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martedì 10 marzo 2020


Mercato di Vittoria, ordini esteri in leggera diminuzione

Maggiori chiarimenti sulla produzione e un apposito bollino “Coronavirus free” (considerato pratica sleale, clicca qui per approfondire). Sono queste le richieste che da qualche giorno arrivano dalle aziende estere ai produttori ortofrutticoli del mercato di Vittoria, uno dei più importanti del sud Italia.

A testimoniarlo un servizio del telegiornale regionale siciliano andato in onda nei giorni scorsi, che ha indagato le conseguenze da Covid19 sul giro d’affari dell’hub ortofrutticolo.
Continua il viavai di camion e tir carichi di ortofrutta anche se si registra una lieve diminuzione degli ordini” spiega la giornalista sulle immagini di prodotti locali come pomodori e  peperoni.



“Noi vendiamo sull’Europa dell’est, principalmente Grecia, Romania, Albania, Bulgaria e  Russia – dice il commerciante Giuseppe Morreale (in foto sopra) – e ora stanno iniziando a chiederci se la merce ha problemi di Coronavirus”. Anche gli ordini sono in calo: “Per ora parliamo di un paio di camion in meno alla settimana”.
A confermare la tendenza anche Gino Puccia, presidente dell’associazione concessionari del mercato ortofrutticolo di Vittoria, che commenta: “Alcune commesse sono state disdette, ma non rappresentano la totalità del lavoro che svolgiamo”.

Anche la vendita giornaliera dei prodotti nei box rimane costante e gli ordini disdetti dall’estero sono stati prontamente dirottati in altri mercati, per andare a rifornire zone italiane come Puglia e Sardegna.



“Abbiamo un leggere rilento – interviene il concessionario ortofrutticolo Eugenio Celeste (in foto sopra) - Essendo la nostra merce deperibile, siamo costretti a farla partire e arriva così a destinazione nei maggiori mercati nazionali all’ingrosso come Roma, Milano, Torino e Bologna”.



Il presidente Confagricoltura di Ragusa Antonino Pirrè (in foto sopra) conclude dicendo che “occorre una moratoria e una sospensione delle scadenze, principalmente finanziarie, fiscali e contributive”.
Misure più che necessarie per il comparto agroalimentare che, se si dovesse fermare – secondo Confagricoltura – paralizzerebbe il cuore pulsante dell’economia.


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