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Materie prime e trasporti, la corsa dei rincari

La "tempesta perfetta" della logistica e delle materie prime travolge anche l'ortofrutta. Il boom dei costi delle principali commodity, le difficoltà e i maggiori oneri legati ai trasporti - via mare ma non solo -, lo squilibrio tra un'offerta inadeguata alla domanda stanno mettendo a dura prova i protagonisti dei segmenti coinvolti e l'intera filiera dei freschissimi. Italiafruit News ha sentito alcuni dei principali operatori per una inchiesta che proseguirà nei prossimi giorni. Ecco, intanto, un primo, corposo "assaggio".



Packaging in materie plastiche: lo sforzo di contenere gli aumenti

“Non avevo mai visto, in tanti anni in questo settore, una situazione di aumenti così repentini, importanti e generalizzati per tutti i prodotti, dal cartone alla plastica, dal ferro delle serre al legno: il prezzo di tutti i materiali è letteralmente esploso”, il commento di Fabio Zoboli, direttore commerciale del gruppo Infia. “A questo si aggiunge il grosso aumento del costo dei trasporti, soprattutto per il via mare, per il quale ormai da mesi c'è il problema della mancanza di navi e container, tanto che su molte rotte i costi sono decollati: a noi andare in California o in Sudamerica costa il doppio rispetto allo scorso anno, mentre raggiungere il Medio Oriente con i container pesa un 40-50% in più in termini economici. E temiamo che nella seconda parte dell’anno i costi per i traffici d’Oltremare potranno ulteriormente inasprirsi". 

"Come effetto della Brexit inoltre - aggiunge Zoboli - stiamo incontrando grosse difficoltà a trovare camion di ritorno con la Gran Bretagna. Sembra infatti che la stessa abbia fortemente ridotto le esportazioni verso l’Unione Europea”. 
 
Sulle materie plastiche, oramai da qualche mese, si è creato un forte squilibrio tra domanda e offerta, con conseguente incrementi: “Gli aumenti dei nostri listini sono stati mediamente tra il 15% e il 25% rispetto allo scorso anno, percentuali che hanno solo in parte compensato questa difficile situazione” commenta Zoboli. “D’altronde, i dati parlano chiaro: da giugno 2020 il listino del granulo di polipropilene è lievitato del 90%, quello del Pet riciclato di oltre il 40%. Al momento, tutti i segnali confermano che questo trend continuerà ancora per diversi mesi”.

"Per quanto riguarda i differenti materiali, da parte dei supermercati si è consolidata la consapevolezza che un imballo non trasparente riduce la vendita; il consumatore, comprando un prodotto “vivo”, vuole vedere cosa acquista e la plastica rimane la migliore risposta a questa esigenza. Da parte dei consumatori e, di conseguenza della Gdo, è sempre più presente la richiesta di utilizzare imballi riciclati e riciclabili, e il Pet è l’unico materiale che da riciclato può ritornare a contatto con gli alimenti", sottolinea Zoboli. 

“Oramai c’è la consapevolezza che gli imballi primari sono fondamentali, oltre che per vendere la frutta, per evitare lo spreco. E al fine di ridurne al massimo l’impatto ambientale, un approccio indirizzato verso una economia circolare è, al momento, l’unica risposta possibile". "Molte catene della Gdo - conclude il manager di Infia - stanno già cominciando a spingere in questa direzione: si chiede di utilizzare una materia prime riciclata che possa ulteriormente riciclarsi e ri-utilizzarsi per produrre lo stesso imballaggio. Così non si consumano risorse naturali e, soprattutto, si crea un circolo virtuoso creando un valore economico ai rifiuti recuperati. Paradossalmente, in questo momento, causa la grande domanda di materia prima riciclata, ci troviamo nella situazione in cui il Pet riciclato costa più del vergine: insomma, bene dal punto di vista ambientale, meno da quello economico...”.


