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Ortaggi e mirtilli sostenibili, il sogno di Martina Rosa

Un grande entusiasmo e una voglia di fare per dimostrare che anche in Valle di Ledro è possibile coltivare in modo sostenibile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale piccoli frutti e ortaggi. E’ questo ciò che sta dimostrando di saper fare con grande maestria la giovane Martina Rosa, 26 anni di Tiarno di Sotto (Trento).

Martina ha frequentato il liceo Floriani di Riva del Garda, settore linguistico, poi per una precisa scelta conseguente a una grande sensibilità verso l’ambiente ha deciso di iscriversi all’Università di Parma, corso Natura e Ambiente. Ora le manca solo un esame e poi la tesi che vorrebbe fare con uno studio legato alla sua valle e al suo ambiente che tanto ama.

Ed è proprio il suo amore per la sua terra che ha portato Martina a fare questa importante scelta imprenditoriale: lei ha sempre dato una mano in azienda, ma aveva un gran desiderio di realizzare un’idea che potesse davvero servire alla sua valle. Non un progetto qualsiasi, ma un progetto rispettoso dell’ambiente.

Per questo due anni fa è diventata titolare dell’azienda che ha costituito a Tiarno: l’azienda Agricola Ca Leoni in omaggio al prozio Augusto che esattamente 40 anni or sono aveva portato per primo la coltivazione del mirtillo in Val di Ledro.

"Se non ci fosse stata la sua iniziativa ben difficilmente io avrei potuto entrare in azienda per potenziarla e trasformarla in azienda biologica”, racconta Martina. Ora si trova nel secondo anno di conversione e con il prossimo anno potrà fregiarsi del marchio di azienda biologica, a dimostrazione della sua sensibilità ambientale.

Non avendo optato per un percorso scolastico agricolo, al fine di per poter accedere anche al premio d’insediamento - ma soprattutto per farsi una formazione specifica in questo campo -  ha frequentato il corso biennale di 600 ore per il conseguimento del BPA alla Fondazione Mach. “E’ un corso che dà una buona base nel campo dell’imprenditorialità agricola”, sottolinea Martina.

La parte dell’azienda - circa 1500 metri quadrati - coltivata a mirtillo è tutta coperta con telo antipioggia, rete antigrandine e rete antidrosophila, “perché purtroppo questo moscerino crea notevoli danni ai frutti se non c’è una copertura adeguata".

Sono molti i progetti per il futuro di questa giovane donna, anche grazie all’aiuto del premio d’insediamento che le è già stato concesso, ma che non ha ancora iniziato ad incassare: “Lo aspetto a giorni”. Con questi fondi vorrebbe innanzi tutto realizzare un piccolo punto vendita per la vendita al pubblico, ma vorrebbe anche ampliare la superficie dell’azienda sia per i piccoli frutti che per gli ortaggi. “In zona ci sono appezzamenti da poter prendere in affitto, ma sono quasi tutti troppo piccoli”. 

E per l’acqua d’irrigazione come va? I piccoli frutti ne richiedono molta… “In qualche modo ci arrangiamo - dice - ma sentiamo l’esigenza di costituire un consorzio irriguo. Credo che ora sarebbe possibile, anche perché nella nostra valle registriamo un ritorno dei giovani alla terra. Sono ormai quasi un decina quelli che sono tornati alla terra oltre agli allevatori che hanno saputo tener duro e ampliare le aziende”.

C’è anche un sogno nel cassetto che Martina Rosa racconta abbassando un po’ la voce e accendendo la speranza: “Vorrei riuscire a sviluppare la mia azienda in modo da renderla sostenibile anche economicamente, puntando però sempre sulle vendite a km zero”.

Ma una ragazza di 26 anni che ha un'azienda già da due si è mai pentita di una simile scelta? “Assolutamente no, la rifarei subito - dice Martina con convinzione - Certo, ci sono delle notti insonni. Ma per fortuna i miei genitori sono la mio fianco e mi danno una grossa mano, altrimenti coltivare i 2000 metri quadrati di ortaggi oltre ai 1500 metri di mirtillo sarebbe impossibile”.

"C’è un aspetto di questo lavoro che considero speciale - prosegue Martina - Credo molto nel mio lavoro e nella qualità dei miei prodotti, e per questo quando arriva qualcuno a visitare la mia azienda sono felicissima, perché mi permette di spiegare e raccontare tutte le cure che amorevolmente porto avanti per produrre alta qualità nel rispetto dell’ambiente”.

"Certo, speriamo vivamente che finisca questa terribile pandemia con tutto quello che significa anche in termini di limitazioni personali, per avere anche una maggiore presenza turistica in valle e di conseguenza anche un aumento degli acquirenti dei miei prodotti”. Un auspicio per finire: “Come giovani della valle dobbiamo impegnarci tutti a fare rete fra di noi”, conclude Martina prima di tuffarsi nuovamente tra i suoi piccoli frutti e ortaggi.

Fonte: Giornaletrentino.it


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