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lunedì 7 giugno 2021


Cerasicoltura, come migliorare la situazione italiana

Il 2021 anno di svolta della lotta alla pandemia Covid-19 rischia di essere ricordato con il solito nulla di fatto nel campo della ciliegicoltura.
Le vicende occorse negli ultimi giorni in Puglia, con la protesta in piazza dei produttori per il bassissimo livello dei prezzi all’origine e la conseguente, consona, scontata, carrellata di opinioni settoriali, degli organi sindacali, dei vertici della grande distribuzione, non porterà certamente alla pur minima risoluzione del problema.

In questa settimana centrale della campagna cerasicola nazionale si sono registrati i prezzi al pubblico più altalenanti degli ultimi anni: dalle 2,99 Euro/Kg di Eurospin alle 11,27 Euro/Kg di Coop; l’uno e l’altro prezzo denotano una grave anomalia che pesa innanzitutto sui produttori e non meno sul consumatore finale.
Le 1,10 Euro/Kg offerte alla produzione per Ferrovia ad inizio settimana rappresentano una vergogna nel mondo produttivo agricolo; come d’altro canto stona “svaccare” il prezzo al pubblico delle ciliegie ai primi di giugno; altrettanto vergognoso appare l’alto prezzo di vendita (anche 10 volte superiore) a fronte di offerte alla produzione risibili ed offensive.
Ma chi è causa del suo male pianga se stesso, come dice un vecchio adagio.

Ritrovarsi ogni anno, puntualmente, a parlare sempre dello stesso problema ed, al termine del periodo di raccolta, rimandare la soluzione ai posteri certamente non aiuta nessuno e non risolve nulla.

Facciamo chiarezza sulla realtà cerasicola nazionale dell’anno in corso
In Veneto la situazione è drammatica; si stima una produzione pari al 10% del valore storico; gelate in aprile e pioggie in maggio hanno decimato l’intero raccolto.
In Emilia Romagna la situazione è di poco migliore con una produzione che si aggira intorno al 50-60% dello scorso anno ed un prodotto che ha comunque sofferto dell’inclemenza del tempo.
Nel Lazio le gelate primaverili hanno ridotto la produzione al 30% con le aree della Sabina e della Tuscia notevolmente ridimensionate.
La Campania conta il 40% di prodotto in meno ma al contempo prezzi disastrosi.
In Puglia, in controtendenza rispetto al resto d’Italia, la produzione è esplosa; dapprima la stagione era iniziata in maniera poco favorevole con sporadiche gelate primaverili che hanno comunque influito sulle precoci; poi bel tempo e temperature in salita hanno consentito una produzione molto elevata di Giorgia e Ferrovia che accusano un calo di pezzatura ma registrano un prodotto sano, bello e di lunga durata.
Questo ci fa capire come in ogni caso la produzione a livello nazionale abbia subito un calo consistente nei volumi tale da non giustificare minimamente il fenomeno dei prezzi bassi alla produzione che registriamo. 

La debolezza dell’offerta
La produzione risulta altamente frammentata, con una miriade di piccoli autonomi coltivatori che tentano di confluire il prodotto ai grossisti di zona o alla piccola distribuzione alimentare locale anch’essa frazionata e poco significativa in termini di volumi commercializzati.
Alcuni territori, pur importanti per produzione, affrontano il mercato globalizzato con n.3 varietà: Bigarreau, Giorgia, Ferrovia che determinano in alcune stagioni, fenomeni di iperproduzione varietale o deficit nelle annate negative che si tramutano in continue crisi nei prezzi di vendita.
Non esiste un’organizzazione nazionale che possa fungere da riferimento ed incontro reale tra la produzione ed il consumatore finale; in altri termini il settore è in balia delle onde di mercato date dagli umori e politiche aziendali delle varie catene della distribuzione alimentare.
Non si usa la potenzialità del nostro territorio nazionale che potrebbe gestire con grande vantaggio una produzione cerasicola che va da fine aprile (Sicilia, Calabria, Puglia) a metà luglio (Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige).



