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venerdì 11 luglio 2014


Stop alla produzione di pesche? «No a proposte populiste»

Italia Ortofrutta Unione Nazionale ha spiegato ieri in una nota stampa la sua posizione ufficiale in merito all'attuale crisi delle pesche e nettarine che - secondo l'Unione - "impone riflessioni serie, ponderate, lucide oltre che contestualizzate nel quadro normativo europeo in cui si trova ad operare il comparto".

Data l'importanza del tema e del comparto peschicolo ci limitiamo a pubblicare interamente il comunicato stampa, così da fornire tutti i dettagli sui diversi temi trattati. Ricordiamo che mercoledì Unaproa aveva proposto di sospendere la produzione di pesche in Italia, Francia e Grecia: una soluzione shock e "una via provocatoria per accendere i riflettori sulla crisi e cercare una svolta, senza attendismi né dilazioni" spiegava Unaproa (clicca qui per leggere la news). Italia Ortofrutta prende le distanze dall'altra Unione:

"Un gruppo dirigente responsabile deve limitarsi a proporre al mondo della politica nazionale e comunitaria l'incentivazione della strumentazione di regolazione delle produzioni europee e fornire al settore se ne è capace accordi di filiera "veri", responsabili, incisivi. Per l'Unione ogni comportamento populista oltre che demagogico e realisticamente non realizzabile rischia di sostituire la proposta con  una protesta senza incidere sulla soluzione del problema.

È a tutti noto che la produzione agricola è l'anello debole di tutta la filiera, quanto meno perché ha l'urgenza di commercializzare un prodotto altamente deperibile, come è vero che gli strumenti oggi disponibili con l'OCM per contrastare tali situazioni non sono adeguati anche in termini di risorse finanziarie messe a disposizione.

Tuttavia al ripetersi ciclico della crisi non si è accompagnato un adeguato approccio condiviso nelle realtà produttive e che spesso confida nelle avversità climatiche dei Paesi concorrenti per evitare situazioni di surplus produttivo. Così come si evidenza che ben pochi effetti producono le campagne informative di stimolo al consumo e gli accordi interprofessionali tra i soggetti delle filiera.

Certo non è facile, non ci sono risposte o soluzioni semplici, si deve intervenire con un mix di strumenti che spesso non hanno la capacità di incidere su situazioni che si determinano in altri Stati membri ma, non si può prescindere da una maggiore uniformità di intenti per intervenire tutti insieme prima della crisi per togliere dal mercato una certa quantità di prodotto al fine di evitare che si innesti la spirale viziosa eccesso di offerta, blocco dei consumi, calo dei prezzi. Purtroppo, come spesso accade tutti aspettano che sia il "vicino" a fare il primo passo ritirando il prodotto e immancabilmente la crisi si allarga investendo tutti.

Il sistema Organizzato non può esimersi dal fare il primo passo in tal senso migliorando anche gli strumenti di conoscenze e di coordinamento tra le imprese  che ci consentono di intervenire in tempi rapidi.

E' da molto tempo che si va chiedendo la assoluta necessità di potenziare gli strumenti a disposizione per la prevenzione e gestione delle crisi. La percentuale dell'1% del fatturato di ogni O.P. non è sufficiente, le indennità di ritiro sono troppo basse; dovrebbe essere consentito di riportare le risorse non spese in anni di "non crisi" negli anni successivi, per aumentare la dotazione finanziaria a disposizione ma anche per realizzare azioni di promozione maggiormente efficaci.
In una situazione ormai conclamata non si può che chiedere all'Europa un aiuto straordinario per i ritiri, con risorse aggiuntive e un innalzamento delle relative indennità ed una deroga alla percentuale di prodotto ritirabile.

L'esempio del ritiro straordinario a seguito dell'epidemia di Escherichia Coli di qualche anno fa è emblematico e potrebbe essere riproposto anche al fine di per consentire il coinvolgimento di soggetti produttori che non si riconoscono nel sistema delle OP.
Chiediamo pertanto di attivare le risorse previste dall'art. 219 del Reg. n.1308/13- Turbative di mercato - che, anche in considerazione della rapida attivazione ci consentirebbe di dare risposte rapide ed incisive.

Tutto ciò non può tuttavia prescindere da un complessivo ripensamento interno al mondo della produzione e dell'intera filiera finalizzato ad una ulteriore riduzione dei costi relativi ad esempio ad un eccesso di certificazioni, di confezionamento, ecc. che oggi non riescono più ad essere remunerate dal mercato".






Redazione

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