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giovedì 20 gennaio 2022


«Carciofi, una coltura sempre più complicata»

L’azienda Ventura di Gela (Caltanissetta) produce e commercializza carciofi, soprattutto delle tipologie Violetto (per un 80% del totale), Romanesco (10%) e Tema (un altro 10%), quest’ultimo coltivato su richiesta per il consumo toscano. 
In tutto, tra la propria produzione e quella dei 60 soci provenienti da Gela, Niscemi e Caltagirone, Ventura copre dai 300 ai 400 ettari di carciofi. Coltivarli sta però diventando più difficile e di anno in anno diminuiscono le superfici ad essi dedicati: “Tra concimi, manodopera e il rincaro delle materie prime che si aggira attorno al 50%, è dura portare avanti le campagne”, denuncia l'imprenditore. 



Da adesso fino ad aprile è il momento del carciofo romanesco, il protagonista di gennaio venduto attorno ai 50 centesimi. “L’offerta non manca perché lo produce solo l’Italia – entra nel dettaglio il produttore Cristoforo Ventura – e anche la domanda persiste quindi siamo soddisfatti perché le condizioni metereologiche finora sono state dalla nostra parte. A oggi non si contano danni, però è prevista un’ondata di freddo la prossima settimana che può compromettere il raccolto. In quel caso siamo destinati a vendere la merce alle fabbriche che la trasformano realizzando sott’aceti e surgelati”. 



Per quanto riguarda il violetto, ora la produzione è in stallo. “Fino a metà febbraio siamo fermi con la raccolta – spiega a IFN l’amministratore dell’azienda – perché il primo ciclo di produzione, iniziato a novembre, è già terminato i primi di gennaio. Adesso c’è una pausa naturale e tra un mese ricomincia il secondo ciclo di produzione che prosegue fino ad aprile. Di questo buco produttivo in Sicilia, ne approfittano Tunisia ed Egitto che entrano sul mercato con prezzi più bassi”. La concorrenza però, ha vita breve: “Da febbraio con il ritorno del carciofo violetto la produzione torna ad aumentare e agli esteri non conviene più restare sul mercato perché abbiamo già noi dei prezzi bassi”.

I prezzi del violetto, venduto per il 50% della produzione alla grande distribuzione organizzata e l’altro 50 ai mercati, dichiara Ventura, vanno dai 22/25 centesimi a capolino fino a un massimo di 70 centesimi nel periodo poco prima di Natale perché ci sono solo prodotti italiani sul mercato. 

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