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Cipolla di Cannara martedì 3 dicembre 2019


La Gdo chiamata a valorizzare le tipicità regionali

Dalle origini antichissime, la cipolla di Cannara è un prodotto di qualità che viene interamente lavorato a mano ma stenta a guadagnare spazio tra i banchi della grande distribuzione.

A delineare gli andamenti dei bulbi umbri è Luigi Ortolani dell’azienda agricola “Palmioli Mirella” di Cannara, in provincia di Perugia, che sostiene: “Da generazioni la nostra azienda produce aglio e cipolla per un totale di 18 ettari. Mentre negli anni passati abbiamo assistito a uno sviluppo del prodotto, dallo scorso anno dobbiamo fare i conti con vendite in calo, conseguenti a una minore richiesta da parte dei consumatori”.



“Il problema è sempre lo stesso – continua Ortolani – la grande distribuzione non ci tiene in considerazione: preferisce pagare 30-40 centesimi in più all’intermediario piuttosto che a noi. Mentre noi vendiamo il nostro prodotto a 2 euro a treccia, il consumatore arriva a pagarlo anche 4,50 euro”.
E la vendita diretta? “Per noi sarebbe sicuramente più redditizia ma, al giorno d’oggi, sono sempre meno i consumatori disposti a questa tipologia d’acquisto”.



Il nostro è un prodotto di nicchia che meriterebbe più spazio - afferma il produttore - Ne produciamo 400 tonnellate all’anno e tutte le fasi, dalla coltivazione alla raccolta fino alla trasformazione, sono completamente manuali. Proprio per questo motivo, se durante l’anno abbiamo una quindicina di dipendenti, in estate arriviamo a quasi 25 persone, per poter soddisfare i requisiti della raccolta. Ancora non riusciamo a fare un’agricoltura biologica perché le infestanti sono troppe ma cerchiamo di utilizzare prodotti il più naturali possibile. E anche per comporre le trecce utilizziamo un materiale perfettamente ecocompatibile: si tratta di una pianta acquatica che cresce nei fossi, detta ‘scarso’ o ‘scarsone’. Le singole trecce vengono poi riposte in delle retine per salvaguardane l’integrità.



Le tipologie delle trecce proposte dalla “Palmioli Mirella” sono delle più svariate. “Ogni treccia viene composta in base alle preferenze dei clienti – spiega Ortolani - utilizzando la cipolla rossa, quella ramata e la borettana. Spesso le cipolle sono combinate insieme ad aglio e scalogno e le trecce si differenziano per colore e grammatura. Il problema è che oggi il consumatore richiede trecce sempre più piccole, dall’utilizzo immediato, che per noi significa tanto impegno e poco guadagno”.

Per il futuro pensate di affidarvi anche alla vendita online? “Ancora non ci abbiamo pensato ma potrebbe rivelarsi la soluzione giusta per incrementare la vendita diretta” conclude il produttore.

Copyright 2019 Italiafruit News


di Alice Magnani

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