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venerdì 7 maggio 2021


Ibma, confronto costruttivo sulla Farm to Fork

“L’obiettivo di raggiungere il 25% di superficie agricola destinata a coltivazione biologica entro il 2030, indicato dalla Commissione europea nel ‘Farm to Fork’ potrebbe essere modificato perché riporta in sé alcune contraddizioni, anche se diverse misure contenute nel piano permettono di cogliere molte opportunità per il futuro”. 
E’ quanto sottolinea Ibma Italia, l’Associazione che riunisce in Italia i principali produttori di agrofarmaci biologici che, commentando le dichiarazioni della Federazione delle Rivendite Agrarie Compag, estremamente critica in una nota verso le misure della Commissione europea, si dice “sostanzialmente d’accordo su molti punti della nota Compag e non nega che nell’attuale regolamentazione sull’agricoltura biologica esistano palesi contraddizioni e sostanziali correzioni da apportare”. 
Ibma è anche d’accordo che “l’abolizione dell’uso del rame è, per il momento, totalmente non praticabile, soprattutto per le coltivazioni biologiche tipiche dei Paesi mediterranei quali vite, olivo e orticole”.

Ibma Italia, però, vuole specificare che “anche la registrazione dei cosiddetti ‘Biopesticidi’ segue le stesse procedure e tempistiche delle molecole di sintesi e che, in Europa, i mezzi biologici devono rispondere ai criteri di selezione, efficacia e sicurezza eco-tossicologica esattamente uguali a quelli chimici”. Dalla nota Compag, infatti – precisa ancora Ibma Italia -, “si desume che i mezzi biologici sono meno efficaci ed affidabili dei ‘fratelli maggiori’ chimici. In realtà, vuoi per ragioni normative e anche tossicologiche sia per la salute umana che per l’ambiente, il processo di ritiro dal commercio di sostanze che per tanto tempo abbiamo usato pensando che non fossero pericolose (ma poi si è visto il contrario, se si pensa ai numerosi casi di mancate ri-registrazioni per i motivi sopra descritti) sta invece aprendo nuovi scenari a mezzi tecnici che sono diventati sempre più affidabili e perciò impiegati da molti agricoltori. La maggior parte dei quali sono convenzionali e non biologici!”.

“Ci aspettavamo che Compag – sottolinea Ibma Italia - fosse più pronta a cogliere le nuove opportunità e non a fare battaglie di retroguardia; magari aiutando Ibma e altre associazioni del settore a rendere molto più rapida e consistente la procedura di registrazione di mezzi di biocontrollo, come avviene in Usa dove un biopesticida entra in commercio nel giro di un paio di anni. E’ tempo che nei campi l’integrazione tra un uso corretto di feromoni per la confusione sessuale, microrganismi (registrati), insetti utili e estratti vegetali sapientemente integrati, con un po’ di chimica, quando realmente necessaria (come prevedono i nuovi criteri di lotta integrata, dove prima si usa il mezzo biologico e poi eventualmente quello chimico) possa essere proficuamente applicata da tutti”.   

Per questo – conclude Ibma Italia “la nostra associazione è pronta e disponibile a costruttivi confronti che possano aprire prospettive innovative con vantaggi per tutti: ambiente, agricoltori, catene distributive e consumatori”.

Fonte: Ibma Italia


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