Il balzo della carta e le ricadute sul cartone ondulato

Da settembre 2020 ad oggi, il costo della carta è aumentato mediamente del 50%, con punte molto più elevate per determinate tipologie di prodotto come le carte da copertina per realizzare stampe di qualità. Aumenti significati che, come spiega a Italiafruit News Claudio Dall'Agata, direttore di Bestack (Consorzio dei produttori d’imballaggi in cartone ondulato per frutta e verdura), “mette in grossa difficoltà il nostro settore, a contatto con una filiera, come quella dell'ortofrutta, che fatica a ribaltare gli incrementi delle materie prime sul mercato. Il prezzo della materia prima oggi incide per oltre la metà del costo totale della scatola”.



Gli imballaggi in cartone ondulato sono composti da diversi tipi di carta: due copertine, funzionali alla stampa; due onde, finalizzate a garantire la resistenza; ed un teso collocato fra le onde. Per le merci ortofrutticole vengono utilizzate prevalentemente carte vergini (il 99,8% delle carte Bestack sono certificate con certificazione forestale).

"In Italia non ci sono piantagioni di conifere da cellulosa e, pertanto, il settore del cartone ondulato per ortofrutta è profondamente dipendente dalla carta estera. La importiamo soprattutto dalla Penisola Scandinava e dagli Stati Uniti e, in parte, da Polonia e Austria. Il problema non è solo l’aumento significativo dei costi, ma anche la carenza di disponibilità: la materia prima si fatica a trovare, tanto che oggi ci sono aziende che aspettano le bobine nei piazzali”. In previsione, secondo Dall'Agata, i costi della carta aumenteranno ancora fino a settembre; poi il quadro economico mondiale potrebbe cambiare profondamente e a quel punto ne sapremo di più.


Materiali da serra, cresce l'ansia

Anche i costruttori di serre stanno subendo aumenti rilevanti dei costi dei principali materiali impiegati per realizzare le strutture. “Rispetto a settembre 2020, il ferro (sia lamiera sia tubo zincato) è incrementato del 70%, le plastiche del 40%, l’alluminio del 20%, i policarbonati del 25-30%”, sottolinea Luca Lejeune dell’azienda Europrogress di Mirandola (Modena).

“Il lavoro non manca, la richiesta da tutto il mondo c’è ed è tanta. Ma operiamo con poca tranquillità a causa della scarsa reperibilità di ogni tipologia di materiale nel bacino dell’Europa. Tanto che le aziende italiane si stanno spingendo verso l’acquisto in altri Continenti, una soluzione a cui stiamo pensando anche noi”.



Per esempio, le tempistiche per ricevere il ferro sono passate da 2-3 a 4-5 settimane. Quelle dell’alluminio da 1 a 3 mesi. “I maggiori tempi provocano un allungamento dei tempi di consegna ai nostri clienti, oltre a scompensi finanziari. Per non rischiare di rimanere senza lavoro, occorre riempire il magazzino di materiale acquistandolo a qualunque costo. Si naviga a vista ed è impossibile prevedere cosa succederà in autunno”.


Legno, il tarlo dei rincari favorisce i produttori locali

L’aumento dei costi delle materie prime influisce anche sul legno e su tutti i suoi derivati, in primis il pallet. Quest’ultimo rappresenta il principale elemento dei traffici logistici mondiali ed è essenziale per tutti i settori, tra cui quello ortofrutticolo. “Un anno fa un metro cubo di legno importato costava 180 euro, oggi 420 euro. Per questo motivo, da inizio 2021 abbiamo diminuito le importazioni e favorito le segherie trentine e venete, che ora hanno un margine enorme di remunerazione e un’opportunità irripetibile per concorrere sul mercato”: così Primo Barzoni, amministratore delegato di Palm Spa, ha commentato la situazione di mercato a Italiafruit News.



La materia prima legno è dunque a uno stallo: scendono inevitabilmente gli acquisti dall’estero e questa potrebbe rivelarsi una bella leva per favorire le economie locali. “Non si realizzano più i grandi cicli produttivi di una volta – continua Barzoni – che vengono ‘spezzettati’ e scendono di volume. Tutti gli ordini sono stati razionalizzati e la filiera è pressoché bloccata. Prima di consegnare, ragioniamo con i clienti su come compensare l’over-packaging e fare fronte alla carenza delle materie prime”.



