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lunedì 17 maggio 2021


Boom dei costi e prezzi bassi, gli agrumicoltori lasciano

Troppi oneri, gli agrumicoltori dell'area più vocata della Spagna lasciano. L'Associazione Valenciana degli Agricoltori (Ava-Asaja) ha condotto uno studio dal quale emerge che i costi di produzione di arancia, mandarino e limone nella Comunità iberica sono aumentati del 70% negli ultimi 28 anni (1992-2020) a fronte di remunerazioni stagnanti. 

I costi totali per la produzione di un ettaro di arancia ammontano a 6.826 euro, che rappresenta un aumento del 70% dal 1992 al 2020 e del 15% nell'ultimo decennio; nel caso dei mandarini, il costo per ettaro raggiunge i 7.589 euro, il 69% in più rispetto al 1992 e il 16% in più rispetto al 2010. Conto ancora più saluto  per il limone (6.890 euro per ettaro): +74% in 30 anni e +25% in 10 anni.



Secondo il report la manodopera rappresenta il principale costo (tra il 21 e il 25% delle spese totali); l'acqua d'irrigazione, invece, è il fattore che maggiormente è aumentato nel periodo, raggiungendo una incidenza del 20% del totale, percentuale che sale del 5% in più se si aggiunge l'ammortamento degli impianti irrigui. I costi in fitosanitari e fertilizzanti rimangono rispettivamente al 15 e al 10%, anche se lo studio non tiene conto dell'aumento del numero di "cure" richieste agli agricoltori per combattere parassiti e malattie a causa della minore efficienza dei prodotti autorizzati. 

Tra i costi fissi spicca l'ammortamento della piantagione, che viene moltiplicato per due o tre, a seconda della specie, a causa dell'aumento del costo delle piantine e dei lavori preparatori. Lo studio peraltro non include l'assicurazione agricola nel calcolo dei costi di produzione.



Ava-Asaja evidenzia che questa escalation delle spese per ettaro contrasta con la stagnazione dei prezzi medi alla fonte - soprattutto nella maggior parte delle varietà di arancia Navelina e mandarino clemenule - che mette in luce la crisi di redditività nel territorio valenciano. La conseguenza: 30.000 ettari abbandonati, visto che la superficie coltivata è crollata da 190.024 ettari del 2002 a 160.356 del 2020.

L'organizzazione chiede alle amministrazioni misure a sostegno del settore dei produttori sia per ridurre i costi all'origine sia per favorire l'ottenimento di remunerazioni dignitose, con una riforma della legge sulla catena alimentare che garantisca davvero prezzi al di sopra dei costi di produzione medi; e una revisione degli accordi commerciali con i paesi terzi in modo da sospendere le importazioni che non soddisfano le stesse condizioni richieste ai produttori europei.

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