La “Chimera” distributiva
La distribuzione alimentare italiana ovviamente gongola in merito alla realtà produttiva cerasicola nazionale ma ne subisce, unitamente ai consumatori finali, anche le grandi anomalie.
Sempre più spesso viene commercializzato al pubblico un prodotto non corrispondente alle varietà descritte es. Bigarreau dichiarata Giorgia; Giorgia dichiarata Ferrovia; Ciliegie Rosse dichiarate Nere ecc.; calibrature mal eseguite in particolare nelle confezioni chiuse. 
Il prodotto sui banchi appare quasi sempre “stanco” a causa della cattiva gestione delle piattaforme ortofrutticole che spesso portano il prodotto della zona di produzione ad effettuare percorsi logistici surreali es. ciliegie prodotte nel “Territorio A” portate alla “Piattaforma Distributiva B” distante centinaia di chilometri e poi commercializzate nuovamente nei punti vendita del “Territorio A” con giorni di attesa ed ore di trasporto che ne compromettono altamente la qualità.
Il prezzo finale viene utilizzato in doppia veste: “First Price” sfruttando al massimo il basso prezzo di acquisto alla produzione; “Premium Price” in quanto deve remunerare gli alti costi di gestione (piattaforme distributive, calo peso, sprechi).
Il “Doppio prezzo” (di acquisto e di vendita) che ancora non viene indicato in etichetta ma che al pari delle altre diciture es. “Prodotto Italiano” oppure “Duroni” non sempre rispondenti al vero ed anzi spesso fonti di ulteriori elaborate alchimie  commerciali.

Cosa Fare della Ciliegicoltura Italiana
Premesso che dal punto di vista produttivo l’Italia detiene il meglio che la ricerca scientifica e la tecnica mette a disposizione e che pertanto siamo dotati di un panorama varietale ampio e performante e di tecniche colturali moderne ed efficaci; si tratta pertanto di migliorare gli aspetti logistici e gestionali delle dinamiche di mercato.
La parola d’ordine è “fare massa critica”; togliere dall’isolamento i molteplici singoli produttori unendoli in contesti logistici che possano competere con le realtà commerciali della Grande Distribuzione, altrimenti strabordanti in termini di capacità e posizione contrattuale dominante.
L’obiettivo deve essere quello di costituire consorzi produttivi regionali e/o altre forme giuridiche di aggregazione alle quali i coltivatori possano facilmente confluire beneficiando di servizi   altrimenti   difficili   da   raggiungere :  formazione   del   personale ,  assistenza  fiscale , trasformazione del prodotto,  assistenza tecnica e controllo del ciclo  di  produzione,  acquisto  centralizzato  concimi,  fitofarmaci,  imballaggi  ecc.,  tecnologia  a disposizione es. celle frigo, calibratura, confezionamento, logistica; rapporto con gli organi istituzionali regionali. Tali entità regionali risultano ideali per la logistica distributiva territoriale e possono rappresentare un’ottima risorsa per la Distribuzione Alimentare consentendo risparmi considerevoli e migliore qualità dei prodotti.

I consorzi produttivi regionali e/o altre forme giuridiche di aggregazione, debbono poi aderire ad un consorzio cerasicolo nazionale che regoli il flusso di prodotto alla distribuzione, contrattando a pari livello, prezzi e condizioni commerciali.
Un consorzio che abbia la capacità di competere con la realtà del prodotto estero sempre più disponibile per le note dinamiche della globalizzazione; prodotto estero non sempre all’altezza di quello nazionale, spesso veicolo di malattie ed insetti “alieni” così come purtroppo interessato da trattamenti fitosanitari vietati e non conformi agli standard nazionali.
Il comparto può dotarsi di un marchio nazionale che dia risalto alla produzione di qualità ed alle caratteristiche nutrizionali ed organolettiche delle ciliegie italiane; fare pubblicità; far conoscere ai consumatori le molteplici varietà cerasicole e le loro peculiari caratteristiche; tessere rapporti con gli organi ministeriali promuovendo scelte politico-economiche a supporto della ciliegicoltura.
L’associazione nazionale “Città delle Ciliegie” avvierà nei prossimi giorni azioni di contatto con le amministrazioni comunali dei territori cerasicoli d’Italia al fine di promuovere un percorso che vada nelle direzioni indicate e che consenta di affrontare, a campagna cerasicola terminata e con il giusto equilibrio emotivo, tutte le iniziative utili a rendere il comparto “Eccellenza ortofrutticola d’Italia”.

Fonte: Carlo Conticchio, direttore dell'associazione nazionale Città delle ciliegie


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