Al di là del problema attuale, l’Ad di Palm invita a riflettere su quella che è diventata una “situazione strutturale”, in cui la richiesta di materie prime è superiore alla capacità di produrle. “Vanno create economie non solo resilienti ma anti-fragili e socialmente responsabili – conclude Barzoni – in cui tutti gli attori lavorano in trasparenza, tornando a valorizzare le filiere locali”.


Trasporto reefer in un mare sempre più tempestoso

Per quanto riguarda il trasporto di merci deperibili via nave, gli spedizionieri italiani rilevano un aumento costante e generale dei noli applicati dalle compagnie marittime, tanto per l’export quanto per l’import. “La pandemia ha cambiato completamente le regole del gioco. C’è un pre Covid e un post Covid”, sottolinea Massimo Delpozzo, chief sales officer del Gruppo Nord Ovest di Cuneo.

La campagna di esportazione in oltremare della frutta italiana ed europea è stata portata avanti negoziando condizioni stagionali con i trader. Che, in molti casi, hanno protetto i clienti di Nord Ovest, mettendoli quasi sotto un grande ombrello. Nel senso che la situazione dei noli relativa ai container dry è nettamente peggiore rispetto a quella del trasporto reefer italiano.

La maggiore preoccupazione è rivolta al futuro e quindi alla prossima stagione di esportazione oltremare della frutta europea. “Se siamo riusciti a mettere le pezze a questa campagna, che si sta per concludere, è perché con condizioni negoziali abbiamo limitato i danni. A breve però inizierà un periodo nuovo in cui tutto ricomincerà da capo - precisa Delpozzo - Sembra che l’orientamento di breve periodo delle compagnie marittime sia quello di continuare ad aumentare i noli. Mentre, se guardiamo al medio-lungo termine, il livello dei noli potrebbe essere un po’ calmierato dall’aumento della capacità di stiva a livello mondiale, derivante dagli acquisti di grandi navi oltre i 20mila Teu che stanno facendo tutti i global carrier”.



"La situazione è difficile e delicata - conferma Riccardo Martini, amministratore delegato di Dcs Tramaco - i costi sono in continua crescita e non ci sono frenate in vista, anzi. Da un lato c'è il problema  degli oneri di trasporto sempre più alti, dall'altro la difficoltà di reperire i container e gli spazi nave per spedire". 

Alcuni prezzi sono decuplicati: è il caso ad esempio dei container dry che portano merce secca dalla Cina al porto di Rotterdam, passati da 1.500 euro a 10-13mila euro in un anno.  Ecco allora che alcuni grossi produttori di frutta esteri puntano sull'utilizzo di navi con stive refrigerate per garantire l'export e le puntuali consegne nel picco di stagione. 

"C'è poi un altro problema - aggiunge Martini - quello che tutta la materia prima che serve per fare cartone, plastica e via dicendo viaggia in container che arrivano dal Far East a fronte di contratti già stipulati ma con prezzi in continua lievitazione".


Il punto di vista del (grande) produttore: siamo l'anello debole

Per il direttore operativo di Apofruit Italia, Claudio Magnani, “la produzione è la parte della filiera che rischia di pagare il prezzo più alto ai rincari delle materie prime: i nostri prodotti del resto sono assoggettati quotidianamente al rischio di mercato legato alla variabilità dei listini”.



”Quella che si è venuta a creare è una situazione mai vista in tanti anni”, aggiunge. “L'anno pandemico ha cambiato i paradigmi, ha senz’altro influito sulla fiammata dei prezzi, anche se le motivazioni sono di difficile comprensione. Resta il fatto che tra la fine dello scorso anno  e l’inizio del 2021 c'è stato l’avvio di un processo che ha generato un forte incremento delle materie prime, degli oneri legati al confezionamento, alla logistica per non parlare dell’energia elettrica e dei carburanti. E alcuni prodotti, come il legno, sono difficilmente reperibili: registriamo massima incertezza nei tempi di consegna”.

Ma come evolverà la situazione? “Previsioni è difficile farne, è un po’ come cercare di azzeccare gli andamenti della Borsa valori”, conclude il direttore operativo di Apofruit. “Gestiamo i listini nel breve termine sperando che quanto prima mutino le condizioni in senso migliorativo”.

a cura di Mirko Aldinucci, Daniele Bianchi, Alice Magnani

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