa.

Cosa serve fare?

Occorrono consapevolezza della situazione globale e capacità di comunicazione con il consumatore, tenendo conto delle criticità che incontra a sua volta ma che renda chiaro come questi costi non possono essere assorbiti solo da una parte della filiera che, nel caso specifico di quella agricola, è da sempre la parte in maggiore difficoltà e che meno può sostenere tali aumenti. Questo nodo non è più rimandabile. Parallelamente ritengo auspicabile che il Governo intervenga con misure straordinarie per arginare almeno in parte la corsa agli aumenti.
Diversamente, il rischio è che imploda una parte della filiera, con una serie di effetti gravissimi: se si riduce o si smette di produrre ortofrutta in Italia, da dove arriveranno i prodotti sulle nostre tavole? Sicuramente da Paesi con meno controlli, meno attenti alla sicurezza alimentare o alla sostenibilità dei processi produttivi. E Se saltano le filiere, quanti posti di lavoro andranno persi? Quale sarà l’effetto sull’indotto?
La domanda che tutte le parti in causa devono porsi è: “Facciamo davvero il nostro l’interesse o, almeno, quello del consumatore lasciando questi nuovi costi soltanto in capo alla produzione?”



Come trovare un equilibrio tra la ricerca di convenienza e l'alta qualità?

Stiamo assistendo a un mercato sempre più segmentato: sono gli stessi consumatori che orientano le proprie scelte d’acquisto in un ventaglio più ampio rispetto a qualche tempo fa. Credo però che sistemi organizzati come quello di Agrintesa, sia per il contesto in cui si muovono che per le modalità operative che li caratterizzano, si stiano e si debbano sempre più orientare alla fascia alta di mercato offrendo un prodotto capace di differenziarsi per qualità, per garanzia di salubrità, per certificazioni, per innovazione varietale e per servizi aggiuntivi. La fascia dei prodotti “convenience” andrà sempre presidiata, quantomeno per alcune tipologie di prodotti, varietà e calibri ma credo che sarà sempre di più appannaggio di sistemi produttivi più competitivi, magari fuori dal territorio nazionale. Le realtà come Agrintesa devono privilegiare prodotti a maggior valore, nel senso più ampio del termine, e in grado di garantire una migliore e più certa remunerazione ai soci.

Per la frutticoltura la parola d’ordine è sempre di più “innovazione”: su quali fronti è impegnata Agrintesa? Quali sono i filoni più promettenti?

L’innovazione fa da sempre parte del nostro Dna, come raccontano le prime nettarine e i primi impianti di kiwi negli anni ’80. In Agrintesa si incontrano l’indole da innovatori dei produttori emiliano-romagnoli caratterizzati da una grande specializzazione e un’organizzazione che cerca di interpretare al meglio gli scenari di mercato e le offerte che il mondo vivaistico e della ricerca offrono ogni giorno. Un punto d’incontro ideale che si concretizza nel processo di riconversione e miglioramento che i nostri soci stanno attuando negli ultimi anni: ne è un esempio il percorso di qualificazione varietale e qualitativa di tutto il pacchetto delle drupacee, dalle nettarine alle albicocche, alle susine. Altrettanto importante è il percorso intrapreso con le ciliegie, sia sul fronte degli impianti iper-specializzati che in termini di selezione varietale: un doppio filone che ha portato una crescita qualitativa costante, riconosciuta e apprezzata dal consumatore. A seguire il kiwi, con importantissimi investimenti per la varietà a polpa gialla e rinnovamento della cultivar polpa verde, per concludere con le new entry delle nettarine piatte del Club Ondine, un innovativo progetto europeo che ci vede protagonisti sul territorio nazionale. E innovazione significa anche incremento delle superfici biologiche, in risposta alle tendenze del mercato, ma anche inserimento di specie particolari e nuove per il territorio come la noce. Da ultimo, ma non per importanza, va rimarcato il grande lavoro in termini di tecnica colturale con l’obiettivo di una costante riduzione del nostro impatto ambientale, della difesa delle colture dalle sfide climatiche e fitosanitarie e del costante incremento dei nostri standard qualitativi. Perché rispondere alle richieste del mercato non è solo necessario ma è imperativo consegnare al consumatore un frutto che conquisti il suo palato.



Kiwi giallo al posto del verde, mandorle e noci al posto di pesche e albicocche: come sta cambiando lo scenario produttivo emiliano-romagnolo e quali conseguenza avrà sul mercato?

Come anticipato, la riconversione in atto sulla nostra base sociale segue un progetto preciso che tiene conto degli indirizzi del mercato e, contemporaneamente, degli equilibri produttivi a livello europeo. È dovere di Agrintesa orientare i propri soci verso produzioni che garantiscano soddisfazione economica con continuità nel tempo. Obiettivo che, in questi anni, credo proprio che Agrintesa sia riuscita a centrare.

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